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di: Alessio Mannucci

Mentre cresce l'allarme per l'influenza avaria (si sarebbero registrati primi casi in Europa), i maggiori esperti da tutto il mondo si sono radunati a Washington per studiare come prevenire la minaccia pandemia. La delegazione italiana è guidata da Donato Greco, direttore del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie. «Viviamo in una rete globale di scambi dove i virus possono diffondersi molto più rapidamente che in passato», osserva un funzionario del Dipartimento di Stato americano, «dobbiamo essere pronti a rispondere con analoga velocità». «Non possiamo permetterci alcuna smagliatura nella rete di protezione», ha detto uno degli organizzatori dell'incontro.

Il presidente George W. Bush intanto ha già incontrato i rappresentati delle aziende produttrici di vaccini per convincerli ad avviare una produzione di massa contro il virus H5N1. Il Senato ha approvato uno stanziamento di 3 miliardi di dollari per l'acquisto di dosi di vaccino (mazzette incluse, ndr), anche se, al momento, il vaccino non c'è: sarà possibile realizzarlo soltanto quando sarà isolato il virus effettivamente mutato. Bush ha anche accennato alla possibilità di impiegare i militari (ma è proprio fissato, ndr) per isolare e mettere in quarantena gli abitanti delle aree colpite.

La prospettiva di realizzare un vaccino rilancia la scandalosa questione dei brevetti, dopo la vicenda riguardante i farmaci contro l'AIDS, tutt’altro che risolta. Il Segretario Generale dell'Onu, Kofi Annan, ha già messo le mani avanti affermando che le Nazioni Unite non proteggeranno i brevetti delle società farmaceutiche produttrici del vaccino se queste, come nel caso dei farmaci anti-AIDS, ostacoleranno la produzione in loco del vaccino delle nazioni più povere.

Al momento, l'unica difesa, peraltro non assoluta, è affidata a un antivirale della Roche, che nei paesi asiatici ha mostrato una qualche efficacia. Dovesse verificarsi una pandemia, solo i Paesi che ne hanno acquistato forti quantitativi (come la Gran Bretagna, per 25 milioni di persone) potrebbero dirsi «coperte». L'Italia per ora ne ha acquistato 180mila dosi. Lo sciacallaggio è già entrato nel vivo. La società farmaceutica svizzera Roche ha messo in guardia dall'acquisto su Internet di confezioni dell'antivirale Tamiflu (oseltamivir) ritenuto la migliore protezione nei primi giorni dello scoppio di un'eventuale pandemia prima della diffusione su larga scala dei vaccini. Secondo la Roche, sul web potrebbero circolare confezioni falsificate del medicinale. La società invita a rivolgersi alle farmacie. «Le vendite di Tamiflu hanno subito un forte incremento da luglio», ha ammesso Valeria Dora, presidente dell'Associazione farmacisti svizzeri.

Sempre nel corso della conferenza di Washington, è circolato un rapporto top secret - rivelato dal New York Times - su una possibile epidemia di influenza aviaria già esplosa in America, insieme alla notizia di duemila tacchini infettati in Turchia, nella regione nord occidentale di Balikesir, di tre anatre domestiche nella regione orientale della Romania, di un cigno sul Mar Nero, e di centinaia di volatili nel delta del Danubio.

Quale misura precauzionale, il Ministro della Sanità Eugen Nicolaescu ha messo in quarantena otto comunità e inviato nella regione 100 mila vaccini per l’influenza tradizionale, di cui i primi distribuiti a quasi mille persone. La Romania dispone di 500 mila dosi di anti-influenzale classico (importante precauzione in mancanza di un vaccino per l’aviaria) e ne chiederà un milione all’Oms. Il ministro ha precisato però di non sapere per ora quale virus abbia colpito i volatili romeni: «Sarà analizzato in Inghilterra».

Il rapporto definisce l’America: «impreparata per quello che potrebbe essere il più grave disastro della sua storia», con un milione e 900 mila morti e 8 milioni e mezzo di malati, caos negli ospedali e scontri nelle strade. Il rapporto traccia uno scenario a dir poco apocalittico: “l’influenza aviaria”, avverte, “potrebbe colpirci in pochi mesi o settimane, gli ospedali non avrebbero posti per tutti i malati, la caccia ai vaccini degenererebbe in sommosse, scarseggerebbero cibo ed elettricità. Per fare fronte alla malattia, le autorità dovrebbero sospendere i voli aerei e i trasporti a terra, chiudere le scuole e molti uffici, creare lazzaretti nelle basi militari in disuso. Il Pentagono avrebbe probabilmente il comando delle operazioni. Primi a venire vaccinati tra i civili sarebbero i tecnici addetti alla produzione dei vaccini, i medici e il personale sanitario, gli anziani e i malati. Ultimi, i politici” (beato chi ci crede, ndr).

Secondo Michael Osterholm, dell’università del Minnesota, nel migliore dei casi, le vittime sarebbero 200 mila e si eviterebbe il bis del 1918. Molto dipenderà dalla reperibilità ed efficacia dei vaccini. «Ce ne vorrebbero 400 milioni di dosi », dice Osterholm che considera il rapporto di 381 pagine, intitolato «Piano Strategico contro una Epidemia Influenzale», un documento «molto importante per tutto il mondo». Tra l’altro, il rapporto ipotizza che i vaccini proteggano solo in parte la popolazione («perché i virus spesso mutano») e che l’infezione si diffonda con grande rapidità in 4 metropoli contemporaneamente.

E-mail: Alessio Mannucci




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