...Anche il maiale non si sente tanto bene.
È difficile per un giornalista decidere tra informare e non allarmare. Quando si tratta di cibo la reazione è sempre forte (mucca pazza docet), il panico sempre in agguato, più o meno giustificato che sia. Comprensibile quindi che anche nel caso dell’influenza aviaria si decida in maniera cautelativa di evitare il pollo. Perché rischiare ? In realtà il pollo italiano è sicuro e fiumi di parole sono stati spesi per rassicurare la popolazione e, in parte, per non mandare in malora l’intero comparto alimentare.
Nel mese di Luglio sono pervenute notizie allarmanti dalla Provincia di Sichuan in Cina, dove si sono verificati numerosi casi di infezione da Streptococcus suis, un batterio di origine animale. I dettagli clinici e microbiologici su questo episodio sono ancora piuttosto incerti, ma in data 3 Agosto l’organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato l’esistenza di un’epidemia. Negli ultimi anni le malattie infettive trasmesse dagli animali all’uomo (zoonosi) hanno suscitato particolare interesse e allarme e anche in questo caso i media hanno riportato con risalto l’avvenimento. Questa nota che abbiamo scaricato integralmente dal sito dell’Istituto Superiore di Sanità, ha lo scopo di fornire alcune informazioni sia ai cittadini che agli operatori sanitari che potrebbero trovarsi a fronteggiare un caso di infezione da S. suis.
Più recentemente l’agenzia di stampa internazionale Reuters il 24 ottobre segnalava la morte di un uomo in un ospedale di Hong Kong per una infezione da S. Suis. L’uomo era la dodicesima persona affetta dalla malattia ad Hong Kong che ha già ucciso 40 persone in Cina. L’uomo di 43 anni che non aveva effettuato viaggi di recente era stato ricoverato in ottobre e messo sotto osservazione. Maggiori dettagli non sono stati resi noti. E’ singolare comunque come la maggior parte delle zoonosi provengano ormai dalla Cina e cvome il Paese (ricordate il caso della SARS) sia riluttante a diffondere notizie e informazioni dettagliate. In Cina sono già 400 le persone ammalate per aver mangiato carne di animali infetti, ma bisogna dire che si tratta di animali nati e allevati in quel paese.
Vietato quindi farsi prendere dal panico, ma nemmeno mettere la testa sotto la sabbia. Stiamo a vedere cosa succederà, di certo le malattie che provengono dagli animali e sono capaci di infettare anche gli umani sono e saranno un problema di sanità emergente.
Ecco tutto quello che hanno diffuso sull’argomento gli esperti dell’ISS:
Alfredo Caprioli *1, Annalisa Pantosti *2, Loris Alborali *3
*1 Dipartimento di Sanità Alimentare e Animale e *2 Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate, Istituto Superiore di Sanità, Roma
*3 Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia, Brescia
Generalità
Streptococcus suis è un batterio patogeno per la specie suina in cui può causare meningite, setticemia, polmonite, artrite, pericarditie, endocardite, polisierosite. L’infezione può anche essere asintomatica e gli animali “portatori sani” albergano il microrganismo nelle tonsille o nelle cavità nasali.
I ceppi di S.suis possono essere suddivisi in 35 sierotipi, che possono presentare diverse caratteristiche di virulenza. Il sierotipo 2 è quello più frequentemente associato a patologia. Le infezioni da S.suis colpiscono prevalentemente animali giovani, ma possono manifestarsi a tutte le età. La terapia antibiotica con beta-lattamici è generalmente efficace, ma alcuni ceppi possono presentare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza.
Le infezioni umane
S. suis può occasionalmente infettare altre specie animali e l’uomo. Nell’uomo sono in genere implicati ceppi di sierotipo 2 e l’infezione si manifesta come meningite, più raramente come sepsi con shock settico spesso fatale. Una complicanza particolarmente frequente nella meningite da S. suis è la sordità, che si verifica in oltre il 50% dei casi. Gli antibiotici beta-lattamici rappresentano la terapia di scelta.
I ceppi isolati in Italia dai suini sono generalmente sensibili ad ampicillina, amoxicillina, amoxicillina associata ad acido clavulanico e cefalosporine. Frequente invece la resistenza a macrolidi, tetracicline, aminoglicosidici, sulfamidici e lincosamidi. Le infezioni umane da S. suis sono state descritte particolarmente nei paesi asiatici (Tailandia, Hong Kong, Giappone), ma anche in paesi europei come Olanda, Grecia, Francia, Germania, Croazia. In Italia un caso è stato descritto nel 1995. In Olanda, Il laboratorio di riferimento per le meningiti batteriche ha registrato 30 casi tra il 1968 e il 1984, stimando un’incidenza media annua di 3 casi per 100.000 soggetti professionalmente esposti (vedi paragrafo seguente).
La maggior parte dei casi descritti in letteratura si è verificata in persone con esposizione professionale ai suini o alle loro carni: allevatori, lavoratori dei macelli o di impianti di sezionamento e lavorazione delle carni. Sono stati registrati casi tra persone che avevano manipolato carne di maiale in casa propria (macellazione familiare) o tra cacciatori di cinghiali che avevano eviscerato gli animali abbattuti. Si ritiene che i soggetti esposti al contatto con suini o carni suine infetti contraggano l’infezione attraverso lesioni della cute e forse per via inalatoria, mentre viene considerata improbabile una trasmissione per via alimentare, attraverso carni poco cotte o insaccati non stagionati correttamente.
