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Il giorno della locusta
Il giorno della locusta
di: Alessio Mannucci
“E le locuste salirono su tutto il paese d'Egitto e si posarono su tutto il territorio in gran quantità. Non c'era mai stato un simile flagello di locuste prima e non ce ne sarà più un altro”. Così è scritto nella Bibbia. Accadde al tempo di Mosè: era l'ottava delle dieci piaghe che Dio scatenò contro gli egiziani e il faraone. Ma, checché ne dica la Bibbia, il flagello si è verificato di nuovo, mercoledì 17 movembre 2004: sciami di locuste rosa, provenienti dalla Libia, hanno invaso il Cairo e l'Egitto. Milioni di locuste hanno oscurato il cielo e la grande piramide di Giza. Dirette verso Israele.
IL GIORNO DELLA LOCUSTA
Il 28 luglio 2004, la FAO, organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, aveva lanciato da Algeri un appello “pressante” alla comunità internazionale per fronteggiare la calamità dell'invasione di locuste che interessava i nove paesi del Maghreb e del Sahel e riguardava 6,5 milioni di ettari di terra complessivamente. Per sostenere la lotta, secondo la FAO, ci sarebbe stato bisogno di quasi 83 milioni di dollari. Secondo il ministro algerino dell'agricoltura: “l'invasione rischia di provocare un'autentica catastrofe specialmente nei paesi del Sahel dove i mezzi di lotta sono più deboli”.

Il 25 settembre 2004, una grandiosa e devastante invasione di locuste colpisce, in Africa, Mauritania, Senegal, Mali e Niger, distruggendo dai tre ai quattro milioni di ettari. “L'invasione di locuste in Africa del nord-ovest è probabilmente più estesa di quella dell'ultima primavera”, ha riferito Keith Cressman, responsabile FAO. “Il successo di operazioni di controllo in Africa Occidentale è cruciale se vogliamo ridurre la minaccia ai Paesi del Maghreb,” ha aggiunto. È stato valutato che dai tre ai quattro milioni di ettari di terra sono ormai infestati dalle locuste in Africa Occidentale. Secondo i rapporti, è andato perso il 40% di pascoli e il 10% di verdure.

Uno sciame di locuste copre fino a 200 chilometri in un giorno. Una tonnellata di locuste (una porzione molto piccola di uno sciame medio) mangia quanto 2500 persone. Le locuste vivono tra tre e sei mesi. Lentamente gli insetti si spostano facendo piazza pulita dei pascoli al ritmo contenuto di un chilometro al giorno. Poi, attaccano gli alberi e si affollano sui tronchi con una densità di parecchie migliaia per metro quadro. Da piaga biblica a «arma di distruzione di massa africana», come l'ha definita un giornalista della Mauritania, l'invasione delle locuste è un fenomeno stagionale come gli uragani del Golfo del Messico solo che - esattamente come gli uragani - il cambiamento climatico ne ha accresciuto la virulenza e le dimensioni. L'invasione di quest'anno è la peggiore dal 1987, che causò danni per 500 milioni di dollari.
Fino a questo momento, la crisi delle locuste ha colpito principalmente i paesi dell'Africa Occidentale. Dalla Mauritania al Niger, considerati l'epicentro del fenomeno. Nella scorsa primavera gli sciami sono migrati verso il Senegal e il Mali dove, inaspettatamente, si sono affacciati anche nelle città. Si tratta di paesi dipendenti dall'agricoltura e dall'allevamento con endemici problemi di sottoalimentazione. Paesi nei quali la distruzione del 50% del raccolto significa una cosa sola: fame e morte. Fino a questo momento, malgrado gli appelli che risalgono al febbraio scorso e malgrado gli stanziamenti immediatamente annunciati alla stampa, di soldi veri ne sono arrivati ben pochi: dei 24 milioni di dollari promessi dai paesi donatori solo 4 si sono effettivamente materializzati.

