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Costruttori universali
Costruttori universali


Alessio Mannucci

L'idea di realizzare minuscoli robot capaci di costruire, partendo dalla bruta materia prima, qualsiasi congegno, e quindi anche una copia di se stessi, venne negli anni '40 a uno dei padri della tecnologia informatica, John Von Neumann, che decise di battezzarli "costruttori universali". È l'ipotesi delle cosiddette “sonde di Von Neumann” (Barrow - Tipler), dalla quale molto probabilmente lo scrittore Philip Dick trasse spunto per inventare le sue conturbanti “Autofac”, fabbriche robotiche automatizzate in grado di riprodurre se stesse. In tempi più recenti, il fisico Frank Tipler ha ipotizzato che un tale costruttore universale potrebbe pesare molto meno di 100 grammi.

Eccone brevemente la dimostrazione: il robot di von Neumann dovrebbe avere, come minimo, le capacità intellettuali di un essere umano; il nostro cervello contiene circa cento miliardi di neuroni e può memorizzare un numero stratosferico di dati quantificati in un tot di “10 elevato alla quindicesima” bit, equivalenti a qualcosa come 100 milioni di libri; questa potenzialità, nel caso del cervello umano, è contenuta in un organo che pesa circa un chilo e mezzo. Attualmente si ammette che sia già possibile codificare un bit ogni 20 atomi. In futuro, grazie ai calcolatori quantistici, si arriverà a un bit ogni atomo.

Se si considera che 100 grammi di materiale più leggero del ferro contengono un tot di 10 alla ventiquattresima atomi si potranno allora codificare un tot di 10 alla ventiquattresima bit, ovvero un miliardo di volte il contenuto di un cervello. Anche ammettendo che un singolo costruttore universale abbia bisogno delle competenze di centomila cervelli umani, cioè di 10 alla ventesima bit, un oggetto nanotecnologico dal peso di 100 grammi potrebbe contenere diecimila costruttori universali, la popolazione di una piccola città.

Nel 2001, Jordan Pollack e Hod Lipson della Brandeis University del Massachussets, hanno annunciato di aver creato il primo robot in grado di costruire a sua volta altri robot. Nello stesso anno, Vitali Valtsen, un ricercatore dell'Accademia delle scienze di Mosca, dichiara di aver messo a punto il primo microprocessore basato sulla stessa architettura dei neuroni che costituiscono il cervello umano. Il neuro-chip sarebbe in grado di apprendere come un bambino e quindi, secondo Valtsen, sarà bene educarlo, altrimenti anziché un genio potrebbe diventare un criminale.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Brandeis University

E-mail: Alessio Mannucci




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