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Un robot chirurgo
Un robot chirurgo


di: Johann Rossi Mason

In futuro effettuerà il 50% degli interventi in laparoscopia

Un ‘robot’ al posto della mani del chirurgo, per operare i pazienti in maniera sempre più precisa e soprattutto poco invasiva. È la nuova soluzione tecnologica adottata per molti tipi di operazioni già in 20 ospedali italiani, fra cui quello di Spoleto diretto dal professor Luciano Casciola e che, nel prossimo futuro, si spera potrebbe arrivare ad essere impiegata per effettuare circa la metà degli interventi di chirurgia generale laparoscopica. E vedrà crescere anche i suoi ‘incarichi’ in chirurgia toracica e cardiochirurgia. Gli interventi per cui il robot-chirurgo è maggiormente indicato sono operazioni alla milza e al pancreas, malattia da reflusso gastroesofageo, tumore del basso retto e della prostata, dove evita la comparsa di complicanze di tipo sessuale e urologico prima inevitabili.

“La chirurgia robotica si può definite l'evoluzione di quella laparoscopica, cioè della videochirurgia – spiega Luciano Casciola – di cui ha mantenuto e contribuito ad enfatizzare i vantaggi. Gli strumenti della tecnica laparoscopica, infatti, attualmente hanno ‘dato tutto’ quello che avevano da dare e non è possibile migliorarli ulteriormente. Mentre con la robotica oggi siamo in grado di realizzare i desideri di pazienti e chirurghi: non ‘aprire’ più la pancia e, al contempo, operare arrivando in profondità e in punti che prima erano impensabili, senza arrecare danni all'organismo”. La visione tridimensionale è un altro vantaggio portato dall'introduzione del ‘robot-chirurgo’: prima, con la laparoscopia ‘classica’, dal monitor si poteva godere solo di un’immagine bidimensionale e quindi ‘piatta’. “Oggi – sottolinea l'esperto - abbiamo la profondità di campo e un maggiore ingrandimento di immagine, così il medico è agevolato nel percorrere ‘strade impervie’.

Inoltre, la visione risulta estremamente stabile: se prima la qualità e la fermezza delle immagini dipendevano dalla mano di un assistente, attualmente col robot questo problema viene azzerato, con l'ulteriore vantaggio di richiedere meno dispendio di energie da parte dell'equipe medica. E in più abbiamo ottenuto il grande risultato dell'eliminazione del ‘tremore’, inevitabile quando a operare sono le mani dell'uomo”. Il robot, infine, essendo una ‘macchina instancabile’, potrebbe auspicabilmente essere utilizzata nel futuro per abbattere le liste d’attesa: “se oggi abbiamo dei limiti fisici per cui dopo ore e ore di sala operatoria siamo esausti e dobbiamo fermarci – puntualizza Casciola - il robot può continuare a lavorare da solo, sotto il controllo dell'operatore alla console”.

Accanto a questi numerosi fattori positivi, c'è solo un aspetto negativo: la sensibilità ‘non perfetta’ del ‘chirurgo automatico’, “che naturalmente non ha il ‘tocco’ dello specialista per cui, ad esempio, se cucendo una ferita si rompe il filo, non se ne accorge”. Ma si tratta di inconvenienti risolvibili grazie al controllo costante dell'operatore al comando della macchina. “È possibile prevedere che, a fronte di un 30-40% di interventi di chirurgia generale laparoscopica effettuati oggi col robot – ipotizza il chirurgo - nel futuro oltre la metà delle operazioni avverrà con l'ausilio di questa avanzata tecnologia. In futuro ci saranno limiti che la laparoscopia non potrà oltrepassare, ma il robot chirurgo sarà in grado di farlo”.

Con il robot si realizza un ulteriore affinamento della tecnica operatoria a tutto vantaggio della qualità dell'atto chirurgico: seduto alla console, lo specialista opera utilizzando due ‘braccia meccaniche’ posizionate direttamente sotto un visualizzatore del campo operatorio 3D ingrandito. Le punte degli strumenti visualizzate sul display sono allineate con le braccia per assicurare allo strumento movimenti naturali e prevedibili. Il chirurgo, quindi, mantiene l'orientamento testa/occhi e la sensibilità della pratica ‘a cielo aperto’ e i suoi gesti vengono convertiti all'istante in movimenti minimamente invasivi, consentendo di accedere attraverso piccole incisioni senza rinunciare alla destrezza, alla precisione e ai movimenti istintivi della chirurgia classica. Allo stesso tempo, il ‘tremito’ naturale della mano del medico viene eliminato da un filtro elettronico che assicura un controllo dello strumento stabile e prevedibile.

Nato per rispondere all'esigenza di intervenire chirurgicamente in contesti ambientali particolarmente difficili (es. i campi di battaglia), nei quali è previsto addirittura l'impiego del satellite, il sistema robotico ha aperto nuovi orizzonti alla chirurgia, consentendo di semplificare le attuali procedure mini-invasive rendendole più brevi, sicure e di routine per il paziente. Attualmente sono effettuate anche operazioni a distanza, trattamenti estremamente complessi che possono essere affidati solo a chirurghi particolarmente abili ed esperti. Già nel 2001 è stato eseguito il primo collegamento ‘transoceanico’ tra New York e Strasburgo e sono state eseguite alcune parti di un intervento con l'ausilio di questo strumento: il chirurgo a Strasburgo lo faceva muovere negli Stati Uniti per via satellitare. Ed è di pochi giorni fa la notizia dell’uomo di 34 anni ‘comodamente’ ricoverato al San Raffaele di Milano, operato al cuore da un professore di Boston.

Il primo strumento disponibile in Italia si chiama Da Vinci™ ed è stato battezzato con questo nome dai suoi creatori americani per sottolineare la genialità del loro nuovo modello. ‘Da Vinci’, nato nella zona tecnologicamente più avanzata al mondo, la Silicon Valley, è una macchina che permette di fare anche interventi di cardiochirurgia senza aprire il torace: attraverso tre forellini di appena un centimetro l'uno fatti negli spazi intercostali, viene inserita una minuscola telecamera in fibra ottica di otto millimetri, che può muoversi su 360 gradi sui tre assi dello spazio (può vedere sia di fronte che a 30 gradi in alto e in basso); dagli altri due forellini entrano i bracci meccanici con all'appendice due minuscole mani che hanno sette gradi di libertà (quindi è come se fosse una mano con un polso che può girare di 360 gradi, anziché di 180 come quello umano). Sono loro poi che operano e intervengono.

Johann Rossi Mason
E-mail: viola81@email.it
Sito personale: Comuni-CARE




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