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Un biocomputer per la salute
Un biocomputer per la salute


di: Massimo Bertolucci

Un team di scienziati della Princeton University e dell'Harvard University ha messo a punto un biocomputer endocellulare molto 'raffinato' dal punto di vista tecnologico. I ricercatori hanno, senza ombra di dubbio, raggiunto dei traguardi molto interessanti verso la messo a punto di un biocomputer impiantabile, capace di monitorare tutte le attività e le connotazioni delle cellule umane. Non a caso lo hanno chiamato 'medico biologico'. Gli scienziati hanno già portato a termine con successo una prima fase soerimentale su delle cellule renali in coltura.

Gli imput di questo biocomputer endocellulare sono composti interamente di molecole di DNA, RNA, proteine e composti chimici presenti nel citoplasma; l'output, da molecole-spia facilmente rilevabili mediante semplici esami di laboratorio. Dall'analisi di particolari equazioni booleane all'interno della cellula, si è appurato che il biocomputer dovrebbe captare qualsiasi segnale dissonante causato dall'eventuale presenza di un gene mutante. I ricercatori non hanno ancora messo a punto degli strumenti di lettura dei segnali cellulari. Tuttavia, questo biocomputer ha la capacità di tradurre marcatori cellulari complessi in output rilevabili con estrema facilità.

“Un biocomputer dotato di queste caratteristiche” – spiega il dottor Yaakov (Kobi) Benenson - “potrebbe offrire alla medicina metodi terapeutici mirati esclusivamente verso i tessuti cellulari malati. Inoltre, ogni cellula umana ha la capacità di mettere a punto da sé un simile biocomputer. Bisogna solamente fornire una 'bozza' del biocomputer per permettere alle cellule di costruire la macchina all'interno del corpo del paziente”. “Inoltre, la programmazione di questo biocomputer” – continua lo scienziato – “potrebbe prevedere la traduzione degli output direttamente in azioni concrete. Questa procedura permetterebbe, ad esempio, di marcare le cellule permettendo al medico di identificarle o convogliare verso esse l'adeguata terapia”.

Data articolo: maggio 2007
Fonte: Nature Biotechnology

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Harvard University

Princeton University




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