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di : Alessio Mannucci

All'ICRA 2007, la Conferenza Internazionale di Robotica e Automazione, è stato presentato anche in Italia il “feto-robot” partorito dall'équipe del professor Yasuo Kuniyoshi, dell'Università di Tokyio, grazie a cui si potrà studiare con un dettaglio senza precedenti lo sviluppo del feto e la sua capacità di controllare i movimenti, riuscendo forse a curare gravi malattie.

Il micro-robot ha un aspetto umanoide in stato fetale e la sua simulazione di movimento nel liquido amniotico è stata ottenuta al computer. «L'obiettivo è analizzare come si sviluppa la capacità del feto di controllare i movimenti - ha detto Paolo Dario, esperto di robotica e neuroscienze della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa - in questo modo i ricercatori avranno a disposizione un modello efficiente per studiare un comportamento complesso senza dover ricorrere agli animali».

DANCING ROBOT II

Si muove con la stessa leggerezza della danzatrice che gli sta accanto, il robot ballerino progettato in Giappone, dal gruppo di Katsushi Ikeuchi, dell'università di Tokyo. «È un robot che impara vedendo gli uomini danzare», ha detto lo stesso ricercatore intervenuto all'ICRA. «Abbiamo progettato il robot con almeno due obiettivi, il primo è trovare una soluzione alla progressiva scomparsa di molte danze tradizionali giapponesi, il secondo, è combinare arte e scienza in un modo impensabile fino a pochi decenni fa».

Il dancing robot è antropomorfo ed è alto come un essere umano. Ha una struttura massiccia, di metallo color argento e blu, con qualche tocco di giallo, ma nel filato che è stato mostrato si muove con la stessa leggerezza della danzatrice in carne e ossa che gli è vicina. Funziona grazie a un programma messo a punto dallo stesso gruppo giapponese, basato sull'apprendimento come dimostrazione: il programma osserva i movimenti dell'essere umano che gli è davanti e, grazie ad esso, il robot imita gli stessi movimenti. I movimenti della danza sono registrati e quindi suddivisi in segmenti molto elementari. Su questa base viene elaborato il programma che controlla i movimenti del robot, tenendo conto naturalmente delle differenze strutturali del corpo umano e del corpo del robot.

ROBOTCUB

L'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), con la collaborazione dell'Istituto di Robotica dell’Università degli Studi di Genova, della Scuola superiore S. Anna di Pisa, l'Università britannica di Stanford, quella di Lisbona, di Tokyo e il Massachusetts Institute of Technology, ha realizzato il primo prototipo di “RobotCub”, un robot che riprende forma e dimensioni di un bambino di circa due anni e mezzo di età, la cui casa, a partire dall'anno prossimo, sarà proprio la nuova sede dell'IIT a Genova, che fungerà da centro di coordinamento, sviluppo e formazione del progetto. Proprio il modello progettuale scelto per la realizzazione di RobotCub (cub significa cucciolo) rappresenta la prima e importante novità dell'iniziativa, perché si basa sui principi concettuali dell'open source, sistema già ampiamente applicato nell'ambito del software. L'idea è quindi di dare vita a una rete di laboratori, scienziati (tra cui i quattro direttori della ricerca dell'Iit) e ingegneri di tutto il mondo per collaborare al progetto scambiandosi informazioni, scoperte, conoscenza, al fine di accelerare il processo di sviluppo. A cui tutti potranno partecipare, essendo open source, e sviluppare ulteriori componenti e ambiti applicativi che potranno essere brevettati e quindi utilizzati commercialmente.

RobotCub dovrà essere dotato di una intelligenza artificiale (cervello ibrido bio-elettronico) capace di interagire con l'ambiente, di apprendere e creare risposte all'ambiente sempre nuove e contestualizzate. Il primo prototipo ha un'intelligenza ancora legata a chip elettronici “tradizionali”, ma l''IIT sta sviluppando reti neurali in grado di riprodurre in modo più complesso l'intelligenza. Inoltre, le parti di RobotCub saranno costruite con nuovi materiali (molli, flessibili, resistenti, elastici) in modo da dotare il corpo di una resistenza e una capacità di movimento sempre più ampia (l'intelligenza è direttamente correlata alla capacità di “manipolare”l'ambiente esterno). RobotCub poi avrà anche la capacità di autoriparare i suoi tessuti principali, novità assoluta, che consentirà al robot di poter compiere missioni per esempio in luoghi remoti.

Il modello dell'open source applicato alla ricerca rientra nel più ampio concetto di “open innovation”, cioè una maggiore condivisione della conoscenza, come quando Microsoft ha condiviso i risultati di alcune sue ricerche - che non avrebbero avuto futuro nei suoi prodotti - con aziende esterne, in particolare esordienti,p per permettere loro di sfruttarle e trasformarle in prodotti e soluzioni.

