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Geologia

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Le placche continentali
Le placche continentali


di: Stéphanie Scatizza

Dal mantello alla superficie terrestre: quante sorprese!

Fino ad oggi si è sempre pensato che le placche continentali cambiassero direzione più o meno indipendentemente dal mantello sottostante. Ma con l‘aiuto di nuove tecnologie informatiche, i geologi stanno iniziando a capire che essi sono interconnessi. I vortici delle rocce fuse del mantello terrestre potrebbero infatti avere un effetto sulla superficie del pianeta.

Grazie ad un calcolatore all‘avanguardia, utilizzato per creare modelli tridimensionali del mantello, il geologo Scott King della Perdue University ha dimostrato che alcune grandi strutture della superficie potrebbero essere il risultato di improvvisi cambiamenti nella direzione del moto delle placche continentali. Secondo King, la terza dimensione è importante e dobbiamo prendere in considerazione le profondità della Terra per capirne la superficie.

Invece di muoversi semplicemente in linea retta per milioni di anni, le zolle possono anche cambiare direzione oppure invertire il proprio moto a causa della convenzione nel mantello. I risultati della ricerca di King, pubblicati sulla rivista „Earth and Planetary Science Letters“, potrebbero portare ad un ripensamento sui meccanismi con cui le più importanti strutture geologiche della terra (i continenti e le catene montuose) cambiano nel tempo.

Le teorie più note del passato infatti, hanno sempre sostenuto che le placche fossero „oggetti“ sostanzialmente piatti che, in caso di collisione, potessero rompersi o scivolare l‘uno sotto l‘altro. Si pensava però che le remote profondità del mantello avessero un‘influenza minima sul moto delle placche, a causa del loro movimento decisamente più lento.

Al centro dell‘interesse e degli studi di Scott King e dei suoi colleghi, c‘era soprattutto la catena montuosa delle Hawaii, le cui montagne si sono formate una alla volta, man mano che la crosta si muoveva rispetto ad un punto caldo del mantello. Una catena montuosa inconsueta, non rettilinea, che presenta una curva che nessuno aveva mai saputo spigare.

Grazie a King, questo mistero è finalmente stato svelato. „Se la crosta si stesse semplicemente muovendo nella stessa direzione, -spiega il geologo-, una catena montuosa non potrebbe avere una così brusca piega. Iniziammo dunque a pensare che la crosta stesse originariamente muovendosi verso Nord, ma che qualche forza ne abbia poi cambiato la direzione“.

Secondo le mappe tridimensionali realizzate dal gruppo di King, le zone più fredde e quelle più calde del pianeta si arrotolerebbero le une attorno alle altre, raggruppandosi come fanno le nubi durante un temporale. Nel corso dei millenni infatti, si formano fronti caldi e freddi (simili a quelli dell‘atmosfera), che possono muovere le montagne sulla superficie. Queste sorti di „temporali“, pensate un po‘, sono in grado di esercitare forze, sufficienti, addirittura, a far cambiare la direzione del fondo dell‘Oceano Pacifico di ben 45 gradi!

Quando si dice „forza della natura….“!


Scott D. King
Phone: +1 (765) 494-3696
E-mail: sking@purdue.edu

Purdue University




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