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L'evoluzione dei vertebrati


di: Donata Allegri

Il genetista Mario Capecchi e il collega Deneen Wellik, dell'Istituto Medico Howard Hughes dell'università dell'Utah, stanno cominciando a capire come si sia formato lo scheletro durante la storia dell'evoluzione. In alcuni esperimenti gli studiosi hanno disattivato la funzione di due famiglie di geni che si pensava avessero importanza nella formazione dello scheletro dei mammiferi.

Mario Capecchi

I geni (Hox10 e Hox11) svolgono ruoli importanti nella costruzione e nella disposizione delle nervature, della spina e delle ossa. Nei topi nei quali erano stati disattivati i geni Hox10, si formava uno scheletro come quello dei serpenti, ossia con costole che dalla testa arrivano fino alla coda; quando erano stati disattivati i geni Hox11, le vertebre più basse e quelle sacrali assumevano la forma di quelle lombari; quindi i geni Hox10 e Hox11 controllano la morfogenesi degli arti e della spina dorsale.

  

Un piccione ha 5 paia di costole mentre un uomo ne ha 12, tale differenza è dovuta al fatto che un minor numero di costole facilita il movimento e la corsa, mentre durante la selezione naturale alcuni geni hanno cambiato la loro funzione imparando, ad esempio, ad inibire la formazione di alcune costole. Inizialmente lo scheletro aveva la funzione di proteggere l'animale da eventuali morsi ma tante ossa lo rendevano più pesante ed ostacolavano la corsa.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

University of Utah

Donata Allegri
E-mail: donata.allegri@ecplanet.com
Sito personale: Crocevia




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