GEMINOID

Il professor Hiroshi Ishiguro, dell'Università di Osaka, ha creato il primo robot-sosia, un robot che gli assomiglia fisicamente, parla e si muove esattamente come lui. Il robot, chiamato “Geminoide”, è stato realizzato prendendo a modello il suo stesso corpo e utilizzando parte dei suoi veri capelli per ricoprirne il cranio. È capace di sorridere come un vero essere umano, grazie a più di cinquanta microsensori e motori che gli sono stati impiantati sotto la pelle. Ma non solo: l'androide dà anche l'impressione che respiri, per via dell'aria compressa che gli viene pompata nel corpo.

“All'inizio gli androidi possono fare una strana impressione”, ha detto alla Reuters Ishiguro, “ma una volta che ci si comincia a parlare si smette di notare qualsiasi differenza e ci si sente completamente a proprio agio anche a guardarli dritto negli occhi”.

LE NUOVE LEGGI DELLA ROBOTICA

Dopo Isaac Asimov, John S. Canning, del Naval Surface Warfare Centre, Centro Studi di Guerra della Marina statunitense, vuole rimettere mano alle tre leggi della robotica. Canning ha proposto che le macchine possano colpire altre macchine quando queste ultime stanno per colpire delle persone. Ma c'è chi solleva una obiezione: se il drone è lecitamente autorizzato a colpire qualcuno che sta per colpire delle persone e, per sbaglio, uccide un individuo lì vicino ?

Ciò che preconizza Canning, guerre in cui siano coinvolti i robot, è un'ipotesi “fanta-realistica”: già oggi, sono molti i robot da combattimento che i paesi più avanzati intendono adottare o che sono in procinto di essere arruolati. Un esempio sono i droni missile sparati per andare a caccia di obiettivi, o certi sistemi automatici di difesa. Ma manca una “guida di riferimento” per il loro impiego, che si prevede sempre più massiccio. Canning si spinge anche oltre, sostenendo che si può pensare di “equipaggiare le nostre macchine con tecnologie non letali allo scopo di convincere il nemico ad abbandonare le proprie armi prima che queste vengano distrutte dai nostri robot, e con armi letali per far fuori gli armamenti”. Le nuove regole proposte da Canning sarebbero uno smacco alle celebri tre Leggi della Robotica ideate dal grande scrittore di fantascienza Isaac Asimov, che escludevano a priori la possibilità che un robot potesse nuocere ad un essere umano.

ROBO-ETICA 2

La Corea del Sud ha annunciato l'imminente pubblicazione del “Codice Etico dei Robot”, un documento che si prefigge di proteggere i robot da eventuali abusi umani, e viceversa. “Il Governo ha previsto la redazione di un set di linee guida che riguardano i ruoli e le funzioni dei robot, in linea con i prossimi sviluppi dell'intelligenza artificiale”, ha dichiarato il Ministro coreano del Commercio, Industria ed Energia. La Corea del Sud, infatti, ha identificato la robotica come un motore economico di riferimento, investendo tantissimo nella ricerca di settore. Il team di esperti, che include futurologi e scrittori di fantascienza, che è già al lavoro da tempo sul progetto, ha fissato il completamento del Codice per la fine del 2007. Sembra una coincidenza, ma è stranamente la stessa indicazione temporale che prevista per la commercializzazione delle prime robosentinelle made in Corea, armate di mitragliatrice automatica.

I coreani, che dispongono sia di connessioni broadband ad altissima velocità che di reti mobili all'avanguardia, sono come un modello sia per l'Oriente che per l'Occidente. Il Governo locale, ha previsto che tra il 2015 e il 2020 ogni famiglia coreana disporrà di un robot domestico, i cosiddetti automi UCR (Ubiquitous Robotic Companion). “Immaginate se qualcuno trattasse gli androidi come se fossero delle mogli”, ha dichiarato Park Hye-Young, esperto del settore e co-redattore della Robot Ethics Charter, “altri potrebbero diventare dipendenti come avviene ai drogati di Internet”. Le norme secondo Hye-Young dovrebbero servire come protezione e salvaguardia dell'uomo, sebbene altri studi, come quelli commissionati dal Governo anglosassone, prevedono che fra circa 50 anni i robot potrebbero vantare gli stessi diritti dell'essere umano.

Apprezzano la linea d'azione coreana gli esperti dello European Robotics Research Network, che stanno lavorando a un altro set di linee guida per l'utilizzo dei robot da presentare al prossimo Innovation and Entrepreneurship in Robotics and Automation Forum di Roma. “Nel 21esimo secolo l'umanità coesisterà con la prima intelligenza aliena con cui siamo mai entrati in contatto - i robot”, si legge sulla bozza del documento. “Sarà un momento ricco di problemi di carattere etico, sociale ed economico”.

Data articolo: maggio 2007

Link correlati all'articolo:

Università di Osaka

Naval Surface Warfare Centre

European Robotics Research Network

Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia

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Il robot umanoide della NASA

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E-mail: Alessio Mannucci




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