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di: Sara Bellini

"Il punto di non ritorno è già stato oltrepassato. Indietro non si può più andare: la robotizzazione degli umani e l’umanizzazione delle macchine è solo questione di tempo. Poco tempo".

Non è una frase presa dal film di Steven Spielberg "A.I. – Intelligenza Artificiale", ma l’affermazione dello scienziato Rodney Brooks.

Nel film di Spielberg, il protagonista è un ragazzino androide che, però non sa di essere un un robot dotato di un cervello ultrasofisticato, ma anche di un umanissimo cuore.

Spielberg ha visto lontano

Ma quando dista il film dalla realtà? È un dato di fatto che dai laboratori di ricerca mondiali escono macchine, computer, robot e automi dotati non solo di capacità di calcolo senza precedenti, ma di qualcosa che assomiglia, sia pure in modo ancora rudimentale, al pensiero.

 

Ray Kurzweil

 

Steven Spielberg

Ray Kurzweil, esperto di intelligenza artificiale e consigliere di Steven Spielberg: "Vogliamo creare una sorta di uomo nuovo in cui la parte biologica e quella elettronica si fondono. I computer dovranno essere così piccoli da poter essere inseriti all'interno del corpo, forse del cervello. E, dato che l'intelligenza artificiale cresce a livelli esponenziali, l'uomo vedrà crescere le sue potenzialità cognitive grazie ai suoi pezzi non biologici."

Kurzweil è convinto che il futuro è fatto anche di replicanti:

"Verrà un giorno in cui ci saranno creature elettroniche dotate di cervello, personalità, conoscenze e ricordi umani" .

Bush stacca assegni per A.I.

Sia l'ex presidente americano Bill Clinton che il suo successore George W. Bush hanno investito ingenti somme in favore della ricerca sull'intelligenza artificiale.

"Nel 2005 il supercomputer Blue Gene dell'Ibm (potente come un milione di normali pc) eseguirà un milione di miliardi di operazioni al secondo."

(Daniel Golden, scienziato americano).

Altri scienziati sperano di creare, intorno al 2010, un computer con le stesse capacità intellettive di un uomo.

Nel 2020, le prestazioni di un cervello saranno contenute in un PC.

Nel 2030, un PC da mille dollari avrà l'intelligenza dei residenti di una piccola cittadina di mille abitanti.

Per il 2050, i PC avranno le conoscenze di tutti i cervelli del mondo.

A cosa potrebbero servire?

I nanobot (abbreviazione che sta per nano-robot: minicomputer in grado di manipolare atomi, capaci di assemblarsi e ripararsi da soli) potrebbero funzionare come superfarmaci in grado di viaggiare all'interno dell'organismo umano per diagnosticare e curare malattie in maniera sempre più precisa, mirata ed efficace:

Sulla luna

I nanobot potrebbero essere usati nella prima spedizione dell'uomo verso Marte, intorno al 2020. In un viaggio così lungo, esiste il rischio di ammalarsi. L'idea è quella di inviare astronauti nel cui organismo viaggeranno questi microscopici laboratori, capaci di diagnosticare e curare eventuali malattie.

James McLurkin

James McLurkin ha appena messo a punto microrobot capaci di interagire e di creare comunità strutturate, esattamente come fanno le formiche:

"Serviranno per l'esplorazione spaziale: sguinzagliate sui pianeti più ostili del sistema solare, raccoglieranno a riporteranno a casa campioni preziosissimi di terreno alieno".

Per navigare in Internet

Mauro Pacelli, uno dei padri fondatori del primo computer italiano, e che da anni lavora nei laboratori di San Diego, si occupa delle applicazioni dell'intelligenza artificiale in un ambito ben definito: i motori di ricerca su Internet.

"Esiste ormai un web enorme, sempre più difficile da esplorare. Una macchina intelligente potrà risolvere il problema di navigarlo, aiutandoci a trovare subito ciò che si cerca."

A.I. a Boston è già una realtà

Nei laboratori del MIT, il Massachusetts Institute of Technology l'intelligenza artificiale esiste. E, non a caso, Steven Spielberg ha voluto che la presentazione mondiale del trailer di "A.I. - Artificial Intelligence" fosse ospitata proprio qui.

Cani-robot che scodinzolano quando sono felici; bambole "viventi" che tanto ricordano alcuni film d’orrore per le espressioni che assumono…

"Ci vorranno decenni prima che un robot sia in grado di prendere un taxi o cucinare: sono azioni complesse, da trasformare in equazioni matematiche destinate a un software".

(Leslie Pack Kaelbling)

Sara Bellini dixit (cioè la sottoscritta):

"La ricerca deve progredire, ma mai sacrificando la personalità, le caratteristiche (positive) dell’essere umano. Facciamoci aiutare dalle scoperte scientifiche, ma non oltrepassiamo certi limiti. Rispettiamo la nostra dignità. Pensiamo con la nostra testa. Il ragazzino del film di Spielberg ci ha inteneriti. Ma non dimentichiamoci che resta, appunto, un film!"




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