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Il mistero del linguaggio
Il mistero del linguaggio


di: Oscar Bettelli

In generale, il significato di un simbolo dipende dalle rappresentazioni utilizzate. Per esempio, nel linguaggio, una lampada significa lampada, in un filmato una lampada significa "immagine di una lampada", un essere umano associa a lampada un insieme (notevole) di ricordi legati ad esperienza con lampade di diverso tipo e fattura. Per un calcolatore, lampada è una stringa come tutte le altre. È possibile però associare lampada ad un'immagine, anch'essa memorizzata, o ad un programma, in tal caso il significato di lampada diviene più complesso.

Possiamo definire come "significato" di un nome un insieme di nomi; in particolare definire un oggetto tramite una descrizione del'oggetto stesso, o anche tramite un insieme di attributi.

Vien da pensare che il significato ultimo di ogni frase non possa essere afferrato, ma nel momento in cui si creano delle associazioni tra dati il significato di un particolare dato può essere ricavato dal significato dei dati ad esso associati. In generale, possiamo assumere che il significato di un dato è una funzione (complessa) definita sui dati associati.

Come ulteriore semplificazione concettuale, confidando nella pazienza del lettore, assumeremo che il significato di un dato consista in una interpretazione dell'insieme dei dati associati. In altri termini, se A - B,C,D il significato di A è A,B,C,D.

Accenniamo brevemente al mistero del linguaggio.
Innanzitutto il linguaggio si compone di frasi a loro volta composte da parole. Nelle frasi le parole non si possono permutare, esse obbediscono a regole precise della sintassi e della grammatica. La sequenza di parole soldato, cavallo, regina non ha senso. Comunque soldato individua una classe di oggetti, così come cavallo e regina. Immediatamente la nostra mente fa riferimento a queste classi e cerca le correlazioni che possono esistere tra queste parole. La sequenza soldato, cavallo richiama alla mente un soldato a cavallo, e un fine enigmista potrebbe interpretare l'insieme soldato, cavallo, regina con la frase:
"il soldato a cavallo della regina".
Questa frase fa riferimento ad eventi complessi che si possono verificare nella realtà e che sono noti a chi interpreta la frase: esistono dei soldati che vanno a cavallo, esiste una regina con caratteristiche ben definite, è "improbabile" che un soldato cavalchi una regina.

Il linguaggio è come uno specchio: esso riflette la conoscenza, e la riflette in un processo che è separato dai nostri processi interni, ma purtuttavia il linguaggio rispecchia le nostre personali esperienze.

Guardando in questo specchio possiamo vedere le somiglianze e le differenze tra la realtà e la nostra conoscenza. L'aspetto misterioso del linguaggio risiede nel fatto che esso rende possibile la comunicazione tra gli uomini, ma non consente che tale processo sia completo; esiste sempre una (enorme) parte di informazione implicita in ogni forma di comunicazione umana. Come sottolineano vari autori, ogni comunicazione presuppone una conoscenza tacita, ossia le persone che comunicano sottintendono un comune patrimonio di conoscenze su fatti, esperienze simili, stesse reazioni emotive, uguali valori ed interessi. Ha scritto Giovanni Scoto Eriugena, filosofo del IX secolo: "Questa pietra o pezzo di legno per me significa la luce. E se mi chiedete una spiegazione, l'intelletto mi suggerisce di rispondervi: 'Osservando questa pietra, essa mi ricorda molte cose che illuminano il mio spirito' ".

Possiamo comprendere il senso di questa frase, che descrive una esperienza senza dubbio fuori del comune. E Goethe scrisse: "Il meglio delle nostre convinzioni non può essere rinchiuso nelle parole. Il linguaggio non è adatto ad ogni cosa".

Wittgenstein mostra come il significato di una semplice parola dipenda dalle "somiglianze familiari", ossia dalle conoscenze relazionali che possiedono le persone che hanno avuto esperienze comuni nell'uso delle parole e che, più in generale, hanno vissuto nello stesso ambiente. Queste somiglianze familiari non hanno in sé delimitazioni rigide, sia per quanto riguarda le persone facenti parte del gruppo, sia per il significato che hanno in un dato momento, o per il tempo in cui rimangono in uso. Quine afferma che ogni testo è, in effetti, polisemantico, ammette cioé diverse interpretazioni e costituisce pertanto un ambiguo problema di traduzione. Questa traduzione viene fatta anche quando si tratta di capire un testo scritto o parlato nella nostra stessa lingua; occorre, infatti, tradurre il modo di esprimersi, il mondo concettuale, la logica dell'autore in quelli del lettore o ascoltatore.

Il compito richiesto ad una macchina di comprendere il linguaggio naturale, avere capacità di apprendimento, generalizzazione e istanziazione, ed essere in grado di trovare o creare analogie, sembra a prima vista veramente eccessivo. In ogni caso le indicazioni che ci possono venire dai modelli biologici, e in particolare da quello umano, si pongono in modo diverso nel caso del computer rispetto a tutte le altre macchine inventate dall'uomo.

Cercare di imitare l'intelligenza umana richiede anzitutto di capire che cosa essa sia.




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