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di: Alessio Mannucci

Il nuovo film di Alex Proyas (“Il Corvo”, “Dark City”), campione di incassi in America, ispirato alle “leggi della robotica” di Isaac Asimov, affronta il problema della “roboetica”. Intanto il Giappone ha approvato la “Dichiarazione Mondiale dei Robot”...

Alex Proyas non si è mai diplomato. È stato per colpa di Isaac Asimov. In particolare del suo racconto breve “Nightfall”, uscito per la prima volta nel 1941 sulle pagine della rivista "Astounding" (da cui in tempi recenti è stato tratto il film “Pitch Black”). Il suo ultimo film, campione di incassi al botteghino USA, si chiama “I, Robot”, ed è un adattamento della omonima raccolta firmata da Asimov.

È ambientato a Chicago, nel 2035, nel periodo in cui viene rilasciato sul mercato il robot domestico NS-5, dotato di una tecnologia avanzata che rende il suo cervello molto simile a quello umano. Il detective Del Spooner (interpretato da Will SMith), diffidente verso tale tecnologia, viene incaricato d'indagare sull'omicidio di Miles Hogenmiller, uno scienziato che lavorava ad un modello NS-5, di nome “Sonny”, per la U.S. Robotics. Il poliziotto è convinto che sia stato il robot a commettere l'omicidio. Ad affiancarlo, in un'idagine che rivelerà un complotto su larga scala, vi è la dottoressa Susan Calvin, una psicologa esperta d'intelligenze artificiali.

Come tutte le storie asimoviane sui robot, il tema centrale investe le sue famose “leggi della robotica”, che governano il comportamento degli androidi. Ovvero: come può un robot programmato per servire e proteggere l'uomo, arrivare al punto di commettere un omicidio, negando le leggi che gli sono state “impiantate” nei suoi circuiti?

Isaac Asimov ha scritto dozzine di storie su androidi dotati di un “cervello positronico” (del tutto improbabile) che li rende esseri intelligenti. La sua prima robot-story, “Robbie”, apparse sulla rivista di fantascienza “Astounding” nel 1939. La trama si svolge all'interno della famiglia Weston: Robbie è la robo-bambinaia di Gloria, la figlia piccola, per la quale la presenza costante di Robbie diventa insostituibile. La signora Weston, temendo che la figlia stia diventando troppo dipendente dal robot, preferisce rispedirlo alla fabbrica. Inutile dire che Gloria non la prende affatto bene e quindi viene chiamato in causa Mr. Weston affinché trovi un modo per placare il dolore della figlia e soddisfare le esigenze della detestabile moglie. Alla fine, Mr. Weston riuscirà a far tornare Robbie a casa e a sistemare le cose anche con sua moglie, nel più classico degli “happy ending”.

Era un periodo, tra gli anni '30 e '40, in cui in America la tecnologia e la scienza stavano entrando di prepotenza nella cultura popolare e nell'immaginario collettivo, sospinte dal boom economico post-depressione. Le riviste di fantascienza come “Astounding” giocarono un ruolo chiave in quest'opera di propaganda dando la possibilità a molti scrittori, allora esordienti, di dare sfogo alle proprie fantasie.

Mentre molti si dedicarono ai viaggi spaziali e alle invasioni aliene, Asimov scelse di concentrarsi sui robot (forse anche per via della sua paura di volare). Per la prima volta, nei suoi racconti, avviene un rovesciamento di prospettiva: i robot non vengono più visti come dei Golem o dei Frankstein, in rivolta contro i propri creatori, ma bensì come simpatiche e compatibili creature dotate di congegni di sicurezza inviolabili da essere utilizzata nelle miniere, nelle missioni spaziali, o come evoluti elettrodomestici casalinghi.

