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Genomica

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Mappato il tralcio d'uva
Mappato il tralcio d'uva


redazione ECplanet

I più tradizionalisti storceranno il naso, ma per scoprire i segreti della vite e del vino - dilemma su cui da secoli si arrovellano enologi e agricoltori - gli scienziati dell'Istituto di San Michele all'Adige hanno risolto il problema alla radice, indagando nei geni della pianta fino a ricostruire la sequenza di molecole che costituisce il dna. L'annuncio è arrivato dopo 6 anni di ricerche e un investimento di 20 milioni di euro: «Scoperta storica», hanno esultato i vertici dell'istituto.

Per gli scienziati trentini i tralci di Pinot Nero (presi come modello) non hanno più segreti: sono in grado di leggere nella profondità delle cellule perché una vite è debole di fronte all'attacco dei parassiti, perché cresce bene su un terreno e non su un altro, perché dall'uva che produce esce un vino tannico oppure rotondo. Alla ricerca hanno collaborato i ricercatori Usa della Myriad Genetics che già avevano lavorato alla scoperta del genoma umano (nel 2001) e a quello del riso, l'unica altra pianta, oltre alla vite, di cui sono noti i segreti della specie.

I vertici dell'istituto agrario contano di mettere presto a disposizione degli agricoltori i risultati della ricerca. Conoscere la vite nei suoi geni sarà importante nelle sfide del mercato, ma chi si immagina un futuro di vini tutti uguali, magari perfetti, va ricordato che i segreti di Bacco sono anche nelle botti, nell'esposizione al sole, nei tempi e nei tagli dell'uva. Certo le ricerche sui geni della vite renderanno molto più veloci gli incroci e gli esperimenti dei viticoltori che fino a oggi richiedevano cicli lunghi annate intere, tanto che i ricercatori si auguravano di brindare presto con una bottiglia di vino prodotto grazie alle nuove conoscenze.

Si tratta di ricerche che possono essere utilizzate in modo naturale, a disposizione degli agricoltori che utilizzano metodi tradizionali nella selezione dei vitigni ma che possono aprire la strada anche a nuovi scenari di ingegneria genetica. Tra i principali finanziatori delle ricerche c'è la Provincia autonoma di Trento che ha già annunciato la partenza di nuovi studi: «Dopo la vite intendiamo dedicarci al melo», ha spiegato il governatore Lorenzo Dellai, «risponderemo con la tecnologia e la scienza agli attacchi che ci arrivano dai nuovi mercati».

Autore: Andrea Selva
Fonte: La Repubblica del 21 marzo 2006 n. 66




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