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I benefici effetti dell'ortica - 42880 -5-6
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Fauna

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Tutelare il rospo dell'aglio
Tutelare il rospo dell'aglio


a cura della Redazione GT

È un anfibio molto raro

Il Parco Naturale della Valle Ticino piemontese comprende l'intera sponda destra della vallata fluviale del Ticino ed è ritenuta interamente Sito di Importanza Comunitaria (SIC). Nell'area, infatti, si incontrano ambienti preziosi come le rare formazioni boschive ripariali ad ontano nero (Alnus glutinosa) e salice bianco (Salix alba), le lanche con la loro interessante flora igrofila e la presenza della lontra (Lutra lutra), i fontanili e le risorgive che ospitano i non più diffusi gamberi d'acqua dolce (Austropotamobius pallipes italicus) e la lampreda padana (Lethenteron zanadreai).

I boschi planiziali, inoltre, offrono anche un habitat ideale a diverse specie di uccelli, come le nitticore (Nycticorax nycticorax), l'averla (Lanius collurio), la cicogna (Ciconia ciconia) e i picchi (Picus sp.). Le acque del fiume ospitano pesci endemici come il trotto(Rutilus erithrophtalmus) e il cobite mascherato (Sabanejewia larvata).

All'interno dei confini del Parco sopravvive anche una fra le maggiori popolazioni italiane di pelobate fosco padano (Pelobates fuscus insubricus). Specie elusiva e poco nota, i nomi volgari che lo identificano però sono molteplici: rospo del Cornalia – dal nome del suo classificatore, rospo dalla vanga, data la sua abitudine a scavare con le zampe posteriori una cavità dove interrarsi -, rospo dell’aglio – dato l’odore che emette in particolari situazioni. Endemico della Pianura Padana, questo piccolo e rotondeggiante rospo è un anfibio molto raro, tanto da essere incluso nella Lista Rossa IUCN delle specie minacciate di estinzione. Perciò l’Ente Parco, in collaborazione con la Regione Piemonte e il WWF piemontese, nel 2000 ha promosso un progetto per la sua salvaguardia.

Habitat d’elezione del pelobate sono gli acquitrini e le paludi che, nelle aree sottoposte ad antropizzazione, fino a qualche anno fa trovavano un equivalente nelle risaie. Nell'arco di pochi anni, queste coltivazioni sono state quasi interamente sostituite da mais e soia, che non richiedono un periodico e duraturo allagamento del terreno.

Nel contempo, l'intero territorio padano ha subito una fitta parcellizzazione derivante dalla diffusione capillare del sistema viario, che ha portato all'isolamento fra le popolazioni e ha inciso drasticamente sul numero degli esemplari. Fra i fattori di minaccia per la specie, si elenca anche la reiterata dispersione nell'ambiente di sostanze nocive e di ingenti quantità di fertilizzanti azotati, che concorrono in maniera sostanziale all'alterazione della qualità delle acque impedendone il regolare sviluppo larvale.

Di conseguenza, il pelobate ha subito un rapido decremento numerico e il suo areale è andato drasticamente restringendosi. Il progetto, inoltre, ha previsto il coinvolgimento degli agricoltori, per i quali sono stati organizzati anche seminari e incontri di approfondimento sull'agricoltura sostenibile. Per contrastare la perdita degli habitat, in alcune aree sono stati ripristinati canali marcitoi, un tempo utilizzati nella lavorazione delle fibre di canapa.

Un ulteriore passo, è stato quello di posare barriere di contenimento lungo un tratto di strada particolarmente trafficata e situata in un'area residuale di riproduzione del pelobate. Per poter eseguire le necessarie ricerche genetiche, il Dipartimento di Biologia Animale dell’Università di Torino ha utilizzato proprio i resti degli animali investiti lungo questa carreggiata, oltre a campioni di provenienza museale, evitando così interventi in vivo sulla specie.

Parallelamente, nell'Oasi WWF di Bellinzago Novarese sono state predisposte vasche di allevamento per ovature o girini di pelobate ricuperati in condizioni critiche. Per divulgare le attività sono stati predisposti brochure e poster, poi distribuiti nelle realtà scolastiche, e la sistemazione lungo i percorsi del Parco di pannelli illustrativi sull’ecologia degli anfibi.

Per accrescere nei più giovani la conoscenza di questi animali, del loro ruolo ecologico e dell’esigenza economico-ambientale di garantirne la sopravvivenza, si sono svolti incontri formativi nelle scuole. Purtroppo lo status del pelobate fosco padano appare sempre più negativo; solo la sinergia fra ricerca, sviluppo sostenibile e nuove generazioni potrà ridare una speranza alla sopravvivenza delle specie minacciate di accodarsi nel libro espanso di quelle già estinte.

In collaborazione con la redazione GT




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