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Il fiume rosso
Il fiume rosso


di: Edoardo Capuano

Gli antichi Fenici lo chiamavano "Ur-yero" che significa Fiume di fuoco. Il Rio Tinto, che scorre in Spagna, sembra infatti proprio un fiume di fuoco a causa della colorazione rossa e dell`acidità delle sue acque. Entrambe le caratteristiche sono dovute al fatto che il fiume attraversa i più grandi giacimenti di rocce piritiche del mondo.

Una équipe di ricercatori guidata da Linda Amaral Zettler, del Marine Biological Laboratory (Massachusetts), ha svolto un interessante studio per stabilire quali siano le forme di vita che possono sopportare ambienti estremamente ostili, simili a quelli che potevano esistere milioni di anni fa sul nostro pianeta oppure su altri pianeti, come ad esempio Marte.

Dall`analisi delle acque del Rio Tinto sono emerse biomasse di organismi eucarioti composti da cellule aventi un vero nucleo, con il dna separato dal citoplasma. Questi organismi si sono adattati a vivere nelle acque del Rio Tinto in cui sono disciolti metalli come il ferro, cromo, rame, titanio, nichel e zinco. Le concentrazioni sono in percentuale variabili: ad esempio, in un litro di acqua del Rio Tinto è possibile rilevare dai 3 ai 20 grammi di ferro per litro.

Per molto tempo si era attribuito il colore rossastro delle acque all`inquinamento delle molte miniere di rame presenti nell`area. Ma dieci anni fa circa, Ricardo Amils, biologo e studioso delle possibili forme di vita extraterrestri, scoprì che erano i batteri a modificare le acque del Rio Tinto dopo aver trasformato lo zolfo e il ferro in acido solforico e ossido di ferro.

Le caratteristiche di questo fiume sono immutate da ormai 5000 anni. Nel 1556 l`esploratore Diego Delgado, riferendosi al Rio Tinto, scrisse: "Non esistono pesci o altre forme di vita nel fiume, né persone o animali possono berne le acque. Ho preso una rana e l`ho gettata nel fiume e questa è morta senza riuscire a venir fuori dell`acqua".

Questa è la prova inequivocabile che in questo fiume spagnolo vivono dei batteri che si sono evoluti indisturbatamente a partire da 300 mila anni fa.

Mitchell L. Sogin, direttore del Josephine Bay Paul Center, il medesimo istituto della ricercatrice Linda Amaral Zettler, sostiene che i microrganismi si adattano all`ambiente attraverso precise linee evolutive diversificate. Per identificare le relazioni tra le diverse specie, i ricercatori hanno scandagliato i geni contenuti nel dna degli organismi che vivono nel Rio Tinto.

L`identificazione, che è stata eseguita col metodo dell`ecologia molecole, ha permesso di accertare che alcune tipologie di microbi del fiume sono correlate a quelle che vivono in condizioni normali. Questo dimostra che l`adattamento evolutivo ad ambienti acidi non necessita di salti molto lunghi. Il prossimo obiettivo dei ricercatori sarà quello di accertare come i batteri del Rio Tinto possano mantenere delle condizioni fisiologiche normali in presenza di un ambiente esterno così acido.


Linda Amaral Zettler
Marine Biological Laboratory
7 MBL Street
Woods Hole, Massachusetts 02543-1015
Phone: +1 508-548-3705 X6615
Fax: +1 508-457-4727
amaral@evol5.mbl.edu
http://www.mbl.edu/


Ricardo Amils
Catedrático de Microbiología
Centro de Biología Molecular (CBM)
Universidad Autónoma de Madrid
Cantoblanco, Madrid 28049, España
Teléfono 34-91-3978078
Fax 34-91-3978087
ramils@cbm.uam.es


Mitchell L. Sogin
sogin@evol5.mbl.edu
Josephine Bay Paul Center
http://hermes.mbl.edu/labs/JBPC/index.html




Linda Amaral Zettler 

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 width 250 X height 195 pixel cat 1 Mitchell L. Sogin 

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