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redazione ECplanet

L'orso polare se la passa piuttosto male. La World Conservation Un Union l'ha appena inserito fra le specie a rischio di estinzione, e i biologi hanno iniziato a segnalare dei casi di cannibalismo. «Tra il 24 gennaio e il 10 aprile 2004 abbiamo registrato tre casi di predazione e cannibalismo nei pressi del mare di Beaufort» riferiscono i ricercatori dell'Alaska Science Center di Anchorage e del Canadian Wildlife Service di Edmonton. “Uno di questi casi, ed è la prima volta in assoluto che registriamo un evento simile fra gli orsi bianchi, è stata l'uccisione di una mamma che stava per partorire nella sua tana”, scrivono i biologi sul numero attuale di Polar Biology. L'orso killer si aggirava in un'area dove molte femmine si concentrano in vista del parto, ha sentito l'odore della tana ed è entrato per consumare il suo pasto.

Se i fenomeni di cannibalismo non sono infrequenti fra i piccoli animali e in particolare alcuni insetti, per un orso bianco arrivare a uccidere un proprio simile per nutrirsi è un segnale molto grave dello stato di conservazione della specie. “In 24 anni di ricerche su questi animali nella regione meridionale del mare di Beaufort nell'Alaska settentrionale, e in 34 anni di esplorazioni nel Canada del nordovest non ci era mai capitato di vedere altri orsi polari inseguire, uccidere e poi nutrirsi dei loro simili”, scrivono i membri dell'équipe guidata da Steven Amstrup.

“La nostra ipotesi è che la carenza di cibo e lo stress nutrizionale hanno causato gli episodi di cannibalismo che abbiamo osservato nel 2004. Questi fenomeni sono legati all'allungamento della stagione di scioglimento dei ghiacci, riscontrato negli ultimi anni nel mare di Beaufort”. Il riscaldamento dell'Artide e il graduale scioglimento del pack costringono gli orsi a compiere lunghi tragitti a nuoto (anche di decine di chilometri) per procacciarsi il cibo. Nell'estate dell'anno scorso in un singolo tratto di costa nell'Alaska settentrionale furono ritrovate quattro carcasse di orsi in un mese. Si trattava di esemplari che erano morti nuotando, in un area polare dove le temperature sono salite di 2-3 gradi in cinquant'anni.

Fonte: La Repubblica del 14 giugno 2006 n. 138




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