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I porcellini di Sant'Antonio
I porcellini di Sant'Antonio


a cura del CNR

Sette paia di zampe sotto un corpo sgraziato, piccoli di dimensione (da 1 millimetro a 6 centimetri), non superano i 9 anni di età, ma in media arrivano fino a 2 anni. Vivono in ambienti molto umidi e poco illuminati, nel terreno, nelle crepe dell'intonaco di vecchie case, sotto il legno in decomposizione o i ceppi e sotto le pietre, ma spesso si trovano anche in zone aride. Parliamo di isopodi terrestri, piccoli crostacei meglio conosciuti come porcellini di Sant'Antonio e ancora più conosciuti per la caratteristica che hanno alcuni di loro di appallottolarsi, sia in caso di pericolo sia per evitare di perdere troppa acqua dal corpo per evaporazione.

Anche se sono presenti quasi ovunque - 3800 specie in tutto il mondo, 350 solo in Italia - sono uno dei gruppi animali meno conosciuti.

Dall'apparenza insignificanti, questi crostacei nascondono un'infinità di misteri: alcuni si riproducono per partenogenesi, cioè senza fecondazione da parte del maschio dando vita a popolazioni solo di sesso femminile; tutti gli altri hanno sessi separati e alcuni, che abitano nel deserto, vivono in coppia e costruiscono una tana dove vengono allevati i piccoli. "Ma il problema più importante per la loro sopravvivenza, soprattutto per quelli che vivono in ambienti aridi, è l'acqua, ci spiega Stefano Taiti ricercatore della Sezione di Firenze dell'Istituto per lo Studio degli Ecosistemi, uno dei pochi studiosi italiani, insieme a Franco Ferrara, di questo gruppo di crostacei.

                 

Gli isopodi terrestri - prosegue Taiti - si procurano l'acqua di cui è composto il 60-70 per cento del loro organismo assumendola insieme al cibo, costituito da materiali organici in decomposizione, oppure succhiandola con le ultime zampe, che unite formano una specie di pompa aspirante".

Ma se è difficile procurarsi l'acqua, ancora più complicato è riuscire a conservarla. Studiando questi animali, i fisiologi hanno scoperto che i porcellini non fanno pipì, e che l'ammoniaca sciolta nell'acqua di escrezione viene eliminata tramite evaporazione, passando attraverso una serie di canali sulla faccia inferiore del corpo, ed il liquido viene poi riassorbito e rimesso in circolo.

A facilitare la conservazione dell'acqua concorrono anche le loro abitudini: conducono vita notturna e di gruppo. Provate ad alzare una pietra, ne potete scoprire centinaia.

Autore: Maria Teresa Dimitri
Fonte: Stefano Taiti
Sezione di Firenze dell'Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del CNR
Pallanza Verbania (Novara)
Phone: +39 055/2288203
E-mail: taiti@fi.cnr.it




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