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a cura del CNR

In un futuro molto prossimo diremo addio alle ordinarie lampadine che illuminano le nostre automobili. Esse saranno sostituite da una pellicola flessibile, leggera, compattabile, facilmente modellabile, formata da strati sottilissimi di molecole organiche, con la possibilità di emettere luci in un’ampia gamma di colori.

La squadra che ha partecipato al Progetto Finalizzato CNR “Materiali Speciali per Tecnologie Avanzate”, e che ad oggi lavora a questi nuovi illuminatori, è formata da tre istituti del CNR, l’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati e l’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività di Bologna e l’Istituto di Chimica del Riconoscimento Molecolare di Milano, in collaborazione con l’Università della Calabria e la Seima Italiana Spa, un’industria leader a livello europeo nel settore dell’illuminazione dell’automobile.

L’intuizione dei ricercatori è stata quella di trasferire all’ambito automobilistico una tecnologia usata fino a questo momento unicamente in alcuni settori specifici. Gli OLED (Organic Light Emitting Diodes) - questo il nome tecnico delle pellicole - sono infatti già impiegati per i display dei cellulari o per i monitor dei televisori al posto dei cristalli liquidi.

Roberto Zamboni, ricercatore dell’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati di Bologna e coordinatore del progetto CNR spiega: “Tale tecnologia può essere utilizzata per costruire pellicole luminose. Un’innovativa sorgente di luce che all’interno delle vetture offre un’illuminazione omogenea, molto gradevole e in grado di adattarsi perfettamente alla geometria tridimensionale dell’abitacolo”.

Zamboni prevede che la pellicola flessibile, in avanzata fase di testing, entrerà in commercio nel giro di qualche anno. La novità non sta solo in vantaggi di tipo estetico: i consumi energetici sono cento volte inferiori a quelli delle classiche lampadine, i tempi di vita sono paragonabili alla durata media di una vettura (circa 10.000 ore), l’integrabilità con l’elettronica di bordo è perfetta (le pellicole lavorano con correnti e voltaggi bassi e non ci sono campi elettromagnetici forti che interferiscono con la strumentazione), e, al contrario dei materiali attualmente impiegati, essendo le pellicole composte da materiale organico facilmente biodegradabile, l’impatto ambientale è molto basso.

Autore: Alessandra Pugliese
Fonte: Roberto Zamboni,
Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati del CNR di Bologna (Italy)
Phone: +39 051/6398514
Mobil: +39 347/9470156
E-mail: r.zamboni@ism.bo.cnr.it




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