COPERTINA
Inquinamento elettromagnetico - 42890 -6-6
 <<SCIENZA>>   TECNOLOGIA   ASTRONOMIA   SALUTE   ECOLOGIA   VARIE   POSTA 
  Archeologia   |   Batteri   |   Botanica   |   Comunicazione   |   Epidemie   |   Fauna   |   Fisica   |   Geologia   |   Genomica   |   Insetti   |   Materiali   |   Pianeta sommerso   |   Ricerche   |   Scienza eretica   |   Storia   |   Ufologia   |   Volatili   |

Pianeta sommerso

Ecosistemi: il ruolo dei virus
Sintassi nel canto delle balene
Coralli nel Mediterraneo
Grigliata di pesce… addio !
Alghe tossiche
Le difese di una lumaca marina
Praterie marine addio
Il progetto Emma
Un vertebrato piccolissimo
Rock life
Aliens of the deep
Destino delle specie ittiche
I segreti dello squalo balena
Sottomarini per gli abissi
Acque marine verdastre
Ecografia e ambulatorio subacqueo
Disturbi ordinati
Plancton e clima
Calamari giganti a Los Angeles
Il cervello dei delfini
Il nuoto dei delfini
Le spine del riccio di mare
I lamantini della Florida
Salute e organismi marini
La salvezza per i coralli?
I tentacoli delle piovre
Le tsunami viste dallo spazio
Le alghe per neutralizzare il DDT
Impulsi elettrici dei pesci
La strategia della canocchia
Tonno rosso in pericolo
Il nuoto dei grandi pesci
Coralli distrutti dalla pesca
Scomparso il pescegatto gigante
Censimento della Vita Marina
La chitina oceanica
L'alga focus
Geni umani nei coralli
Muta la salinità oceanica
Le mutazioni del fitoplancton
I delfini come l'uomo
Caviale in estinzione
SOS per i pesci d'acqua dolce
5000 nuove specie in mare
Oceani tutti da scoprire
Anguille in pericolo estinzione
Balene sottostimate
Nuove specie di pesci
Coralli in declino ai Caraibi
Dugongo in estinzione
I pesci soffrono il dolore
Il tonno rosso
Lo zebrafish rigenera il suo cuore
ISMAR-CNR sotto l'oceano
Sempre meno pesci
Un nuovo cavalluccio marino
Risorse del fondo marino
Fiji: santuario per le balene
La dinamica degli squali
Come si produce il pesce allevato
La Shell studia le balene ma...
L'Islanda vuole cacciare le balene
Cirripedi in pericolo
L'ipossia degli oceani
Delfini: un fischio li salverà
Tartarughe liuto in pericolo
Le funzioni del pH delle acque
Oceani pieni di farmaci
L'idrodinamica del pesce scatola
Protetti i cavallucci di mare
Progettare una riserva marina
Giappone: trovata medusa gigante
Le tartarughe hanno il Gps
Il moto ondulatorio degli oceani
Coralli in grave declino
Un dispositivo anti squalo
Un'isola sommersa
Troppo rumore nei mari
Specie ittiche in pericolo
Il pesce lupo
Il celacanto
Il canto delle balene
Creature degli abissi
Come nasce il maremoto
Barriere coralline da salvare
Grigliata di pesce… addio !
Grigliata di pesce… addio !


di: Bruna Pelucchi

Uno studio pubblicato su Science prevede per il 2048 il collasso della disponibilità mondiale di pesce.

Siete degli amanti della cucina a base di pesce ? Allora dovete sbrigarvi e portare i vostri figli nel vostro ristorante preferito perché da grandi potrebbero non avere il piacere di gustare una grigliata mista o un piatto di sushi !

In un recente articolo apparso su Science, Boris Worm dell'Università canadese di Dalhousie (Halifax, Canada) ha dichiarato che entro il 2048 assisteremo ad un drammatico tracollo della disponibilità di pesce a livello mondiale. È noto da tempo che la biodiversità animale dei nostri oceani, sia in termini di quantità che di qualità, è sempre più compromessa. Le cause sono imputabili allo sfruttamento eccessivo, all'inquinamento, alla scomparsa di specifici ecosistemi ed ai cambiamenti climatici globali.

