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Storia

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Anti-Columbus day (2^ parte)
Anti-Columbus day
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di: Alessio Mannucci

LA META-SCOPERTA DELL'AMERICA

Tzvetan Todorov, autorevole semiologo strutturalista e postmodernista, si è occupato in diverse occasioni della conquista dell'America. Così si intitola un suo celebre libro uscito in Italia da Einaudi. Ogni bambino oggi sa che “Colombo ha scoperto l'America”; tuttavia questa è una frase piena di “finzioni”. Se si abbandona la prospettiva eurocentrica, non si può più parlare di “scoperta”, bensì (come fa Francis Jennings) dell' “invasione dell'America”. È anche lecito supporre che Colombo non sia stato il primo navigatore ad aver attraversato l'Atlantico: a Nord, e forse anche a Sud, altri l'avevano preceduto (tra questi si suppone anche gli antichi romani, ndr); ma i loro viaggi non hanno evidentemente avuto le stesse conseguenze: il ruolo di Colombo è eccezionale in questo.

È ugualmente singolare e paradossale che, avendo scelto Colombo come “scopritore”, noi abbiamo dato alla terra da lui “scoperta” il nome di America, quello cioè di un altro navigatore a lui posteriore, Amerigo Vespucci. Perché America e non Colombia ? C'è una risposta storica semplice a questa domanda: gli autori di un trattato geografico influente “Cosmographiae introductio” pubblicato nel 1507 a SaintDié nei Vosgi, hanno stabilito che i meriti di Amerigo sono stati tali che era opportuno dare il suo nome alle terre appena “scoperte”. La loro proposta fu a poco a poco adottata, prima per quella che noi chiamiamo l'America del Sud, poi (una ventina d'anni dopo) anche per l' “America del Nord”; tuttavia, la Spagna e il Portogallo, i principali paesi allora interessati, accolsero questo nome solo nel XVIII secolo, preferendogli sino ad allora quello di “Indie Occidentali”. Ma perché il gruppo di eruditi di SaintDié, responsabile della Cosmographiae introductio, ha giudicato il contributo di Amerigo più importante di quello di ogni altro navigatore, e più in particolare di quello di Colombo ?

Una prima risposta a questa nuova domanda potrebbe essere il fatto che Amerigo è stato il primo a toccare la terraferma. In effetti, è noto che Colombo, nel corso dei suoi primi due viaggi, aveva raggiunto solo le isole che chiudono il golfo del Messico. Raggiunge il continente durante il suo terzo viaggio, alla fine del 1497; e Amerigo sarebbe arrivato sulle stesse terre continentali nel suo primo viaggio, che risale ugualmente al 1497, ma è anteriore di diversi mesi. Questa argomentazione non regge, e ciò per diverse ragioni:

1. non è affatto sicuro che Amerigo abbia compiuto il viaggio in questione: in realtà, il suo racconto, contenuto per di più in una sola lettera, è l'unica fonte che lo afferma;

2. anche se il racconto dice la verità, Amerigo non ne è stato il comandante; ora il merito è tradizionalmente attribuito al capo della spedizione;

3. supponendo sempre che Amerigo abbia viaggiato nel 1497, non sarebbe stato il primo, a quel tempo, ad aver raggiunto il continente: prima di Colombo, prima di Vespucci, c'è Giovanni Caboto, navigatore veneziano al servizio dell'Inghilterra, che vi era giunto (a Terranova) sempre nel 1497;

4. dobbiamo tener conto di ciò che questi navigatori pensavano di aver fatto, e non solo di ciò che noi sappiamo oggi che hanno fatto; ora, niente prova che nel 1497 Caboto o Vespucci abbiano creduto di essere su un continente; quanto a Colombo, aveva creduto di esserci sin dal 1494, perché non voleva ammettere che Cuba potesse essere un'isola (credeva invece che si trattasse dell'Asia).

Infine - ed è evidentemente la ragione più importante - non è l'anteriorità del viaggio che motiva la decisione del gruppo di SaintDié. Non sono pertinenti nemmeno le considerazioni che si basano sull'analisi delle carte. Una carta del 1500, tracciata da Juan de la Cosa, mostra Cuba distinta dall'America, si suppone che sia stata disegnata a partire da informazioni fornite da Amerigo e acquisite nel corso di questo viaggio del 1497. Ma gli autori di SaintDié si riferiscono agli scritti di Amerigo, non alle carte. Una seconda risposta si impone dunque, ed è quella fornita più recentemente da molti storici sulla questione (tra cui Edmundo O'Gorman): il merito di Amerigo non è stato quello di aver calcato per primo il suolo americano, ma di essere stato il primo a rendersene conto; si tratta di una scoperta intellettuale e non fisica, di una “meta-scoperta”.

