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L'insetto detossificatore
L'insetto detossificatore


di: Enrico Loi

La scoperta, effettuata dai ricercatori della Cornell University in un impianto di trattamento delle acque fognarie di New York, che la varietà 195 dell'insetto Dehalococoides ethenogenes può purificare l'ambiente detossificando l'inquinante PCE (percloroetilene), un solvente clorurato usato per la pulizia a secco, aveva sollevato due questioni: è possibile usare colture di questi microrganismi naturali come agenti bioriparatori per purificare siti contaminati da solventi quali PCE o TCE (tricloroetilene) ? E che cosa mangiavano questi insetti, prima che i composti sintetici clorurati fossero inventati, 50 anni or sono ?

Il sequenziamento del genoma della varietà 195, completato presso il The Institute for Genomic Research (TIGR), aiuta a rispondere alla seconda domanda. Nel frattempo, una nascente industria di biorisanamento basata su questo organismo potrebbe rispondere alla prima.

“La varietà 195 - spiega il microbiologo Stephen H. Zinder della Cornell University - possiede un genoma relativamente piccolo, con un numero di coppie di basi pari a soltanto un terzo di quelle di E. coli, ma è estremamente adattabile grazie alla presenza di gruppi di geni chiamati elementi genetici mobili. Assimilando questi elementi da altri batteri, le varietà di Dehalococoides sembrano in grado di adattarsi e di trarre vantaggio dalle opportunità che incontrano”.

L'analisi genomica mostra come le diverse varietà dell'insetto riescano a produrre enzimi per declorurare i clorobenzeni, i cloronaftaleni, i bifenili policlorurati e le dibenzodiossine, semplicemente attivando e disattivando i geni quando l'organismo individua qualcosa di appetitoso. Poiché la varietà 195 richiede diversi nutrienti nel suo mezzo di crescita, è stata una sorpresa quando la sequenza del genoma ha rivelato la presenza di geni per fissare l'azoto e i residui di geni per fissare il biossido di carbonio. “Una volta - osserva Zinder - doveva trattarsi di un organismo molto più indipendente”.

Data articolo: giugno 2007

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Cornell University

Institute for Genomic Research




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