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L'uomo macchina (parte 2)
L'uomo macchina (parte 2)


di: Alessio Mannucci

«L'universo non sarà mai felice, a meno che non sia ateo» (La Mettrie, “L'Homme Machine”, 1748)

Nel periodo illuministico, tra dibattiti deisti, fisiocratici e positivisti, si afferma il pensiero libertino e materialista di Julien Offray de La Mettrie (1709-1751). Dopo aver studiato medicina prima a Parigi poi a Leida, in Olanda, come allievo di Hermann Boerhaave, medico spinoziano sostenitore di un radicale meccanicismo fisiologico, La Mettrie pubblica nel 1745 “Storia Naturale dell'Anima”, preludio alla sua opera più famosa, “l'Uomo-Macchina”, del 1748, libro che suscitò grande scalpore tanto che fu pubblicamente bruciato sul rogo e La Mettrie dovette fuggire in Prussia , accettando la protezione del sovrano, imbevuto di razionalismo, Federico II, per evitare di fare la fine toccata a Giordano Bruno un secolo prima.

Il filosofo cui La Mettrie maggiormente si ispira é l'edonista Epicuro, materialista storico, tant'é che tra i suoi scritti, oltre a quelli già citati e a “L'Uomo-Pianta” e “L'Arte di Godere”, scrisse anche “Il Sistema di Epicuro”, in cui si riallacciava alle tesi propugnate dal grande filosofo greco. La Mettrie parte, in “Storia Naturale dell'Anima”, mettendo in discussione la distinzione effettuata da Cartesio un secolo prima circa tra “res extensa” (il corpo, la materia) e “res cogitans” (il pensiero, lo spirito): se materia e anima sono inconciliabili (come dice Cartesio), che rapporto c' é tra corpo e anima ? In altre parole, se sono due realtà tra loro così radicalmente distinte, come fa il corpo ad agire sull'anima e l'anima ad agire sul corpo (anima è intesa come volontà, intelletto, pensiero, ndr) ?

Cartesio deve far quindi incontrare il mondo fisico, meccanicistico, privo di libertà d'azione, con quello spirituale, libero e immateriale. Come fa allora il corpo materiale ad essere mosso dall'anima immateriale? Cartesio aveva ipotizzato un contatto tra anima e corpo nella cosiddetta ghiandola pineale, il luogo dove avverrebbe l'incontro fatidico e misterioso tra le due res. La Mettrie prova a risolvere la questione in modo analogo a Hobbes: eliminando la res cogitans. Per Le Mettrie esiste solo la res extensa, la res cogitans é solo una sua diversa manifestazione. Dal momento che non possiamo conoscere l'intima essenza nè della sostanza estesa nè di quella pensante (come aveva dimostrato Locke), siamo dunque portati a pensare, dice La Mettrie, che anche la materia partecipi di quella sensibilità che Cartesio attribuisce esclusivamente all'anima. Corpo e anima, entrambi res extensa, sono quindi per La Mettrie strettamente interdipendenti, come é provato dal fatto che l'alterazione delle condizioni fisiche (per esempio, una febbre elevata) comporta la diminuzione delle capacità intellettuali.

In “Storia Naturale dell'Anima” La Mettrie non nega dunque l'esistenza dell'anima, ma nega la sua immaterialità: l'anima è concreta, poichè tutto ciò che esiste deve per forza essere materiale; e se l'anima é materia significa che essa, come ogni altra cosa materiale, é destinata a perire.

GHOST IN THE MACHINE

“Il mio compito critico è dimostrare che alla sorgente della teoria delle due vite c'è una famiglia di errori categoriali radicali. Anticipo qui l'argomento da cui deriva l'idea della persona umana come spettro ascoso in una macchina. In base al fatto che il pensare, il sentire e l'agire intenzionale non possono ovviamente venir ridotti al gergo della fisica, della chimica e della fisiologia, si pretende costruire per essi un duplicato di quel gergo. La complessa e unitaria organizzazione del corpo umano spinge a postularne per la mente una altrettale, anche se di diversa sostanza e struttura. Siccome poi il corpo, come ogni altro pezzo di materia è agitato da cause ed effetti, cosí deve esserlo la mente; anche se (grazie al cielo) non si tratta di cause ed effetti meccanici” (G. Ryle, “The Concept of Mind”, London, 1949; trad. it. “Lo Spirito Come Comportamento”, a cura di F. Rossi-Landi, Einaudi, Torino, 1955).

Ne “L'Uomo Macchina”, estendendo il meccanicismo di Cartesio, La Mettrie rende quindi assolutamente superflua l'ipotesi dell'anima, estremizzando la concezione dualistica cartesiana dell'uomo: una macchina con un fantasma al suo interno. La macchina umana si trova ad avere uno spettro: l'anima.

Eliminando la res cogitans, La Mettrie non esita a dire che: “l'uomo, come ogni altro animale, è soltanto una macchina che risponde a rigide leggi meccaniche”, è cioè un meccanismo che funziona in base alle proprietà intrinseche della materia stessa. Le leggi naturali che regolano il meccanismo dell' uomo-macchina non possono essere conosciute astrattamente, ma devono essere indagate sperimentalmente, secondo il metodo cartesiano, da scienze quali l'anatomia e la fisiologia. La sola differenza tra animali e uomini non è data dall'anima, come aveva detto Cartesio, ma dalla maggiore complessità strutturale della macchina uomo. Così come gli animali sono macchine più complesse rispetto alle piante e le piante sono macchine più complesse rispetto agli esseri naturali più semplici, l'uomo é la macchina più complessa di tutte.

