COPERTINA
Sviluppa una Memoria... - 39960 -2-6
 SCIENZA   <<TECNOLOGIA>>   ASTRONOMIA   SALUTE   ECOLOGIA   VARIE   POSTA 
  Aerei   |   Bioinformatica   |   Circuiti   |   Computer   |   Hi tech   |   Invenzioni   |   Quantistica   |   Nano strutture   |   Ricerche   |   Robotica   |   techno war   |   Veicoli   |

Bioinformatica

Antenne sotto la pelle...
Virtual virus
Un chip per i globuli rossi
Armi EMF e di controllo mentale
Memoria bio-olografica...
Cyber-farfalle
Microdispositivi ibridi
Intelligenza collettiva
Un biocomputer per la salute
Pubblicità intelligente
Immaginare il pensiero 2
Intelligenza collettiva 3
Intelligenza collettiva 2
Brain Box
Il cervello nei chips
Interface Research Program
Insect cyborg
Velocità bionica
Sangue elettrico
Doctor DNA
CANON investe nei DNA chips
Robo-topy
Fusi carne e silicio
Il verichip sbarca ad Harvard
Cyber detective
Future war
Reti neurali per le analisi
Bioinformatica e microevoluzione
Il programma di Alife
Nano internet velocissima
Bioinformatica, via ai giochi
The body electric...
Il computer biologico
Velocità bionica
Velocità bionica


redazione ECplanet

Una nuova teoria proposta da un ricercatore del MIT, il professore Sidney Yip, potrebbe portare ad un nuovo sviluppo dei “muscoli artificiali”. Attualmente, i muscoli robotici sono 100 volte più lenti di quelli umani. Le applicazioni della nuova teoria potrebbero incrementare questa velocità al punto da rendere i muscoli robotici 1.000 volte più veloci dei nostri, con un disegno semplificato e senza un ulteriore fabbisogno energetico. Lo studio è apparso sul numero del 4 novembre delle Physical Review Letters.

“Un muscolo robotico altro non è che un dispositivo che può essere attivato per effettuare un determinato compito come un annaffiatore attivato da una leva di allarme anti-incendio”, spiega Yip, che è professore di ingegneria nucleare e scienza dei materiali.

Negli ultimi anni, gli ingegneri hanno creato muscoli artificiali guidati da dispositivi che sfruttano polimeri congiunti. “I polimeri congiunti sono anche chiamati polimeri conduttori perché possono trasportare una corrente elettrica come i cavi di metallo”, dice Xi Lin, membro del laboratorio di Yip (i polimeri convenzionali cdi gomma e di plastica sono isolanti e non conducono elettricità).

I polimeri congiunti possono dunque attivare un comando tramite cariche elettriche spedite a specifiche locazioni nella catena polimerica nella forma di “solitoni” (onde a densità elettrica). Un solitone è “com un onda oceanica che può viaggiare per lunghe distanze senza mai rompersi”, aggiunge Yip.

Fino ad ora, gli scienziati realizzavano polimeri conduttori attraverso il “doping” dei materiali a cui venivano aggiunti degli ioni per espanderne il volume, il che ne aumentava la forza, ma li rendeva anche più pesanti e più lenti. Lin ha scoperto che non serve dopare i materiali perché è sufficiente una luce di particolare frequenza per attivare il solitone in un polimero conduttore. Eliminando il peso aggiuntivo degli ioni, i polimeri possono piegarsi e flettersi molto più rapidamente. E proprio questa maggiore rapidità di movimento consentirà di raggiungere una alta velocità nell'attivazione del dispositivo.

Per giungere a queste conclusioni, Lin ha dovuto fare i conti con le leggi della meccanica quantistica che governano i polimeri congiunti, a cominciare dall'equazione di Schrödinger, che descrive il comportamento (la sua funzione d'onda) di un singolo elettrone. Questo articolo è stato pubblicato dal periodico “Space Daily”.

 

Un solitone - il blob viola-blu - si muove lungo una catena polimerica conduttrice formata da acqua, idrogeno e carbonio causando una curvatura. Il modo tradizionale di rendere i polimeri azionabili è doparli con ioni come il sodio rappresentato dal punto rosso.

 
 

 

Gli scienziati del MIT hanno suggerito invece di usare la luce ad una specifica frequenza. Il polimero nella figura è una catena a carica neutra - in verde - curvatasi naturalmente prima dell'esposizione alla luce il cui effetto è creare cariche positive - in rosso - in un'area localizzata. Le cariche positive rafforzano i legami chimici tra le unità polimeriche e raddrizzano la catena) Courtesy of Yip lab, MIT.




VERSIONE STAMPA  VERSIONE STAMPA     INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO


N.B.: gli eventuali indirizzi di recapito presenti nell'articolo possono cambiare senza che la redazione di ECplanet ne venga a conoscenza.
Ultima modifica = (15-11-2005:12:26)  EDIT ARTICLE Nr. 20630  



Mailing List
Richiesta iscrizione

Mailing List
Richiesta cancellazione


Copyright © 1997 - 2008 ECplanet - tutti i diritti riservati , disclaimer
Admin PPK-Webbased Content Management System (C) by PPK-Webprogram
Benchmark timer:stop( 0.3029)