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Nano insicurezza 3
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di: Alessio Mannucci

Nel numero di Nature del 16 novembre scorso è apparso un articolo intitolato “Safe Handling of Nanotechnology” che identifica Cinque Grandi Sfide per la ricerca sui rischi delle nanotecnologie. Sfide che devono essere vinte affinché la nanotecnologia possa mantenere tutte le sue promesse (l'autore dell'articolo è Andrew Maynard, del Project on Emerging Nanotechnologies, mentre i co-autori sono tutti ricercatori impegnati a studiare i possibili rischi legati alle nanotecnologie). “Può anche darsi che le paure sui possibili pericoli derivanti dalle nanotecnologie siano esagerati”, scrivono gli autori, “ma non è detto che siano per forza infondate. Recenti studi hanno esaminato la tossicità di nanomateriali in relazione a colture cellulari e ad animali, mostrando come la dimensione, l'area della superficie, le proprietà chimiche, la solubilità e anche la forma delle nanoparticelle giochino un ruolo nel determinare potenziali minacce”.

Secondo l'inventario stilato dal Project on Emerging Nanotechnology, i prodotti che prevedono una manipolazione e una manifattura di materiali che opera nell'ordine di grandezza che va dagli uno ai cento nanometri, sono aumentati quest'anno del 70% (356 articoli sono stati rintracciati in vendita su Internet): dalle creme che promettono di ingabbiare i radicali liberi con nanoantiossidanti alle calze antibatteriche, dai processori alle palle da tennis che rimbalzano più a lungo. E ancora: se l'anno scorso sono stati spesi globalmente più di 32 miliardi di dollari in prodotti contenenti nano-materiali, entro il 2014, secondo quanto stimato dalla Lux Research, se ne spenderanno almeno 2,6 trilioni in merci manufatturiere incorporanti nanotecnologia.

Le Cinque Grandi Sfide individuate da Maynard e compagnia, per “stimolare una ricerca immaginativa, innovativa, puntuale”, che possa dirsi rilevante in merito alla sicurezza delle nanotecnologie, includono lo sviluppo di:

1. strumenti per valutare l'esposizione ambientale ai nanomateriali;

2. metodi per valutare la tossicità dei nanomateriali;

3. modelli per predire il potenziale impatto di nuovi nanomateriali;

4. modi di valutare l'impatto dei nanomateriali lungo tutto il loro ciclo di vita;

5. programmi strategici per consentire la ricerca sui rischi dei nanomateriali.

Gli autori suggeriscono anche qualcosa di più concreto, come, ad esempio, lo sviluppo di un “campionatore di aerosol universale”, per misurare l'esposizione a nanomateriali trasportati dall'aria, valutare se le nano-fibre presentano azzardi per la salute, stabilendo modi di nano-ingegneria che garantiscano la sicurezza.

“Occorre chiedersi”, dice Maynard, “se davvero, governi, industrie, scienziati di tutto il mondo, vogliano far diventare una priorità la questione della sicurezza. Siamo sicuri che stiano facendo tutto quanto il possibile? Siamo sicuri che stiano impiegando tutte le risorse necessarie nelle strategie di ricerca ? (ma certo che no, ndr)”.

Quasi a voler rispondere alle domande di Maynard, la Enviromental Protection Agency (EPA) ha dichiarato che saranno modificate le politiche federali proprio per richiedere alle industrie di fornire le prove scientifiche riguardo la sicurezza delle nano-particelle d'argento, incorporate in alcuni prodotti con lo scopo di uccidere i germi: si teme che, una volta rilasciate nell'ambiente, le nano-particelle possano costituire una minaccia per batteri e organismi acquatici, e anche per l'uomo.

Il nano-argento viene usato per uccidere i germi nelle calzature, nei contenitori alimentari, nei refrigeratori, nelle lavatrici e in altri prodotti industriali. È tra i più comuni tipi di nanomateriali tra quelli già impiegati in prodotti di consumo (ne esistono più di 200). Circa un anno fa, l'EPA decise che la legge sui pesticidi, il Federal Insecticide, Fungicide and Rodenticide Act (FIFRA), non si sarebbe dovuto applicare alle lavatrici. Successivamente, tornò indietro sulla sua decisione, decretando che “il rilascio di ioni d'argento nelle lavatrici equivale ad un pesticida, dato che è una sostanza rilasciata con l'obiettivo di eliminare i germi”.

E dunque, il nanoargento dovrà essere regolato in base alla FIFRA.

Fonti: Space Daily, Technology Review / novembre 2006

Istituzioni scientifiche citate e correlate all'articolo:

EPA Nanotechnology

Project On Emerging Nanotechnologies

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E-mail: Alessio Mannucci




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