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redazione ECplanet

Pamela Conrad, astrobiologa della NASA al Jet Propulsion Laboratory, ha partecipato alla spedizione di Cameron. Lo scorso 16 giugno. In una recente intervista peer Astrobiology Magazine ha spiegato come il suo lavoro potrebbe aiutare la ricerca di vita aliena.

Il Mars Immunoassay Life Detection Instrument (MILDI) userà un sottile biochip per rivelare la vita su Marte basandosi sull'ipotesi che su Marte vi siano i stessi composti chimici prebiotici che sulla Terra. Pamela Conrad, del Center for Life Detection del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, California, è convinta che usando la straegia degli anticorpi sarà possibile riconoscere le forme di vita presenti su Marte, qualunque esse siano. Sebbene ancora non vi sia un largo consenso tra gli astrobiologi riguardo quali molecole cercare per determinare la via. Il rivelatore di anticorpi è solo una nuova strategia in via di sperimentazione.

“Se trovassimo tracce di vita su Marte nelle rocce, come potremmo studiarle ? L'unica cosa che possiamo fare nel frattempo è condurre esperimenti sulla Terra. Ed è quello che stiamo facendo nell'Artico e nell'Antartico. Nell'Artico abbiamo individuato un vulcano vecchio circa 200 mila anni, fatto di basalto weathered, che contiene minerali molto simili a quelli rinvenuti sul controverso meteorite marziano con all'interno microrganismi fossilizzati. Sempre nell'Artico, all'interno delle rocce esistono comunità microbiche stratificate che si congelano durante l'inverno, si risvegliano in primavera e tornano a vivere in estate. Al momento, stiamo cercando di mettere a punto tecniche non-invasive per studiare questi microorganismi all'interno delle rocce, in modo poi da poterlo fare anche su Marte. Il mio gruppo sta lavorando con una tecnica ottica chiamata “laser induced native fluorescence” che sfrutta forme d'onda luminose molto corte, che diventano fluorescenti a contatto con molecole organiche. Inoltre, usiamo il braccio meccanico di un sommergibile per rilevare le molecole organiche trasportate dai venti idrotermali sulla superficie del mare. Per ricavare ancora maggiori informazioni possiamo analizzare le proprietà vibrazionali dei legami atomici”.

“In Antartica, gli organismi vivono in certi tipi di roccia che hanno molti pori per mantenere l'idratazione, assorbire calore e resistere alle temperature estreme. Vi sono diversi tipi di organismi che vivono nelle rocce. Quelli che vivono nei pori non si trovano in profondità, a circa 1 cm e mezzo, altri invece si spingono all'interno delle roccee sono chiamati “casmoliti”. La loro sopravvivenza si basa su chemo-sintesi, sfruttano cioè i processi chimici associati alle rocce per ricavare l'ossigeno necessario. Questi organismi non hanno bisogno di luce, vivono nel profondo delle rocce in specifiche strutture comunitarie chemo-sintetiche. Non possiamo rischiare di alterare le condizioni chimiche e termo-dianamiche della roccia, perché questo significherebbe distruggere la comunità che vi abita all'interno”.

“Studiare la vita microbica terrestre è davvero eccitante, anche perché i microbi sono dappertutto. La maggiorparte della biodiversità terrestre è microbica, poiché i microbi possono vivere in qualsiasi tipo di ambiente, sulla Terra come su Marte”.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Life in Extreme Environments The Astrobiology Web Your Online Guide to the Living Universe




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N.B.: gli eventuali indirizzi di recapito presenti nell'articolo possono cambiare senza che la redazione di ECplanet ne venga a conoscenza.
Ultima modifica = (06-12-2005:08:00)  EDIT ARTICLE Nr. 21020  


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