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Il filo delle ragnatele
Il filo delle ragnatele


di: Donata Allegri

400 milioni di anni fa comparvero sulla Terra i primi ragni. il filo della tela del ragno era da tempo al centro dell'interesse di ingegneri e scienziati per le sue potenziali applicazioni in campo medico e scientifico dato che il materiale che compone le ragnatele è straordinariamente robusto, elastico e leggero, e viene prodotto a temperatura ambiente e senza far uso di reagenti chimici inquinanti.

I ragni producono sette tipi di tela diversi, ognuna delle quali si adatta a particolari scopi. Gli scienziati sono interessati soprattutto a riprodurre la cosiddetta tela dragline, quella utilizzata per costruire il cerchio esterno della rete e i fili che irradiano dal centro. La dragline è anche la tela che i ragni tessono quando cadono dal soffitto. La forza e l'elasticità di questa tela ne fa un candidato eccellente per un'ampia gamma di applicazioni mediche ed industriali, tra cui tendini e legamenti artificiali, suture per microchirurgia, giubbotti antiproiettile, corde per i paracadute e cavi per aiutare gli aeroplani a fermarsi in fase di atterraggio.

Per la prima volta Thomas Scheibel dell'Università Tecnica di Monaco di Baviera, Uri Gat della Hebrew University di Gerusalemme e colleghi sono riusciti, con le tecniche dell'ingegneria genetica, a generare la produzione spontanea della fibra di fotoricettore di ragno in cellule ospiti di insetto. Questa fibra si compone soprattutto da due proteine, Adf-3 ed Adf-4, che sono geneticamente simili e sono prodotte in una ghiandola nell'addome del ragno.

Il processo per cui queste proteine riescano a produrre la ragnatela è ancora sconosciuto. Per ottenere questi risultati gli scienziati si sono avvalsi del sistema di espressione di un baculovirus ed hanno fatto riprodurre ADF-3 e ADF-4 in cellule di insetto, i risultati sono stati notevoli, probabilmente perché i ragni sono vicini agli insetti, essendo entrambi artropodi. Questo studio è molto importante e troverà applicazioni in tanti campi, è stato pubblicato sulla rivista “Current Biology”.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Technische Universität München

Donata Allegri
E-mail: donata.allegri@ecplanet.com
Sito personale: Crocevia




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