Da queste conclusioni (che solo in parte possono anche essere condivisibili, ndr), si giunse ad una drastica revisione della natura umana: considerare l'uomo come una macchina priva di res cogitans, che agisce secondo rigide regole meccanicistiche, comporta il fatto che non vi é più libero arbitrio: l'uomo non può scegliere come agire perchè deve rispondere a leggi fisiche di tipo meccanicistico. L'intera natura è ricondotta ad un unico principio, la materia, fornita di sensibilità e movimento; le differenze tra macchina e macchina consistono solo nei diversi modi di funzionamento e nei diversi livelli di complessità dei meccanismi naturali.

“Il corpo umano é un orologio, ma immenso e costruito con tanto artificio e abilità che se la ruota adibita a indicare i secondi si ferma quella dei minuti continua a girare e a compiere il suo corso, ed anche la ruota dei quarti d'ora continua a muoversi” (“L'Homme-Machine”, op. cit.).

L'opera di La Mettrie rappresenta il compimento di una rottura radicale con l' “ancien regime” cominciata con la “Morte di Dio”, il rifiuto cioè della metafisica, e conclusasi con la “Morte dell'Uomo”: l'uomo non deve più vivere nel timore di Dio, perchè Dio non esiste. Esiste solo la materia, regolata meccanicamente dalla legge della causa e dell'effetto. Legge in cui far rientrare anche pensieri, desideri, emozioni, sentimenti, della macchina umana, tutto ciò che in qualche modo appartiene alla sfera dell'irrazionale e che trascende le leggi meccaniche.

Illuminismo, libertinismo e materialismo hanno fatto sparire Dio, e insieme la realtà spirituale, dall'orizzonte culturale; lo scientismo razionalista ha fatto piazza pulita anche del libero arbitrio, decretando l'avvento di un nuovo “uomo meccanico”, disincantato e asservito alla fredda logica della ragione, pronto ad invadere la scena moderna e sostitire il suo “ingenuo” antenato.

Da qui comincia una evoluzione, o involuzione, a seconda dei punti di vista, culturale che porterà allo sviluppo di scienze come la cibernetica, l'informatica, la robotica, la genetica, l'intelligenza artificiale, tutte unite da uno stesso orientamento ateo e materialista, fedele al razionalismo cartesiano, che, pur avendo accettato nuovi paradigmi, come la scienza del caos, il principio di indeterminazione, la relatività, la fisica quantistica, si rifiuta di considerare la “fenomenologia dello spirito”, la realtà trascendente, l' “energia oscura”, il “mistero supremo” (anche se il dibattitto è ben lungi dal potersi dire chiuso, ndr).

PKD-ANDROID

I ricercatori del Memphis FedEx Institute of Technology, supportati dall'Hanson Robotics e dall'Automation and Robotics Research Institute (ARRI) dell'Università del Texas di Arlington, qualche tempo fa misero a punto un robot in tutto e per tutto simile a un essere umano. Non a caso, hanno dato alla loro creatura le fattezze dello scrittore di fantascienza Philip K. Dick. Il robot, ribattezzato “PKD”-Android usando le iniziali dello scrittore, è stato realizzato impiegando le più sofisticate tecnologie robotiche in termini di espressività e motori di intelligenza artificiale per il linguaggio.

“Androidi come questo”, riportava il sito ufficiale dell'Università di Memphis, “possono essere usati in un vasto campo di applicazioni, che va dall'intrattenimento fino all'educazione. Il robot riproduce Dick tanto nell'aspetto quanto nell'intelletto, grazie a una personalità ricostruita dallo stato dell'arte dell'intelligenza artificiale. La pelle di sintesi messa a punto dall'Hanson Robotics permette di creare espressioni estremamente realistiche, che vanno dalla gioia alla paura, allo stupore. Le telecamere impiantate negli occhi consentono al robot di registrare i volti delle persone e riconoscerli. I dati della visione sono fusi insieme con meccanismi di riconoscimento dei segnali vocali e software di sintesi del linguaggio. Il sincronismo tra queste procedure e l'espressività facciale rende il robot un sistema emulativo completo”.

I ricercatori del FedEx Institute, riconosciuti internazionalmente per il loro lavoro nel campo della sintesi del linguaggio, hanno sviluppato il software che permette al robot di sentire, capire e rispondere alle domande nel corso di una conversazione con un interlocutore umano. L'Hanson Robotics ha invece messo a disposizione la sua esperienza in ingegneria meccanica e strutture polimeriche. L'ARRI ha fornito la propria consulenza in ingegneria dei sistemi robotici. I progettisti hanno lavorato in stretto contatto con Paul Williams, amico intimo ed esecutore letteraro di Philip Dick, per giocare questo scherzo beffardo alla memoria del grande autore.

MAN ANDROID AND MACHINE
(fonte: “Il Volto del Simulacro” di Paolo Lombardi)

Immagine: dick_androides “Il replicante è l'analogon dell'uomo, ciò che Baudrillard definisce automa: essere dotato di