Asimov incorporò il sogno americano nelle sue macchine razionali e umaniste, dotate perfino di buoni sentimenti. Come Andrew Martin, il robot positronico di “Bicentennial Man” (“L'Uomo Bicentenario”) che diventa lentamente un uomo grazie a continui innesti di protesi e materiali biologici, fino a rivendicare il “diritto di morire”.

LE LEGGI DELLA ROBOTICA

“Un robot non può recar danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda legge”. (Tratto da “Io, Robot”, traduzione di Roberta Rambelli).

A queste tre leggi fondamentali se ne aggiunse una quarta, ne “I Robot e l'Impero”, la Legge Zero: “Un robot non può recar danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno”. A differenza delle altre tre, però, la Legge Zero non è una parte fondamentale del “cervello positronico”, il che vuol dire che non è inclusa in tutti i robot ed è accettata solo da robot molto sofisticati.

Secondo quanto detto dallo stesso Asimov, le Tre Leggi nacquero durante una conversazione con John W. Campbell, editore di “Astounding”, il 23 dicembre 1940. Campbell disse di non aver fatto altro che formalizzare in leggi elementi che erano già presenti in modo non esplicito nei racconti di Asimov. Le Tre Leggi in effetti non appaiono nelle prime due storie di robot di Asimov, “Robbie” e “Secondo Ragione”, mentre nel terzo racconto, “Bugiardo!”, viene nominata la Prima Legge; in questo racconto fa anche la sua prima comparsa la “robopsicologa” Susan Calvin. I primi due racconti furono rivisti per includere le Tre Leggi quando vennero inclusi nella raccolta “Io, Robot”. Il primo racconto che nomina esplicitamente le Tre Leggi, “Girotondo”, apparse su “Astounding” nel maggio del 1942. Probabilmente Asimov si ispirò al racconto di Ray Cummings, "X-1-2-200", apparso su “Astounding” nel settembre del 1938.

ROBOETICA

Fu proprio in base alle leggi immaginate dalla visione positivista di Asimov che i robot sono diventati nell'immaginario collettivo delle servizievoli e intelligenti creature al servizio della razza umana, amanti del loro lavoro e totalmente indifferenti al concetto di libertà e di ribellione ai padroni. Il punto centrale dei robot asimoviani è che l'etica nel cervello dei robot è talmente fondamentale da essere impossibile costruire robot che ne siano privi (un esempio di robot etico è “Data” di Star Trek, anche se la sua roboetica non risponde strettamente alle leggi di Asimov).

DICHIARAZIONE MONDIALE DEI ROBOT

Dalla fantascienza alla fantarealtà. Il 25 febbraio 2004, il governo giapponese ha varato la “World Robot Declaration”, in vista di una società sempre più popolata da robot e macchine intelligenti capaci di sostituire gli esseri umani in tutta una serie di compiti ingrati, dal lavoro alla guerra.

Alla “World Robot Conference” di Fukuoka si è parlato innanzitutto di robot “domestici” capaci, come il cane-robot “Aibo” della Sony o “Asimo” della Honda, di essere anche di “intrattenimento”.

Robot che, secondo la Dichiarazione approvata a Fukuoka, avranno tre caratteristiche: “saranno dei “compagni” che coesisteranno con gli esseri umani; assisteranno gli uomini sia sul piano fisico che sul piano psicologico; contribuiranno alla realizzazione di una società sicura e pacifica”.

ROBOMARKETING

Tre dichiarazioni vagamente asimoviane che nascono dallo stesso problema che anima molti dei racconti di Asimov, vale a dire la difficoltà di far accettare all'uomo la presenza inquietante dei robot.

In realtà, più che di questioni di roboetica legate alla sicurezza, a Fukuoka si sono scritte le tre leggi del “robomarketing”. Per questo possiamo stare sicuri che, come si legge nella dichiarazione, “scienziati e industriali si impegneranno a promuovere l'accettazione pubblica dei robot”.

D'altronde, “Robbie” è già in mezzo a noi.

E-mail: Alessio Mannucci




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