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Bird of Prey e Area 51
Bird of Prey e Area 51


di: Enrico Baccarini

il nuovo volto del XXI secolo

Dopo le ultime notizie riguardanti l'Area 51 lo scenario ufologico mondiale inizia a ricevere conferme su supposizioni avanzate nel decennio precedente. Proprio Bush il cui padre, lo ricordiamo, era stato a capo della CIA nonché uomo dai mille contatti nel Dipartimento della Difesa, ha infatti innalzato al massimo livello di segretezza le prerogative della base di Groom Lake meglio nota, appunto, come Area 51. Questo non significa incontestabilmente che lì dentro siano contenuti dischi volanti precipitati, anche se molte testimonianze tenderebbero ad indirizzarci verso quella direzione, ma che a Groom Lake il Governo americano progetta, sviluppa e collauda il fiore della tecnologia di questo paese.

Non scordiamoci la causa penale intentata verso la metà degli anni novanta da un avvocato americano ai danni dell'Aeronautica statunitense per la morte sospetta di non meno di tre individui che lavoravano all'interno di questa base e che erano venuti a contatto con sostanze tossiche sconosciute. Proprio il fiore della tecnologia americana ci ha consegnato lo scorso anno un nuovo velivolo dalle mirabolanti linee, il “Bird of Prey” ovvero l'uccello predatore.

Questo velivolo è il frutto di decenni di studi condotti dalla nota casa aeronautica Boeing che ha presentato questo nuovo “dimostratore tecnologico” come il nuovo velivolo del XXI secolo. Si, un dimostratore tecnologico perché il Bird of Prey non diventerà mai operativo e la sua costruzione è stata voluta unicamente per testare, e dimostrare, che le linee aerodinamiche non convenzionali non debbono essere considerate aprioristicamente inutilizzabili.

Nell'Area 51 lo sanno molto bene perché velivoli come l'U-2, l'SR-71 ed il recente F-117 sono il frutto di sperimentaizoni effettuate proprio in questa base. Questi i velivoli che conosciamo, ma che cosa viene collaudato “anche” in questa base? Pochi spiragli di luce ci permettono di rispondere a questa domanda, forse l'unica prova è il fantomatico progetto “Aurora” costituito da una famiglia di velivoli sperimentali dalle prestazioni e dall'aerodinamica stupefacente. Centri sismografici posizionati in California hanno registrato più volte strane onde sismiche prodotte da un velivolo che si muoveva ad altissima velocità, e a bassissima quota, nell'Oceano pacifico. Ufficiali del Royal Observer Corp britannico hanno, in un paio di occasioni, osservato velivoli triangolari giganteschi spostarsi nel cielo dell'Alaska con affianco F-111 americani.

Tutte le potenzialità attribuite a progetti e velivoli di nuova generazione non sono l'abile di frutto di mitomani o di individui con molto tempo da spendere, ma sono probabilmente il reale sviluppo del volo aeronautico del XX secolo. I nuovi motori sperimentali scramjet, per esempio, ci permetteranno di toccare velocità mai ipotizzate, si parla di oltre 11.000 km/h, mentre le nuove leghe realizzate in laboratori sparsi per tutti gli Stati Uniti assicurano di garantire livelli di resistenza incredibili. La domanda che sorge a molti è da quali basi siano derivati questi progetti e questi nuovi velivoli.

Frutto di retroingegneria aliena? Forse, ma purtroppo mancano dati oggettivi probanti. Fatto stà che dai primi anni cinquanta il volo a reazione ha incrementato esponenzialmente la propria scalata tecnologica, offrendoci risultati mai neanche immaginati. Il progresso tecnologico, la guerra fredda e altri fattori sono stati sicuramente uno dei motivi che hanno imposto al governo statunitense di porsi ad un livello di “primus inter pares” rispetto a quei blocchi che venivano considerati nemici, ma quale è stata la fonte primaria,il Sacro Graal di questa scalata tecnologica?

Secondo lo scomparso Colonnello Corso, grazie al materiale recuperato dal crash di Roswell gli Stati Uniti avrebbero ottenuto quella supremazia tecnologica che tanto oggi viene ostentata. Secondo molti personaggi, più o meno dubbi ma con dati alla mano, il lavoro di retroingegneria compiuto su velivoli di origine extraterrestre avrebbe permesso di ottenere nuovi residuati tecnologici da poter utilizzare in campo militare, con successiva ricaduta pubblica.

Dove ci stiamo spingendo? Quali saranno i prossimi “balzi” tecnologici che dovremmo sperimentare? È ancora difficile ipotizzare il futuro, ma nel presente sappiamo che è esistito un fenomeno, ed esiste tutt'oggi, che ha da sempre violato la comprensione umana strabiliandola ed atterrendola. Dopo un evento verificatosi verso la fine degli anni '40 la nostra società ha sperimentato una nuova spinta verso il futuro, se frutto di tecnologia estranea al nostro pianeta o frutto della logica evoluzione tecnologica forse non lo sapremo mai continueremo comunque ad assistere a strani fenomeni che solcano i cieli e sembrano, anche loro, ogni tanto scendere fino a noi.

Enrico Baccarini
E-mail: e.baccarini@ecplanet.com




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