Attraversate da mezzi di trasporto innovativi, che avranno motori elettrici per non inquinare, le nostre città potrebbero cambiare aspetto. Molte sono le idee, ad esempio la società americana Taxi2000 ha presentato un progetto, attualmente già realizzato, di una piccola automobile che porta tre persone a velocità di 30-60 Km./h, si muove su una guida sopraelevata a forma di U: ruote e motore sono nascosti nella rotaia; la propulsione è elettrica.

Il sistema avrà una rete e molte stazioni. Si prevede che queste auto entrino in funzione fra 4 anni, inizialmente in zone commerciali o areoporti. Il progetto ULTRA invece è inglese condotto dall'università di Bristol e dalla Advanced Transport Systems: piccole monovolume elettriche che arrivano alla velocità di 40 Km/h su una pista sopraelevata; la prima pista è già stata costruita è provata a Cardiff, il sevizio potrebbe essere realizzato nel 2005 con un tragitto di 7 Km a Cardiff.
SkyTran prevede piccole cabine a due posti, 'appese' a binari anche su due piani. Altri progetti non prevedono strutture sospese, ad esempio la Yamaha produce vetture che seguono il campo elettromagnetico generato da una guida posta sotto l'asfalto. Anche le auto della Serpentine (Svizzera) seguono una guida nel suolo, il primo tratto è entrato in funzione a Losanna. Le vetture dell'olandese 2getthere si muovono in un reticolo di magneti sistemati sul percorso, il computer di bordo, rilevandoli, calibra velocità e direzione; questi veicoli sono già in uso all'aeroporto Schiphol di Amsterdam. Vengono riscoperti gli impianti a fune come le vecchie funicolari, sono adatti ai centri storici e dove ci sono forti pendenze.

Potrei continuare ancora con modelli ancora più aveniristici che per ora restano una curiosità, tutti però sono la dimostrazione che studiosi e scienziati capaci di tirare fuori progetti nuovi esistono; dal confronto di tante idee nascono quelle valide ma occorrono finanziamenti per la ricerca accompagnati da progetti a lungo termine e da scuole valide.
"Stati che non si rendono conto dell'importanza della ricerca di base e della libertà dei ricercatori condannano il proprio Paese alla dipendenza da brevetti e industrie straniere, condanna i propri migliori cervelli ad emigrare" (M.Haack).
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