La probabilità di contrarre l’infezione può aumentare molto qualora le carcasse degli animali deceduti per infezione acuta vengano utilizzate a fini alimentari invece di essere correttamente distrutte. La carica di S.suis nei tessuti degli animali malati è infatti enormemente più elevata di quella molto bassa riscontabile nelle tonsille degli animali portatori sani.
Indicazioni per una corretta identificazione delle infezioni umane da S.suis
È possibile che casi di meningite da S.suis non vengano correttamente identificati come tali. Uno studio retrospettivo condotto in Tailandia ha mostrato come in 5 di 8 casi di infezione da S.suis il ceppo batterico isolato fosse stato inizialmente identificato in modo inesatto o generico (Streptococcus pneumoniae o “streptococco viridante”).
I fattori che possono far sospettare un’infezione da S.suis sono:
• un’anamnesi di esposizione a suini o carni suine, inclusi cinghiali;
• un quadro clinico di meningite con perdita dell’udito.
Cina: epidemia di Streptococcus suis colpisce anche l’uomo
Traduzione e adattamento a cura della redazione di EpiCentro
3 agosto 2005
Il ministro della Sanità cinese ha segnalato 206 casi di un’infezione nell’uomo, associata con un focolaio di Streptococcus suis nei maiali. Tra le persone colpite, 38 casi sono risultati fatali e, dichiarano le autorità cinesi, 18 pazienti si trovano attualmente in condizioni critiche.
Si ritiene che tutti i casi si siano verificati nella provincia di Sichuan, dove infezioni da Streptococcus suis sono state identificate nei maiali, colpiti, a loro volta, da un focolaio epidemico. La provincia ospita la più estesa popolazione suina della Cina.
Le autorità cinesi hanno attribuito la massima priorità all’indagine e al contenimento dell’epidemia. I ministeri della Sanità e dell’Agricoltura stanno lavorando in stretta collaborazione e sia l’Oms che la Fao vengono tenute costantemente informate.
Le indagini condotte dagli epidemiologi cinesi indicano che il primo caso umano si è verificato alla fine dello scorso giugno a Ziyang City, nella provincia di Sichuan. Tra il 24 giugno e il 21 luglio, le autorità hanno identificato 20 nuovi casi, a eziologia sconosciuta, ricoverati presso tre ospedali cittadini. L’Oms è stata ufficialmente informata dell’epidemia il 22 luglio, momento in cui si riportavano 20 casi e 9 vittime.
Da allora nuovi casi si sono aggiunti in 11 diversi prefetture della provincia di Sichuan. Molti casi riguardano maschi adulti, occupati nelle fattorie e negli allevamenti della zona. Le informazioni riferite all’Oms suggeriscono che il contatto con i maiali malati o morti a seguito dell’infezione, sia la principale fonte di contagio umano.
I sintomi riportati dai medici locali includono: febbre alta, malessere generale, nausea e vomito, cui fanno seguito meningite, shock tossico, emorragie subcutanee e coma nei casi più gravi. Il periodo di incubazione è breve e la malattia progredisce rapidamente. Gli esperti locali stanno conducendo attivamente indagini per individuare nuovi, possibili, casi. Fino ad oggi le autorità cinesi affermano di non avere trovato evidenze di trasmissione da uomo a uomo.
L’epidemia nell’uomo presenta alcuni aspetti inusuali e l’Oms ne segue l’evoluzione molto da vicino. L’autorità internazionale raccomanda di eseguire test diagnostici per tipizzare ulteriormente l’agente responsabile dell’infezione, considerando questa procedura come fondamentale per la comprensione di questa epidemia, per assicurarne il rapido contenimento e prevenire future morti.
Scheda informativa sul batterio ‘Streptococcus suis’
Negli ultimi anni è aumentato il numero di casi segnalati di contagio nell'uomo di Streptococcus suis, un batterio che colpisce principalmente i maiali, ma occasionalmente anche altri animali, come cani, gatti e cavalli. Non è chiaro però se l'incremento del numero dei casi corrisponda a una maggiore incidenza del fenomeno o solo a un migliore controllo da parte delle autorità sanitarie.
Alcuni indizi suggeriscono che lo Streptococcus suis, anche se non causa epidemie, potrebbe essere responsabile di molti casi isolati di meningite batterica nell'Asia sudorientale. Le persone colpite sono soprattutto allevatori di maiali, veterinari e macellai. Il batterio si trasmette all'uomo per mezzo di ferite sulla pelle, ma si sospetta che sia possibile il contagio anche per ingestione o attraverso le mucose.
Il periodo di incubazione oscilla fra le poche ore e i tre giorni, dopo i quali compaiono sintomi come febbre, mal di testa, vomito, intolleranza alla luce e perdita di lucidità. Fra le altre conseguenze dell'infezione si segnalano artrite, polmonite e sindrome da shock tossico. Quest'ultima può causare danni al fegato, ai reni e al sistema circolatorio.
Per accertare la presenza del batterio, basta un'analisi del sangue.
Una diagnosi precoce e un trattamento appropriato portano generalmente alla guarigione, mentre un ritardo può diminuire notevolmente le possibilità di sopravvivenza.
Per quanto riguarda invece la prevenzione, molto dipende dal monitoraggio e dal controllo sugli allevamenti di suini, oltre che dalla consapevolezza del rischio da parte delle categorie più esposte: chi ha ferite aperte dovrebbe maneggiare la carne cruda di maiale solo con i guanti, e utilizzare strumenti puliti.
Una cottura adeguata è essenziale: secondo le raccomandazioni dell'Oms, la temperatura interna della carne in cottura deve raggiungere almeno i 70 gradi.
Johann Rossi Mason
E-mail: viola81@email.it
Sito personale: Comuni-CARE