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Cultura scientifica ?
Cultura scientifica ?


di: Donata Allegri

Recentemente un rapporto Istat mostra che nel 2000 i laureati italiani in discipline scientifiche sono stati 5,9‰ della popolazione e fra i 20 e i 29 anni contro il 19 ‰ della Francia, 16,2 ‰ della Gran Bretagna, 9,9 ‰ della Spagna e 8,2 ‰ della Germania; dunque i giovani italiani non amano le materie scientifiche, ne sanno nulla o poco e le scelgono sempre meno fra le facoltà universitarie. Anche da un'indagine (diffusa il 03/04/2003) che la Commissione ha effettuato fra i Paesi della Comunità europea risulta che nonostante gli innegabili successi ottenuti della ricerca scientifica per migliorare la qualità della vita, ad esempio nel debellare malattie fatali, molte persone sono disinteressate a scienza e tecnologia o se ne allontanano, a causa dei salari poco interessanti.

Le scienze sono importanti perché producono qualcosa, non insegnano direttamente il bene o il male, sono una chiave per addentrarsi nei misteri della natura. L’educazione è una grande forza, nel bene e nel male; la medicina, ad esempio, ci libera da malattie gravi ma ci sono persone che lavorano alla creazione di temibili pestilenze e veleni da usare nelle guerre di domani. Nella nostra società fra le due culture è penalizzata quella scientifica. Ricerca scientifica e sviluppo industriale fioriscono solo in un terreno culturale adeguato e costituiscono la base per rendere la società prospera, stabile ed interessante.

Infatti l'innalzamento dei livelli culturali della società avrebbe per conseguenza un interessamento più vivo alle grandi decisioni economiche e tecnologiche. Occorre sempre più spesso cercare vasti consensi per riuscire a compiere opere importanti. Però la scarsa diffusione di cultura genera paure e opposizioni ingiustificate e ostacola la realizzazione di imprese utili. Per ragioni simili si ottengono con difficoltà i finanziamenti a proposte innovative. I decisori che dovrebbero approvarle, le ostacolano o se ne disinteressano perché non ne comprendono utilità e funzioni e non riescono ad apprezzare il fatto che da scienza e tecnologia dipendono: il successo dell’industria sia in patria sia nell’area internazionale, la creazione di posti di lavoro (soprattutto avanzati), la produzione di valore aggiunto.

R. Feynman

Quasi tutto ciò che ci circonda oggi è nato da ricerca scientifica e, nonostante questo pochi giovani scelgono facoltà scientifiche nelle università, perché? Non pretendo di avere la risposta ad una domanda così importante, posso fare una supposizione, se è vero che i giovani imparano per imitazione, quali esempi da seguire hanno? I mass media offrono spettacoli violenti e squallidi nei quali la cultura non è presente neanche in tracce; le rare trasmissioni nelle quali vengono trattati argomenti scientifici fanno credere che per ottenere certi risultati bisogna essere dei geni; nessuno fa vedere un altro valore della scienza che è il divertimento (intellettuale) che essa procura a chi ne legge, a chi la conosce, a chi ci lavora.

Roberto Vacca

La maggior conoscenza invita a sapere sempre di più senza preoccuparsi delle eventuali delusioni. Riuscire a giocare con la propria mente è molto piacevole. Altro motivo che tiene lontani i giovani dalla ricerca scientifica sono i scarsi finanziamenti: i nostri investimenti in ricerca e sviluppo industriale sono l‘1,4 % del prodotto interno lordo (PIL), (la media per USA, Giappone, Germania, Francia, e Inghilterra è 2,62 %). A conclusione voglio riportare una frase di R. Feynman: “ Come scienziati, conosciamo i grandi progressi che scaturiscono da una soddisfacente filosofia dell’ignoranza e il grande progresso che nasce dalla libertà di pensiero; è nostra responsabilità ribadire il valore di questa libertà: insegnare che il dubbio non va temuto ma accolto e discusso; esigere tale libertà è un dovere nei confronti delle generazioni a venire“. Se tutto questo non avviene forse non siamo ancora in un’era scientifica.

Per approfondire:

Roberto Vacca: “La politica è un’altra cosa: questa“
R.Feynman: “Che ti importa di ciò che dice la gente?“




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