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Vita in altitudine
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di: Donata Allegri

Cynthia Beall della Case Western Reserve University di Cleveland, negli Stati Uniti ha descritto, in un suo studio, le differenze del processo di adattamento biologico delle popolazioni del Tibet, delle Ande e dell'Etiopia che hanno vissuto per migliaia di anni respirando aria fine. Ma le soluzioni che i loro organismi hanno «adottato», per affrontare l'altitudine, sono diverse.

Se un abitante delle pianure oppure un turista si recano ad oltre 3000 metri di altitudine, dove l'ossigeno scarseggia, il ritmo della respirazione aumenta e dopo alcuni mesi il loro organismo inizia a produrre più emoglobina, la proteina che trasporta l'ossigeno nel sangue. Invece le persone che vivono in montagna per tanti anni, o i loro discendenti, anch'essi producono più emoglobina, ma il loro ritmo di respirazione torna più o meno al livello originario; questa è stata anche la strategia evolutiva degli andini.

Per capire che cosa ci fosse alla base di questi cambiamenti fisiologici, Beall ha cominciato ad esplorare il codice genetico di ogni popolazione analizzando una breve regione del DNA nei mitocondri ed ha spiegato, intervenendo al convegno annuale dell'American Association for the Advancement of Science (AAAS) di Seattle, che le sequenze genetiche di andini, tibetani ed etiopi sono molto differenti. Gli Etiopi popolarono l'altopiano forse 50.000 anni fa, i Tibetani popolarono l'altipiano del Tibet circa 23.000 anni fa mentre l'altopiano andino è stato popolato circa 10.000 anni fa.

Se si analizza il sangue degli abitanti del Tibet si nota che hanno un ritmo di respirazione molto alto (come quello di chi è appena salito in montagna), ma un livello di emoglobina basso. Questo dimostra che quest'ultima non è così importante come si credeva in passato per l'acclimatazione. Entrambe le popolazioni si sono perfettamente adattate a vivere a grandi altitudini, anche se i loro organismi hanno adottato strategie differenti. Cynthia Beall ha registrato questa ricerca negli atti della National Academy of Sciences (PNAS).

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Case Western Reserve University

American Association for the Advancement of Science

Donata Allegri
E-mail: donata.allegri@ecplanet.com
Sito personale: Crocevia




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