Il direttore generale della FAO, Jacques Diouf, che nel settembre scorso ha presenziato a Roma - in collegamento diretto con Ginevra - una conferenza stampa sulla piaga delle cavallette, è stato categorico: se non si riuscirà a mettere sotto controllo l'invasione e contenere i danni, nella primavera del 2005 si potrebbe assistere a un fenomeno inedito. Approfittando dell'avanzata del deserto gli sciami si stanno infatti lanciando alla conquista di nuovi territori: verso sud, in Gambia e Guinea, dove ci si aspetta che arrivino a dicembre; verso nord, dove si apre lo sterminato Magreb, dal Marocco alla Libia, passando per Algeria e Tunisia; e verso oriente dove, nella peggiore delle ipotesi, potrebbero imboccare la lunga strada che, attraverso il Golfo conduce fino al nord dell'India. Intervenire prima che si formi lo sciame è più efficace e meno costoso perché quando le locuste sono in volo serve molto più pesticida - circa tre volte tanto - che a quel punto va irrorato con gli aerei, con danni ambientali facilmente immaginabili.
LOCUSTE SU GIZA
Il 1 novembre 2004, uno sciame di locuste locuste rosse africane invade Cipro. Il ministero dell'Agricoltura ha reso noto che gli insetti sono stati avvistati prima nella riserva naturale di Akamas, sulla costa occidentale dell'isola, poi si sono rapidamente spostati verso la città costiera meridionale di Limassol. "Sono migliaia, prima avevo visto queste scene solo alla televisione", ha detto Andreas Kazantzis, funzionario del ministero nella regione occidentale di Paphos. Il 17 novembre 2004, l'invasione di locuste, favorita dai forti venti, oscura il cielo sopra le piramidi di Giza, al Cairo, rievocando la narrazione biblica delle piaghe d'Egitto.

Le locuste, che raramente fanno la loro comparsa a Cipro, hanno divorato patate e banane, e ancora non è stata fatta una stima dei danni; gli agricoltori hanno cercato di correre ai ripari chiudendo le serre e irrorando i campi con pesticidi. Gli insetticidi normalmente usati contro le locuste degradano entro sette giorni, un tempo piuttosto limitato. Si tenta di contenere l'inquinamento attraverso un approccio integrato pensato, fra l'altro, per ridurre il rischio che le cavallette sviluppino una resistenza ai prodotti, come sempre accade quando si fa uso d'insetticidi. La FAO ha perfino avviato un programma sperimentale per l'uso di agenti di controllo biologici, la cui l'efficacia deve essere tuttavia dimostrata.
FORMICHE KILLER
Secondo uno studio pubblicato dalla dottoressa Leah Poldi dell'Università Ben Gurion del Negev, alcune formiche soldato della specie Camponotus Saund, originarie della Malesia, se attaccate reagiscono lasciandosi “esplodere” e spargendo in tal modo un veleno paralizzante sugli avversari. Le formiche, molto combattive e veloci, presentano una caratteristica particolare: riconoscono immediatamente il loro obiettivo principale e lo attaccano in pochi secondi, disponendosi in una formazione “a cuneo”. Secondo l'entomologa, “modificando geneticamente le formiche con l'inserimento di un gene 'accrescitore' del veleno che secernono e stimolandone la naturale aggressività le stesse si potrebbero rivelare un'ottima arma di contenimento naturale delle invasioni di locuste o di altri parassiti delle colture, attaccando i nemici coi loro feromoni.”
L'INVASIONE CONTINUA
Il 21 novembre, la piaga si sposta in Israele: un nugolo di milioni di cavallette si è riversato nel deserto del Negev, investendo numerose località, anche turistiche. Il Ministero dell'Agricoltura ha decretato lo stato di allarme e inviato aerei carichi di insetticidi.
Se, nei centri abitati, tra cui la località balneare di Eliat, le locuste hanno causato il panico tra gli abitanti, sono gli agricoltori ad essere i più preoccupati perché temono danni ingenti alle piantagioni, memori dell'invasione in In Burkhina Faso, nell'agosto 2004, che ha distrutto il 90% dei raccolti.
E-mail: Alessio Mannucci
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