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Fauna

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Scimmie bocciate in lingue
Scimmie bocciate in lingue


a cura della Redazione GT

Incapaci di gestire la grammatica

Le scimmie, sono per molti versi, sono simili all'uomo, ma diversamente da noi non sembrano proprio in grado di gestire un linguaggio complesso, in grado cioè di esprimere un'infinita di espressioni sensate attraverso un insieme finito di elementi. A fare l'importante scoperta è stato lo psicologo Marc D. Hauser della prestigiosa Harvard University e il ricercatore W. Tecumseh Fitch, della University of St. Andrews.

Secondo i due esperti le scimmie, come anche altre specie animali, si servono unicamente dei principi organizzativi per gestire unità vicine. Congiunzioni come “e” oppure “o” separano frasi che si susseguono immediatamente. “Voglio mangiare un cornetto e bere un succo di arancia”. Usando invece il “se e l’allora”, per fare un semplice esempio, è possibile esprimersi con una grammatica più articolata, la “phrase structure grammar” anche detta “Psg”. In questa tutti gli elementi collegati tra loro possono essere separati da diverse parole o addirittura da frasi. “Se per andare a Milano da Roma prendo il treno delle 16:00 e mi fermo a Bologna per un'ora, allora arriverò alle 21:15”.

L'uomo è in grado di riconoscere e memorizzare i vari elementi presenti nella frase, mentre le scimmie ed altri animali no. Alcuni esperti potrebbero dire che alcuni primati, come la famosa Lucy, sono stati in grado di apprendere linguaggi articolati, come quello dei non udenti. Le frasi prodotte e capite dalle scimmie sono però simili a quelle prodotte e capite dai bambini di 1-3 anni. Al superamento di tale periodo di vita avviene tuttavia un distacco. L'Homo sapiens comincia ad usare una grammatica di tipo Psg.

Per i suoi esperimenti Marc Hauser ha osservato alcune scimmie leonine (Saguinus oedipus). Nelle due fasi del test sono stati usati due tipi di grammatiche, una più semplice e una più complessa. Le osservazioni hanno dimostrato che le scimmie rispondevano (orientandosi verso lo stimolo) solo nel primo caso. I ricercatori hanno concluso che, pur riconoscendo alcune sequenze regolari in stringhe sonore, la specie non è in grado di individuare una frase i cui componenti si trovino a una certa distanza.

Esperimenti precedenti hanno permesso di escludere particolari difficoltà nella memorizzazione, nell'attenzione o nella discriminazione: questi animali sono perfettamente capaci di ricordare almeno tre stimoli e poi confrontarli con stringhe seguenti. “Servirà un ulteriore sforzo, con metodi diversi (per esempio allenamento e rinforzo), grammatiche diverse, e altre specie (primati, per esempio) - hanno detto i due studiosi - prima di poter trarre una qualsiasi conclusione definitiva sulle limitazioni dei primati non umani”.

In collaborazione con la redazione GT




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