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di: Alessio Mannucci

Sei anni fa, uno scienziato del Jet Propulsion Laboratory della NASA indì un concorso unico: costruire un braccio robotico costruito da muscoli artificiali in grado di battere a braccio di ferro un concorrente umano. Oggi finalmente la sfida si è conclusa. Dopo che tre bracci robotici si sono misurati contro una studentessa di 17 anni. La sfida ultima è costruire un braccio di ferro artificiale in grado di sconfiggere l'uomo più forte del mondo.

Al tempo in cui gli balenò l'idea di lanciare questo concorso, il Dr. Yoseph Bar-Cohen, fisico del JPL, aveva in mente di dare un decisivo impulso alle ricerche sui polimeri elettroattivi (EAP), conosciuti anche come “muscoli artificiali”, un particolare tipo di plastica che può cambiare forma attivata elettrochimicamente. Di certo, Bar-Cohen non si aspettava un epilogo così veloce. “Data la tecnologia che avevamo nel 1999, pensavo ci sarebbero voluti almeno 20 anni”, ha dichiarato Bar-Cohen, ormai ribattezzato “Artificial Muscle Man”.

I 3 bracci artificiali sono stati realizzati da ricercatori del New Mexico e della Svizzera in plastica e polimeri, mentre un gruppo di studenti della Virginia Tech University di Blacksburg, in Virginia, ha usato fibre gel e cellule elettrochimiche. La competizione si è svolta in occasione della 3 giorni di conferenze su “Electroactive Polymer and Devices” che ha avuto luogo dal 7 a 10 marzo scorso al Town and Country Resort & Convention Center di San Diego. Il tutto, parte del simposio “Smart Structures and Materials” sponsorizzato dalla International Society for Optical Engineering.

Un acido induce i polimeri del muscolo artificiale a contrarsi facendo ruotare il braccio.
Credits: John MacCormick, Virginia Tech

Carne e ossa dell'oppositore umano, Panna Felsen, studentessa della La Costa Canyon High School di San Diego, alla fine hanno avuto la meglio sui suoi avversari elettroattivi, battuti in pochi secondi. I muscoli artificiali hanno mostrato tutti i loro attuali limiti dovuti in parte ai motori elettrici, ancora troppo deboli, in parte ad una idraulica e una pnemautica troppo pesante, di difficile uso in applicazioni robotiche o prostetiche. Si spera molto nei futuri sviluppi degli EAP, molto più leggeri e più simili ai muscoli biologici.

Riferimenti e Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Fibre gel

Electroactive Polymers at JPL

Environmental Robots Inc. team

Empa

Virginia Tech team


E-mail: Alessio Mannucci




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