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Esperimenti chimerici 5


di: Alessio Mannucci

L'agenzia britannica HFEA, che circa un mese fa aveva dato il via libera ai protocolli di ricerca sui “cibridi”, gli embrioni chimera, avrebbe commissionato un sondaggio (con modalità quanto meno discutibili) prima di decidere.

La tecnica in discussione prevede l’inserimento di una cellula somatica umana all’interno del citoplasma di una cellula uovo di origine animale privata del proprio materiale genetico, contenuto nel nucleo, ma con un residuo materiale genetico animale contenuto nei mitocondri, gli organuli deputati, per semplificare, al rifornimento energetico della cellula. La cellula risultante sarebbe così dotata di un nucleo contenente DNA umano e mitocondri contenenti DNA animale e prenderebbe il nome di “cibride” (dall'inglese “cybrid”, ovvero “cytoplasmic hybrid”). Una volta sottoposto ad un processo di attivazione, esso dovrebbe iniziare la sequenza di divisione e moltiplicazione cellulare tipica di qualsiasi embrione e, se in grado di raggiungere lo stadio di blastocisti, sarebbe distrutto per estrarne cellule staminali embrionali.

Molti commentatori si sono dichiarati favorevoli a questo genere di ricerca appoggiandosi su tre argomentazioni fondamentali: le possibili cure per le più svariate patologie che da una tale ricerca potrebbero derivare, il superamento attraverso queste ricerche delle difficoltà a reperire un numero sufficiente di cellule uovo umane e il superamento del problema etico rappresentato dalla successiva distruzione di embrioni umani per ottenere cellule staminali embrionali. I cibridi, si sostiene, non avrebbero infatti alcuna possibilità di svilupparsi in un organismo completo e comunque non verrebbero mai impiantati in un utero umano, ma verrebbero distrutti prima del 14° giorno.

La bioetica nasce proprio come scienza del limite nei confronti dell'imperativo assoluto che impone di fare tutto quello che è tecnicamente possibile fare. La riflessione bioetica, in cui i medici e ricercatori sono solo una delle parti coinvolte, deve essere messa in condizioni di esercitare esercita la sua saggia azione di controllo, specie da quando la scienza è diventata invasiva e manipolativa nei confronti della vita.

La creazione di questi organismi viventi (cibridi) pone il problema dell’identità umana, cioè di che cosa ci identifica come esseri umani. La questione della presenza di componenti genetiche animali in cellule a contenuto genetico nucleare umano rimanda per certi aspetti all'uso di parti di origine animale inserite artificialmente all'interno del corpo umano (xenotrapianti) di cui la Pontificia Accademia Pro Vita si è occupata in uno specifico documento. In esso, la liceità morale, da valutare caso per caso, trovava un limite nel pericolo di un possibile salto di agenti infettivi dalla specie animale a quella umana e nella perdita o modifica dell'identità della persona attuata attraverso l'uso di xenotrapianti di gonadi o encefalo, inscindibilmente legati all'identità personale, o di organi ad elevata valenza simbolica personale. Il caso dei cibridi però si discosta da quello degli xenotrapianti, perché è ad oggi ignoto se e quanto la presenza di materiale genetico di origine animale nei mitocondri di ogni cellula influenzi e modifichi l'identità umana di questo genere di organismi. L’incertezza è tale che neppure i vari enti che in Inghilterra si sono occupati della questione hanno trovato un minimo accordo tra loro quando hanno cercato di stabilire lo statuto umano o animale dei cibridi.

Una cosa è comunque certa: negare lo statuto embrionale a tale organismi equivale a negare un'evidenza scientifica, mentre è impresa di pensiero assai ardua non estendere le obiezioni sollevate contro la clonazione umana a questo genere di sperimentazione. Le rassicurazioni circa l'assenza di qualsiasi potenzialità organogenetica e di sviluppo embrionale di questi “ibridi citoplasmatici”, lungi dal rassicurare, rappresenta nell'orizzonte scientista una nuova sfida, una nuova conquista, che una volta raggiunta potrebbe ad esempio promettere un’infinita disponibilità di organi di ricambio, perché no, dotati anche di prestazioni funzionali superiori rispetto agli originali “solamente” 100% umani.

C'è poi la questione della distruzione degli embrioni per l'ottenimento di cellule staminali embrionali. Chi nega valore personale alla vita umana embrionale in toto, non ha alcuna difficoltà a concepire la distruzione di questi embrioni. Mentre di cirmine si tratta per chi tende a riconoscere e tutelare come valore incondizionato la vita umana dal concepimento alla morte naturale.

Quale nota non secondaria, la HFEA, l'ente di controllo britannico che ha espresso parere favorevole nei confronti di due distinti protocolli di ricerca con cibridi, avrebbe fatto dipendere la propria decisione dal risultato vincolante di una serie di sondaggi rivolti alla popolazione generale costati 150.000 sterline. Il chinarsi della scienza al giudizio delle persone normali dovrebbe essere colto come segno di provvidenziale umiltà, ma per essere tale dovrebbe essere condotto in maniera metodologicamente corretta. Nel sondaggio considerato espressione del favore popolare inglese a queste ricerche, il 61% del campione si è dichiarato a favore dei lavori “che potrebbero aiutare a capire alcune malattie, per esempio il Parkinson e la malattia del motoneurone”. Ma si tratta di un modo di porre la domanda di assai dubbia correttezza, poiché amplifica il principio di speranza e cela quello di precauzione.

È assai dubbio che la maggioranza degli Inglesi si sia espressa a favore di questi esperimenti. Apprendiamo che tra il pool di sondaggi vi è anche quello in cui gli 810 partecipanti hanno fornito risposte scritte e tra questi la maggioranza (494 persone) si è espressa contro i cibridi e solo 129 a favore. Parimenti, tra gli intervenuti ad un altro meeting organizzato dall'agenzia inglese, il 47% si è dichiarato contrario contro il 38% di favorevoli. Attribuire questi risultati alla modalità di arruolamento che richiama prevalentemente i gruppi maggiormente interessati al tema (pro o contro), non giustifica la pratica di enucleare coloro che sono in qualche modo favorevoli alla ricerca sugli embrioni per dimostrare che tra costoro il 60% è favorevole alla creazione di ibridi citoplasmatici. All'interno del gruppo randomizzato costituito da sole 44 persone, di risibile ampiezza statistica, la distribuzione iniziale di 18 favorevoli alla sperimentazione, 13 contrari e 13 neutrali, con una “frequente reazione d'istintiva repulsione”, è cambiata in 27 favorevoli e 5 contrari, ma questo solo dopo “avere fornito complete spiegazioni sulla natura e gli scopi del lavoro”.

Si tratta di un chiaro scorretto intervento sul campione, non compensato dalla presenza di informazioni chiare sui pericoli e sulla probabile fallibilità del progetto.

Data articolo: ottobre 2007
Fonte: pillole.org

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E-mail: Alessio Mannucci




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