La scoperta di Amerigo deve essere fatta risalire non al 1497, che è la data di un viaggio incerto, ma al 1503, quando appare la sua lettera intitolata - e in modo quanto mai significativo “Mundus Novus”; e al 1506-7, quando ne sono state pubblicate le versioni italiane e latine (quest'ultima nella Cosmographiae introductio) di un'altra sua celebre lettera, chiamata “Quatuor Navigationes”. In effetti l'una afferma e l'altra conferma la coscienza che Amerigo avrebbe avuta di aver raggiunto un continente sconosciuto mentre Colombo credeva nel corso dei suoi primi viaggi di aver toccato l'Asia, per la “via occidentale” [...] In questa prospettiva, poco importa, in fondo, che Amerigo abbia viaggiato o no; l'essenziale è che abbia capito. Gli eruditi di SaintDié hanno dunque voluto celebrare una scoperta intellettuale. Questa risposta è sicuramente molto più vicina alla verità della prima. E tuttavia, solleva a sua volta delle obiezioni. Sul piano della scoperta intellettuale, Amerigo deve ugualmente affrontare qualche rivale di livello. Il primo è proprio un uomo che non ha mai viaggiato, ma che si è accontentato di scrivere: si tratta di Pietro Martire d'Anghiera, stabilitosi alla corte di Spagna, che rivolge delle lettere “aperte” a grandi personalità straniere, in cui riassume le notizie dei viaggi, man mano che arrivano a Madrid. Sin dalla sua prima lettera, datata 10 novembre 1493 e rivolta al cardinale Sforza, fornisce una presentazione del viaggio di Colombo sensibilmente diversa da quella che ne fa Colombo stesso: dice che Colombo ha “scoperto questa terra sconosciuta” e che ha “trovato tutti gli indizi di un continente sino ad allora ignorato” (Martire d'Anghiera 1907). Un anno dopo, nella sua lettera del 20 ottobre 1494 a Borromeo, usa persino l'espressione “orbe novo” (nuovo mondo), che sarebbe stata il titolo della sua pubblicazione complessiva (nel 1530) e che si ritrova in Amerigo.

Ora, le lettere di Pietro Martire non sono delle lettere private; costituiscono addirittura la fonte principale cui l'Europa colta di allora attinge le sue informazioni sui viaggi straordinari intrapresi dagli spagnoli e dai portoghesi. Il secondo rivale di Amerigo, sempre sul piano intellettuale, non è altri che lo stesso Colombo. Il viaggio del 1497, nel corso del quale raggiunge la costa americana, dà luogo ad una Relazione da lui rivolta ai re di Spagna e pubblicata poco dopo, in cui Colombo esprime chiaramente la sua convinzione di aver toccato la terraferma, e che, questa volta, non è l'Asia (sa che l'Asia si trova nell'emisfero Nord, mentre egli viaggia verso il Sud): si tratta, scrive, “di una terra infinita che si estende nella direzione del Sud e di cui non avevo avuto prima conoscenza alcuna” (Colombo 1961). Amerigo non dirà niente di diverso.

Ma se Pietro Martire e Colombo avevano scritto queste frasi, che gli eruditi di SaintDié non potevano ignorare, perché questi ultimi hanno comunque scelto di onorare Amerigo al posto dell'uno o dell'altro dei suoi rivali ? Non potendo penetrare nello spirito di questi antichi personaggi, e basandoci sui soli testi esistenti, non si può trovare che una risposta: la ragione sta nel fatto che le relazioni in cui Amerigo è il personaggio principale sono scritte meglio delle lettere di Colombo (e, in un altro modo, di quelle di Pietro Martire). Il nome dato al nuovo continente non celebra la scoperta intellettuale, ma - che i suoi padrini l'abbiano saputo o no - la qualità letteraria di Amerigo. La gloria di Amerigo è dovuta alla quarantina di paginette, in cui consistono le due lettere inviate quand'era vivo [...].

Amerigo cerca di distrarre più che organizzare delle nuove spedizioni, e vuole guadagnarsi dei lettori. Da qui una preoccupazione di chiarezza nell'esposizione, accompagnata da riassunti all'inizio e alla fine. Così, quando affronta la cosmografia, materia nella quale il suo lettore rischia non essere versato, si spiega per due volte: “Affinché possiate comprendere più chiaramente” e aggiunge anche un piccolo diagramma. In Quatuor Navigationes, da narratore sperimentato, alletta il lettore con promesse su ciò che seguirà. “In questo viaggio, vidi cose che sono vere meraviglie, come Vostra Magnificenza vedrà”; “genti che erano peggiori degli animali, come Vostra Magnificenza comprenderà”. Ma era già così anche in Mundus Novus. “Come racconterò più avanti ...” Niente di tutto ciò in Colombo.

Amerigo lusinga il suo lettore lasciando che si introduca una certa distanza tra il narratore che è, e il personaggio che è stato; lo invita a penetrare nello spazio così preparato, riservandogli persino la possibilità di provare una certa superiorità nei confronti dei viaggiatori. Invece di descrivere le sofferenze patite nel corso della traversata, le evoca per preterizione. Allo stesso modo, quando deve giustificare le proprie decisioni, fa appello all'esperienza che il lettore può avere in comune con lui. Colombo, al contrario, nella sua lettera fa emergere una sola immagine: la sua.

Fine prima parte.

E-mail: Alessio Mannucci




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