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redazione ECplanet

“Nature” e “Science”, due tra le più prestigiose riviste scientifiche del mondo, hanno dedicato ampio spazio al virus della “spagnola”, l'influenza killer che tra il 1918-1919 fece dai 20 ai 50 milioni di vittime. Secondo quanto riferito nelle ricerche pubblicate, i ricercatori avrebbero ricostruito il virus in laboratorio, sotto strettissime misure di sicurezza, scoprendo che il suo DNA è simile a quello del virus dell'influenza aviaria -H5N1 - più di quanto non lo siano altri virus influenzali che colpiscono l'uomo.

La Spagnola fu un disastro globale, una pandemia che fece più vittime della I Guerra Mondiale e, più della guerra, uccise giovani adulti in buona salute. Ma dei motivi che resero quell'epidemia così letale, se ne è saputo sempre poco. Fino a quando, almeno, la genetica non si è impossessata di frammenti di virus o, addirittura, dell'intero virus, verso la fine degli anni '90, prelevando campioni dai resti di persone morte a causa dell'epidemia, ritrovate congelate in Alaska (sembra tanto una trama da X-files, ndr).

Il materiale genetico estratto dalle vittime, conservato nell'alcool da un medico di allora, è stato poi studiato e confrontato con altri ceppi influenzali di tipo A e si scoprì che si trattava di un ibrido: il virus killer era il risultato di ricombinazioni di materiale genetico (precisamente del gene HA, che codifica la proteina emagglutinina, le cui mutazioni rendono il virus più pericoloso), di due virus avvenute poco prima dello scoppio della pandemia (e perché ce lo dicono solo adesso ?).

Gli esperti sono tutti concordi nel dire che è solo una questione di tempo: non si sa con precisione quando, ma è sicuro che l'influenza aviaria si diffonderà ed assumerà in breve tempo dimensioni globali , con un tasso di mortalità calcolato intorno al 50%. Per non farsi trovare impreparati, Terrence Tumpey e colleghi del Center of Disease Control and Prevention di Atlanta, in collaborazione con Jeffrey Taubenberger e colleghi dell'Armed Forces Institute of Pahtology di Rockville, ed altri istituti di ricerca americani, stanno studiando il virus della Spagnola ricostruito per cercare di scoprirne le proprietà biologiche che lo hanno reso tanto letale e cercare di mettere a punto degli adeguati farmaci antivirali e vaccini.

La spagnola artificiale, custodita al CDC di Atlanta, utilizza otto dei geni appartenenti al patrimonio genetico del virus originale, ricavati dalle sequenze genomiche dei piccoli frammenti di tessuti polmonari prelevati dai resti delle vittime sepolte in Alaska.




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