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Antica festa di S.Valentino
Antica festa di S.Valentino


di: Alessio Mannucci

In un tempo prima del tempo, quando uomini e dèi partecipavano insieme alla stessa “realtà magica” che unisce lo scorrere delle stagioni, dei cambiamenti, al principio stesso della vita e della morte, uno e indivisibile.

L'antico viandante che si avventurava tra i colli della futura Roma poteva spaziare con lo sguardo sui Pagi, antesignani dei nostri villaggi, formati da nuclei di capanne, aggrappate sulle balze dei colli in un complesso chiamato Settimonzio dagli studiosi moderni. Il resto del passaggio era quello della sottostante vallata, coperta da canneti ed acquitrini e dei restanti spazi verdi animati da mandriani e pastori con greggi e armenti.

La storia spazia dai primitivi abitanti delle caverne alla formazione dei villaggi, con l'ordinamento sociale che gli abitanti si erano dati, fino alla costituzione di un consorzio, ispirato soprattuto ad un ordine magico-religioso, che è stato definito "lega" al pari delle congreghe stipulate in Grecia: il fine era lo stesso, unire genti e culture diverse sotto il mantello protettore di divinità comuni.

HOMO HOMINI (FAUNUS) LUPERCUS

Nell'antica lingua degli Oschi, “ruma” stà per “colle”, oppure per “zinna”, in italiano: “tetta” (il nome Ruma rimanda anche a Tirrenia, figlia del re etrusco Telefo, sorella di Tarconte e Tirreno, che andò in sposa a Enea). E, forse, proprio da ruma ha origine il nome della città eterna. La dea Rumina, una “zinnona” indigena, protettrice dei lattanti e degli armenti, aveva un sacello in riva al Tevere proprio presso il fico detto ruminale. Sotto l'ombra del fico, nella stagione calda, ruminavano i buoi e i pecorari andavano al sacello della dea, a offrire il latte. Qui apparve una mattina Fauno Luperco, divinità autoctona: silvano e boschereccio come i re di Alba, cacciatore di ninfe e ingravidatore di pecore, veniva a riscuotere i tributi di cacio e ricotta che i pastori gli pagavano affinché li difendesse dai lupi.

LUPERCALIA

Le cerimonie rituali in onore di Lupercus Faunus, sposo e fratello di Fauna, incarnazione femminile della Madre Natura, si svolgevano nel Lupercale, la grotta sull Palatino dove secondo la leggenda i due pastori gemelli Romolo e Remo erano stati allattati dalla mitica lupa. Presiedevano i Luperci, i sacerdoti di Marte, indossando pelli di lupo: i Luperci Quinctiales (o Quintilii), fondati da Romolo, e i Luperci Fabiani (o Fabii), fondati da Remo, offrivano alla dea-lupa la mola salsa (tritello di farro misto con il sale) preparata dalle Vergini Vestali, sacrificavano una capra (simbolo di fertilità), un cane (simbolo di purificazione) e con il sangue degli animali battezzavano due fanciulli: il sacerdote ungeva le loro fronti con la lama insaguinata usata per i sacrifici per poi ripulirle con bende di lana bagnate nel latte mentre i pargoli se la ridevano fragorosamente come prescritto dalla liturgia. I sacerdoti provvedevano infine a scuoiare gli animali sacrificati, indossarne le pelli e mangiarne le carni, per poi uscire dalla grotta correndo per la Via Sacra armati di februa (lunghe fruste di cuoio ricavate dalla pelle di capro da cui deriva il nome del mese di febbraio) in cerca di giovani donne da “fecondare”. Tutti coloro colpiti dalla februa venivano “purificati”.

GENS SATURNIA

Secondo alcune fonti si tratta in realtà di un rito Pelasgiano (un popolo marino “più vecchio della luna”) riconducibile alla Golden Age, pre-Romolana, quando sul Lazio regnava il dio Saturno (non a caso tutti i latini si chiamano gens saturnia e la stessa Italia, come attestato da Virgilio, terra saturnia). Le tracce conducono anche all'arcadiano Evandro - un altro mitico fondatore di Roma figlio della dea profetica Carmenta - che fondò il culto di Pan proprio, guarda caso, nel Lupercale.