I dati, pubblicati su Science, sono il risultato del See Around Us Project, gestito dalla University of British Columbia a Vancouver (Canada), che ha raccolto 500 milioni di registrazioni relative alla composizione del pescato in tutto il mondo. Dall'analisi di queste informazioni è stato ricostruita l'evoluzione temporale dell'abbondanza di pesce negli oceani. È così emerso che le riserve di pesce presenti nel 2003 erano calate del 30% rispetto a quelle del 1950. Estrapolando queste tendenze al prossimo futuro gli scienziati prevedono che, in assenza di contromisure, la situazione arriverà al collasso nel 2048, quando le riserve scenderanno al di sotto del 10% del loro valore originario.

In un recente rapporto della Scripps Institution of Oceanography (University of California) pubblicato su Nature, sono state esaminate le variazioni nelle riserve di pesce degli ultimi 50 anni. Per isolare l'effetto dovuto alla sfruttamento umano, gli autori hanno confrontato i dati relativi alle specie sfruttate nella pesca rispetto a quelle non sfruttate. Nelle prime si osservano delle più marcate fluttuazioni quantitative nel corso degli anni.

La spiegazione fornita dagli autori è che la pesca altera la normale composizione della popolazione di una specie, tendendo a concentrarsi soprattutto sugli individui di maggiori dimensioni. Si tratta degli individui più anziani, quelli con maggiore esperienza ed efficienza riproduttiva, i quali giocano un ruolo fondamentale quando la specie deve recuperare numericamente dopo un’avversità ambientale o climatica.

Come conseguenza, ogni volta che un fenomeno naturale determina una riduzione della popolazione, queste specie hanno maggiori difficoltà a ripristinare il loro numero. Quindi il danno dovuto alla pesca intensiva avviene su due diversi livelli. Da un lato, sul lungo periodo, si verifica un impoverimento in termini assoluti della disponibilità di pesce. dall’altro, nel più breve periodo , ad indebolisce la specie accentuando le oscillazioni fisiologiche della popolazione dovute ad avversità ambientali.

Gli scienziati sono tuttavia ottimisti. Laddove si sono operati degli sforzi per la conservazione, il declino della pesca è stato più contenuto. Concentrandosi su specie meno sensibili ai danni provocati dalla pesca intensiva, come aringhe e sgombri, ripristinando gli habitat, diminuendo l'inquinamento e le modificazioni climatiche è ancora possibile rimediare. Benché sia chiaro che l'analisi del pescato offre sicuramente un quadro riduttivo e semplificato della biodiversità marina, non vi sono in pratica fonti alternative di dati. La valutazione delle estinzioni a livello degli oceani è molto difficile. A livello di habitat regionali, come estuari o barriere coralline, è comunque chiaro il drammatico calo del numero delle specie.

Gli sforzi volti a conservare la biodiversità non vanno visti in contrapposizione allo sviluppo economico a lungo termine. Si tratta invece di obiettivi strettamente collegati. Promuovendo una pesca sostenibile, tenendo sotto controllo degli inquinanti e creando riserve marine possiamo investire in riproduttività e affidabilità dei beni e dei servizi legati all'oceano, la fonte primaria di cibo e di sopravvivenza per parte consistente della popolazione mondiale.

Data pubblicazione articolo: novembre 2006

Bibliografia:
Worm Boris. et al.; Science, 314:787-790; 2006
Hsieh Chih-hao. et al.; Nature, 443:859–862; 2006

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

University of Dalhousie, Halifax, Nova Scotia

Progetto See Around Us della University of British Comumbia

Scripps Institutions of Oceanography, UCSD




VERSIONE STAMPA  VERSIONE STAMPA     INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO


N.B.: gli eventuali indirizzi di recapito presenti nell'articolo possono cambiare senza che la redazione di ECplanet ne venga a conoscenza.
Ultima modifica = (12-11-2006:11:25)  EDIT ARTICLE Nr. 27455  


Mailing List
Richiesta iscrizione

Mailing List
Richiesta cancellazione


Copyright © 1997 - 2008 ECplanet - tutti i diritti riservati , disclaimer
Admin PPK-Webbased Content Management System (C) by PPK-Webprogram
Benchmark timer:stop( 0.5186)