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di: Zret

Si arriva talvolta al punto di dubitare di tutto e del contrario di tutto. Ad esempio, in varie occasioni ho riflettuto sulla possibile valenza di segni ed eventi. Mi chiedo, però, in questo controdiscorso, se gli avvenimenti non siano espressione del senso che gli uomini conferiscono loro, attraverso la loro sensibilità ed enciclopedia.

È noto che nella cultura medievale sia i fenomeni naturali sia quelli storici erano spesso letti nell'ambito di un sistema semiotico, in cui, per esempio, una cometa era foriera di disastri o di fatti significativi, sempre e comunque, e non un semplice corpo celeste. In modo simile, gli eventi dell'Antico Testamento erano anticipazioni, “figure” come vengono definite, del Nuovo Testamento. Nulla era casuale, gratuito. Ogni avvenimento era anche un'immagine densa di valori espressi in affreschi e poemi allegorici. È certamente questa una semplificazione, poiché, all'interno della cultura medievale, si diramavano anche altri orientamenti che, accanto alla Bibbia, consideravano altri libri e tradizioni, addivenendo ad una visione del reale in grado di oltrepassare talora l'allegoria per sconfinare nel simbolo. Tuttavia è indubbio che il cosmo e la storia fossero reputati dimensioni con una loro direzione precisa, partecipi di un piano trascendente.

Oggi viviamo nell'età del non-senso, dell’assurdo, del vuoto: la “scienza” e la sua figlia bastarda, la tecnologia, dopo aver promesso “il migliore dei mondi possibile”, insieme con molte ideologie antropocentriche (dal marxismo al liberalismo, dalle religioni positive allo scientismo…) hanno deluso, lasciando solamente il deserto. Sono subentrati e si sono affermati il materialismo più sordido, l'indifferenza, l'apatia, una smania di distruggere e di bruciare tutto, smania che non è iconoclastia ma barbarie.

Come rintracciare in questo caos infernale un senso qualsiasi ? Così, a volte, chi si ostina a scorgere un barlume di significato negli eventi e nel percorso disagevole della vita, simile alla fatica di Sisifo e, come l'azione di Sisifo, inane, è assalito da un dubbio: se veramente tutto fosse arbitrario, fortuito ?

Forse siamo noi ad attribuire un senso ai vocaboli dell'esistenza, un po' come si dà un valore semantico ad una serie di suoni estratti dalle sequenze foniche di una lingua. Se il significato si scolla dal suono, entrambi si sgretolano: restano frantumi di vetro sparsi sul pavimento. Il valore, divenuto una convenzione, suscettibile di essere cambiata, sostituita, persino eliminata, si tramuta in mera casualità.

A volte, perso il senso, sembra restare ancora una direzione, ma potrebbe essere la direzione sbagliata.

Data articolo: settembre 2008
Fonte: Zret




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