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redazione ECplanet

Al via i primi test sugli uomini

Ibernato nel 1973, all'età di 35 anni, il clarinettista e proprietario di un ristorante per vegetariani, Mike Monroe, si risveglia due secoli dopo in un mondo irriconoscibile governato da un leader tirannico. La trama dello spassoso film di Woody Allen «Il Dormiglione» presto potrebbe diventare realtà. Un'equipe di esperti del Massachusetts General Hospital di Boston ha annunciato che presto inizieranno i primi test di ibernazione su esseri umani.

Fino ad oggi la tecnica è stata sperimentata su almeno 200 maiali con un tasso di successo del 90%. Tutti gli animali sottoposti al trattamento non hanno evidenziato alcun tipo di reazione negativa. «Credo che tecnicamente possiamo riuscire a fare lo stesso anche sull'uomo», ha spiegato a New Scientist Hasan Alam, il chirurgo che guida l’equipe statunitense. «Il nostro obiettivo è arrivare, un giorno, a operare pazienti in condizioni critiche, che hanno perso molto sangue e rischiano di morire, eseguendo l'intervento sul loro corpo ibernato».

La tecnica di ibernazione usata dall'equipe di Boston s'ispira ai metodi usati con successo nella chirurgia dei trapianti, per preservare gli organi in attesa di impiantarli nel paziente che ne ha bisogno. I medici terrebbero il paziente in un limbo fisiologico, in bilico tra la vita e la morte, portando il suo organismo a bassissime temperature, per tutte le ore necessarie all'intervento. Ciò diminuirebbe il suo bisogno di ossigeno, perché tutti i processi metabolici si arrestano temporaneamente o rallentano al massimo, offrendo al chirurgo il tempo necessario per riparare le ferite.

L'unico scoglio, secondo Alam, è di natura etica. “Bisognerebbe ottenere il previo consenso dei soggetti da ibernare”, spiega il professore, “Ma non puoi certo sederti a tavolino con un paziente in fin di vita”. Per ovviare al problema i ricercatori di Boston vogliono elaborare un documento medico-legale simile a quello adottato in molti paesi per la donazione degli organi.

In realtà non si tratta di una vera e propria novità: il 12 gennaio del 1967, a Los Angeles, California, il primo “paziente” veniva trattato con speciali agenti protettivi e congelato immediatamente dopo la morte, nella speranza che future tecnologie ne permettessero il ritorno in vita ed il ringiovanimento. Tale procedura è chiamata “crionica” (oppure ibernazione, ibernazione umana, criopreservazione, biostasi o sospensione crionica).

Negli Stati Uniti esiste una società, la Alcor Life Extension Foundation, che dal 1997 si occupa di ibernare persone subito dopo la loro morte (come nel film “Vanilla Sky” di Cameron Crowe). L'idea è quella di mantenere i corpi intatti finchè la scienza non trovi il modo di riportare in vita i morti. Ad oggi, questa azienda dell'Arizona ha già provveduto a stipare in contenitori 145 corpi, conservati a 195 gradi sotto lo zero. Più di mille, e tra questi anche degli italiani, hanno già fatto richiesta per essere sottoposti al trattamento al momento della loro morte.

Non solo, vogliono anche lasciare tutti i propri averi in eredità a se stessi, convinti che un giorno potranno tornare in vita. Secondo il Wall Street Journal, la cosa in più di venti stati degli Usa è perfettamente legale. Dodici ricconi, attualmente stipati nei depositi della Alcor avrebbero già provveduto alle pratiche necessarie. Il caso, per quanto può sembrare strano, non è poi così assurdo: basti pensare che in Francia, pochi giorni fa, è stata negata a un certo Rémv Martinot la possibilità di ibernare i propri genitori.

Istituzione citata nell'articolo:

Alcor Life Extension Foundation




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Ultima modifica = (13-02-2006:09:54)  EDIT ARTICLE Nr. 22265  


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