CUORE DI PAN

L'antica festa di Lupercalia evoca dunque anche l'ombra di Pan, il dio del Panico, figura dionisiaca collegata alla dimensione selvaggia e incontrollabile della natura - ma anche protettore dei pastori e delle selve - che incarna un'ideale di vita primitiva e comunitaria in simbiosi con l'energia panica della natura. Raffigurato con le sembianze di uomo-capra o uomo-lupo trascorre rapido le distanze (come l'Incredibile Hulk), salta sulle rocce (come Ken Shiro), si nasconde nei boschi per assalire le ninfe e possederle, esprimendo la sfrenata libertà di una vita senza leggi tutta immersa nel godimento.

SHE-WOLF

L'antica festa di Lupercalia prevedeva, oltre alla rappresentazione nel Lupercale, anche una simpatica lotteria a sfondo amoroso e sessuale: i nomi delle giovani vergini da fecondare e quelli dei giovani aspiranti "uomini-lupo" erano posti in bigliettini dentro due appositi contenitori; i due fanciulli battezzati con il latte durante il rito lupercale pescavano a turno un bigliettino formando così le coppie che avevano a disposizione un intero anno, fino alla nuova celebrazione, per provvedere alla fertilità di tutta la comunità, con la benedizione di Marte, Romolo, Pan, Fauno Luperco e delle “Grandi Madri” romane - Ruma, Rea Silvia, Fauna, Acca Laurentia - incarnatesi nel mitologema universale noto come “She-Wolf”.

ST. VALENTINE'S DAY

La festa di Lupercalia è stata soppressa nel momento in cui l'antico calendario romano, istituito da Romolo e revisionato da Numa Pompilio, fu ridisegnato prima da Giulio Cesare - nel calendario giuliano - e - anche se la festa fu temporaneamente restaurata prima da Augusto e poi da Anastasio - infine, definitivamente “occultato” dal calendario gregoriano tuttoggi in vigore. Eccoci dunque giunti alla più popolare festa dell'amore dei tempi moderni, conosciuta in tutto il mondo come “St. Valentine's Day”, il giorno di San Valentino. Ma chi era costui? E cosa c'entra con la festa “sacrilega” degli “uomini-lupo” ? Valentino, vescovo di Terni - città di cui è divenuto patrono dal 1644 - professava la fede cristiana all'epoca in cui il cristianesimo era perseguitato in quanto religione di matrice giudaica considerata nemica del Sacro Romano Impero ancora a tutti gli effetti pagano e politeista. Valentino, che già si era messo in cattiva luce convertendo al cristianesimo il filosofo romano Cratone e suoi tre discepoli, commise il grave peccato di sposare segretamente una giovane coppia di innamorati - una ternana cristiana di nome Serapia e un centurione romano non bene identificato - andando contro l'editto dell'imperatore Claudio II - che aveva vietato ai suoi legionari i matrimoni con fedeli cristiane - e che per questo fu giustiziato (decapitato) e in seguito fatto santo e commemorato - secondo l'istituzione di Papa Gelasio del 496 d.C. - lo stesso giorno in cui si teneva la festa di Lupercalia.

Narra la leggenda che, poco prima di essere giustiziato, Valentino si rese protagonista di un vero e proprio miracolo reso possibile dalla sua fede nel Cristo: il giorno 14 febbraio del 273 d.C., prima di salire sul patibolo, lasciò un bigliettino indirizzato alla figlia non-vedente del suo carceriere, Asterio, di cui si era platonicamente innamorato, che ella, miracolosamente, potè leggere. Vi era scritto: “Dal tuo Valentino”.

Da questo mito deriva l'usanza di scambiarsi messaggi d'amore nel giorno di San Valentino.

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E-mail: Alessio Mannucci




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