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di: Alessio Mannucci

LA FABBRICA DI STALLONI

Il primo esperimento di “clonazione seriale” fu condotto in Giappone nel 2000: furono generati ben sei cloni di un “super-toro” famoso per aver ingravidato più di 350.000 vacche, nel tentativo di presevarne la potenza sessuale.

CLONING THE CLONES

Fallito quell'esperimento, dato che i cloni sono risultati assai poco fertili, si è pensato di produrre una seconda generazione di cloni, di produrre “un clone dei cloni”. Già nel 1998 erano state create sei generazioni di topi clonati serialmente; ora, per la prima volta, si è portata a termine con successo la clonazione seriale di un grosso mammifero. È stata realizzata dal giapponese Chikara Kubota del Kagoshima Prefectural Cattle Breeding Development Institute mentre Jerry Yang della University of Connecticut ha effettuato le analisi del DNA.

Per la riuscita del progetto ci sono voluti centinaia di tentativi (ovvero centinaia di embrioni andati “sprecati”): un totale di 665 ovuli ha prodotto 358 embrioni clonati di cui solo 19 sono stati trasferiti nell'utero di una mamma bovina per infine partorire due vitellini di cui uno è morto appena dopo la nascita. Per ottenere dunque un solo clone, oggi di 4 anni, apparentemente in salute, sono state tranquillamente “sacrificati” 664 ovuli geneticamente modificati.

Per questi scienziati senza coscienza, sovvenzionati da governi dittatoriali pseudo-democratici e multinazionali bio-assassine, non si tratta neanche di vita, ma solo di “materiale genetico” di proprietà del governo che poi lo brevetterà come “invenzione”. Cosa che finora non è stata possibile perché tutti gli esperimenti di clonazione, sia animale che umana, sul lungo termine si sono dimostrati fallimentari. Per questo si stanno provando tecniche alternative come la clonazione seriale. Sembrerebbe, ad esempio, che i cloni di seconda generazione siano più fertili della prima, anche se i ricercatori non sanno spiegarsi il motivo.

“Un clone di seconda generazione fornisce cellule ringiovanite”, dice Scott Davis, presidente della ViaGen, una compagnia di clonazione animale. L'obiettivo del progetto è quello di produrre una linea di carne clonata di alta qualità. Jose Cibelli, professore di biotecnologia animale alla Michigan State University, si è particolarmente eccitato osservando il comportamento dei “telomeri”, un tipo di cromosomi legati all'invecchiamento. Ogni volta che una cellula si divide, i telomeri diventano più corti, finché, nel tempo, non si esauriscono e con essi anche la vita della cellula. Quando la povera Dolly morì prematuramente, i ricercatori notarono che i suoi telomeri si esaurivano più in fretta. Era un chiaro segnale che dimostrava come gli esseri clonati invecchiano molto più in fretta del normale.

Si spera di giungere a dei telomeri più stabili proprio con la clonazione seriale, anche se finora ogni tentativo di creare una terza generazione è fallito. La clonazione avviene rimuovendo il nucleo dell'ovulo e inserendovi cellule dell'animale da clonare. Nel caso del toro-stallone sono state usate cellule della pelle prese dalle orecchie. Poi l'ovulo viene indotto a dividersi tramite una soluzione chimica o scariche elettriche. Nello stesso tempo però le cellule clonate “programmano” la replicazione seguendo lo stesso “progetto” dell'animale clonato, ed è proprio questo processo che ancora sfugge al controllo dei “clonatori”.

Una volta creato un embrione con le stesse caratteristiche genetiche di partenza dell'individuo che si intende replicare, non si sà ancora come riprogrammare il DNA in modo da bypassare eventuali “errori” durante la crescita e lo sviluppo. Ciò a cui si spera di giungere è la totale riprogrammazione genetica, la creazione di individui, animali o umani non fà alcuna differenza, geneticamente perfetti e manipolabili non solo prima della nascita, ma anche durante il corso della vita.

Questo folle sogno neo-faustiano è figlio di una sbagliata concezione, anti-scientifica, della natura e della vita stessa. Questi criminali neo-nazisti operano in base a convinzioni di tipo neo-eugenetico che sono state da tempo spazzate via dalla fenomenologia dello spirito, dalla relatività, dalla fisica quantistica, dalla cibernetica, dalle leggi del caos e dei sistemi complessi, dalla biologia dinamica, dal principio antropico, dall'astrobiologia, e che resistono solo in virtù di un paradigma di tipo economico come quello del “neo-liberismo” che considera la vita e le cose in generale come oggetti e come merce, come pura informazione manipolabile e riprogrammabile, da vendere al miglior offerente. C'è solo una cosa da fare: occorre fermarli, con le buone o con le cattive. Prima che sia troppo tardi. Ed è già tardi.

E-mail: Alessio Mannucci




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