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Ustica non cade in prescrizione
Ustica non cade in prescrizione
di: Pino Finocchiaro
“Il relitto del dc9 Itavia riportato a Bologna da dove era decollato, rappresenta il simbolo della nostra battaglia”.
Daria Bonfietti, leader dei parenti delle vittime della strage di Ustica non vuol farne però un monumento alla rassegnazione. Dopo 27 anni di lotte non intende certo accettarlo come il totem di verità indicibili per certa ragion di stato (minuscolo, giacché una cosa è il segreto, ben altra la menzogna ormai accertata anche se prescritta all’evidenza penale). Vuole che diventi nuovo stimolo per la ricerca della verità.
C'è il rischio che non si giunga mai ad una memoria condivisa, al di là
delle posizioni politiche, di quel che accadde il 27 giugno del 1980 nei cieli di Ustica ?
“Non si tratta di memoria condivisa, ma bisogna cercare una verità tecnicamente dimostrata: mi pare che sia quello che ha cercato il giudice Priore con la sua istruttoria e le perizie. Davanti al relitto del dc9, allo sforzo fatto per portarlo a Bologna e al Museo per la Memoria, con l'opera di uno dei più grandi artisti contemporanei, debbo dire che siamo rimasti un po' meravigliati dal fatto che l'anniversario sia stato ricordato dalla stampa soprattutto sulle pagine regionali. Anche le tv ne hanno parlato a livello regionale, ma l'evento non è stato ripreso con la stessa attenzione a livello nazionale”.
“Mi aspettavo un'informazione più esaustiva. Quando se ne è parlato a livello nazionale, parlo di informazione televisiva, lo si è fatto con estrema approssimazione, con dati fermi al 1989”.
Insomma, c'è il rischio che qualcuno creda al cedimento strutturale ?
“Il cedimento strutturale era già stato escluso nel 1982 dalla commissione Luzzatti. La commissione ministeriale che a quel tempo fece le indagini, mentre la magistratura a quei tempi non ne fece, concludendo con l'esclusione del cedimento strutturale e indicando come uniche cause possibili l'esplosione interna o esterna. Solo nell'89 era stata consegnata una perizia al giudice Bucarelli che attestava la presenza di un missile. Da lì due dei periti che firmarono quella perizia si ricredettero. Con il nuovo giudice, il dott. Priore,
cominciò negli anni '90 la fase delle ulteriori perizie. Sino ad arrivare alla sentenza ordinanza del '99, alla sentenza-ordinanza del giudice Priore. Le conclusioni ci forniscono una ricostruzione che fissa, attesta, che l'incidente è occorso a seguito di azione militare di intercettamento. Azione di guerra aerea. Guerra di fatto e non dichiarata. Azione di polizia internazionale. Nessuno ha dato, conclude il dottor Priore, alcuna spiegazione. Allora posso affermare che questa è stata la ricostruzione delle cause dell'evento. Dopo nessun altro ha ristudiato le cause, nessun ha fatto perizie negli anni successivi. Certo, ci sono stati i processi. Ma sono stati processi per responsabilità personali, individuali, penali, di generali dell'Aeronautica. Il reato di cui erano imputati era talmente grave, l'alto tradimento, che non era andato in prescrizione giacché la pena prevista giunge all'ergastolo. Per questo si sono potuti processare ma sempre per responsabilità personali dei generali dell'Aeronautica. Gli altri sessanta-settanta tra avieri e ufficiali dell'aeronautica che erano stati rinviati a giudizio con la stessa sentenza-ordinanza del '99 del giudice Priore non hanno mai visto un processo perché i reati di cui erano imputati, dalla falsa testimonianza alla distruzione di atti veri, erano già prescritti”.
“Tutto questo dimostra che nelle aule giudiziarie si fa fatica a determinare, stabilire la verità e a fare giustizia. Mi sento di dire che la storia non si fa nei tribunali Per tutto ciò, in questo 2007 inauguriamo questo Museo, come luogo dove fare memoria e studiare ancora gli avvenimenti. Nel Museo vogliamo continuare a raccogliere documentazione sull'evento, sul contesto nazionale e sullo scenario internazionale: bisogna avere la possibilità, con tutti i materiali a disposizione, di ripercorrerli questi lunghi anni, approfondire i problemi, rileggere i comportamenti dei vari protagonisti, della Politica, delle Istituzioni. Quando mi occupai del caso del radar di Marsala, i pubblici ministeri guidati dall'allora procuratore di Marsala, Paolo Borsellino, manifestarono preoccupazione perché mai era stato loro opposto un segreto di stato, ma un segreto di fatto impediva di accedere alla verità. Esatto: non si tratta di un segreto di stato apposto, si tratta di comportamenti, di modi di agire, di mancanza di collaborazione, di saperi militari negati che impediscono il cammino della verità”.
Ma questo governo in carica può svelare la verità ?
“Credo che molto si possa ancora fare. Non è più nelle aule giudiziarie che si deve cercare la verità. Bisogna solo appurare quali sono i responsabili di questo abbattimento. Il problema è tutto politico. Quindi è il governo che deve sforzarsi, ad esempio, per convincere stati amici e alleati a fornire ulteriori informazioni. Debbo dire però che nel passato tutti i governi avrebbero potuto politicamente intervenire sulla distruzione di atti, depistaggi, informazioni errate”.
Ci sarà da qualche parte un armadio della vergogna dove sono nascoste verità su Ustica ?
“Non ho mai pensato che ci sia un cassetto che un governo quando arriva può aprire per trovare le verità. Può e deve intervenire però sui comportamenti degli apparati militari. Io credo che questa sia una verità indicibile non tanto per l'abbattimento del Dc9, ma per quello che doveva avvenire. Insomma penso che chi ha avuto potere abbia potuto decidere di nascondere ed è stato fatto di tutto affinché non si potesse scoprire la verità generando un terribile mosaico di distruzioni e di occultamenti. Un giudice invece è riuscito a darci una prima verità e a indicarci quello che era stata ordito per nascondere tutto ciò. È chiaro che la massa delle azioni contro la verità è difficilmente riassumibile a livello penale dove si debbono giudicare singoli comportamenti. Insomma, la complessità dell'evento è tale che non può che essere ripreso in mano dalle autorità politiche. Ma bisogna che abbiano la volontà e la forza politica di farlo. Perché bisognerà chiedere conto ai paesi che erano presenti quella notte nei nostri cieli con i loro aerei. Quindi chiedere risposte certe. È molto difficile. Com'è difficile nel caso Calipari o nel caso Abu Omar. Non è facile nulla. È un problema di dignità nazionale quello di riuscire a capire chi ha abbattuto un aereo civile in tempo di pace. Non è un problema solo nostro, dell’Associazione, e non è un problema solo della Magistratura. La Magistratura dovrà sentire il bisogno di riaprire le indagini per strage, perché è un reato imprescrittibile”.
I giornalisti, quelli del servizio pubblico radiotelevisivo in particolare, cosa possono fare ?
“Intanto credo di poter chiedere che contribuiscano a tener desta l'opinione pubblica. Sento sempre parlare di esigenza di notizie nuove, mi piacerebbe pensare che anche il fatto che non c'è una verità definitiva sulla morte di 81 persone continui a rimanere una “notizia” e poi chiedo che siano più puntuali, più precisi, più professionali. Troppo spesso ci si lascia prendere la mano dalla superficialità e non si citano neppure i risultati, le verità documentate. Ma almeno quelle…”
Data articolo: luglio 2007
Fonte: www.articolo21.info
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