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La salvezza per i coralli?
La salvezza per i coralli?


a cura della redazione GT

La sedia elettrica

Il sole del tardo pomeriggio avvolge la spiaggia di un piacevole tepore, le onde si infrangono dolcemente sul bagnasciuga. A chi ha deciso di concedersi una bella passeggiata, può capitare di imbattersi in un curioso groviglio di cavi bianchi piantati nella sabbia fine e scura, che sembrano sparire nel mare ingoiati da enormi palle di plastica blu che ondeggiano nell'acqua. Cavi che sembrano spuntare dal nulla, nota estetica dolente in questo angolo di paradiso tropicale che è la costa nordoccidentale balinese.

Brutti da vedere, certo, ma componenti fondamentali di un esperimento sottomarino estremamente insolito e ambizioso: l'utilizzo di corrente elettrica a basso voltaggio per stimolare la ricrescita dei tratti di barriera corallina più danneggiati. Il progetto è stato ideato quattro anni fa da un esperto biologo americano, Tom Goreau, e da un professore di architettura tedesco, Wolf Hilbertz, e finora ha ottenuto ottimi risultati.

Con una superficie coperta di oltre trenta chilometri, il progetto Karang Lestari - in indonesiano “conservazione dei coralli” - è il più ampio vivaio corallino al mondo a utilizzare questa tecnologia. «Le differenze nelle composizione della barriera si notano a occhio nudo, i miglioramenti si susseguono a ritmo serrato», spiega Chris Brown, titolare del Reef Seen Aquatics Dive Center, che sponsorizza l'iniziativa insieme ad alberghi e negozi locali. La stessa tecnica è in fase di sperimentazione in altre località tropicali - una fra tutte: le Mauritius, nell'oceano Indiano - ma l'impianto balinese è il più vasto e ambizioso nel suo genere.

L'Indonesia ospita 581 delle 793 specie di coralli conosciute. La maggior parte di esse vive proprio nella baia di Pemuteran, da tempo una delle mete favorite dai sub che, se la barriera muore, si sposteranno altrove, con pesanti ripercussioni sul turismo. Sul fondale sabbioso, tra i tre e i sette metri di profondità, sono state installate decine di griglie fatte di spranghe saldate tra loro. Viste dall'alto, hanno tutto l'aspetto di un parcogiochi sottomarino. I cavi che trasmettono la corrente sono assicurati alle sbarre e collegati a stazioni di carica sulla riva. Stando ai calcoli di Brown, ogni settimana viene consumato lo stesso quantitativo di elettricità bruciato in un mese da una lampadina da 60 watt.

Chi non ama le immersioni può seguire il recupero della barriera dalle fotografie a colori esposte ai Taman Sari Bali Cottages, sponsor che, attraverso una donazione di 15 mila dollari in contanti, ha permesso al progetto di vedere la luce nel 2000. Brown, australiano trasferitosi in questo villaggio di pescatori da ottomila anime nel 1992 e co-proprietario dei cottage, spiega come nei giorni successivi alle prime scariche di corrente, le barre abbiano sviluppato una patina di calcare biancastro, che ha fatto da indispensabile supporto alla ricrescita dei coralli. Sulle griglie, poi, sono stati impiantati piccoli frammenti di corallo vivo, che - aiutati dall'elettricità - hanno iniziato a crescere «tra le cinque e le dieci volte più velocemente del normale, con colori più brillanti e con una maggiore resistenza al calore dell'acqua e all'inquinamento», aggiunge un altro proprietario dei Taman Sari Cottages, un americano soprannominato Naryana.

Alcuni coralli sono stati trapiantati direttamente sulle barre, attaccati con dei cavi o posizionati in apposite nicchie. Stessa procedura è stata applicata a spugne, tunicati e anemoni. Con esiti straordinari: sono stati registrati colori di eccezionale vivacità e crescite di oltre un centimetro e mezzo in meno di un mese. Non solo: nei circuiti interessati da accidentali cali di tensione si sono riscontrati sviluppi meno evidenti e colorazioni più opache.

«Finalmente, sono tornati i pesci, anche quelli degli abissi che si spostano in barriera per riposare durante il giorno», osserva Naryana. La barriera così rigenerata ha attirato calamari giganti, seppie, ricci di mare e stelle marine. Nell'area si sono concentrati anche pesci pipistrello, damigelle arabe, e fitti branchi di snapper. I sub hanno anche riferito la presenza di numerosi pesci giovani: buon segno, perché annunciano il progressivo ritorno a un equilibrio dell'ecosistema e alla formazione di popolazioni di esemplari autosufficienti.

Naryana, che quando viveva ancora in Nebraska si chiamava Randall Dodge, ricorda la barriera “una terra desolata” prima dell'avvio del progetto. Nei primi anni Novanta El Nin~o l'aveva letteralmente devastata, uccidendo la maggior parte dei coralli presenti nei bassi fondali. La crisi economica asiatica del 1998, poi, aveva costretto i pescatori locali, per non morire di fame, ad adottare pratiche di pesca scriteriate che hanno peggiorato ancora di più le cose. A metà anni Novanta, un'altra catastrofe sfiorata, con l'arrivo di 70 mila voracissime “corone di spine” (particolare tipologia di stella marina che si nutre di coralli duri, n.d.t.), che solo l'intervento dei sommozzatori riuscì a eliminare dai fondali prima che l'intera barriera finisse divorata.

E cittadini consapevoli, come Brown e Naryana, da tempo promuovono campagne di utilità sociale per informare gli indigeni delle conseguenze a lungo termine della pratica più pericolosa per la vita dei coralli: la pesca con esplosivi. «I pescatori di Pemuteran alla fine hanno smesso», spiega Naryana. «C'è stato bisogno di educarli, di parlare con loro e di dimostrare concretamente che il loro futuro sta nella conservazione dell'oceano».

Naryana è infatti d'accordo con Goreau e Hilbertz nel sostenere che questo progetto non è solo la riattivazione di un ecosistema: vuol dire piuttosto investire nella difesa di specie di coralli che stanno rapidamente scomparendo e di pesci che sulla barriera basano la propria sopravvivenza. Brown, dal canto suo, spera che questa tecnica si diffonda nei paesi che non hanno abbastanza soldi per permettersi il ricorso a metodiche più costose. «L'elettricità rafforza i coralli già esistenti, e ha profonde ripercussioni su quelli circostanti», spiega. «Ciò dimostra che si può anche prendere del bel corallo e migliorarlo ancora di più».

Per approfondire:

Il progetto Karang Lestari

In collaborazione con la redazione GT




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