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di: Oscar Bettelli

Ogni esperienza è soggettiva: è il nostro cervello a costruire le immagini che noi crediamo di percepire.

È significativo che ogni percezione conscia abbia le caratteristiche di un'immagine. Un dolore è localizzato in una parte del corpo: ha un inizio, una fine e una collocazione, e si evidenzia su uno sfondo indifferenziato. Queste sono le componenti elementari di un'immagine.

L'esperienza del mondo esterno è sempre mediata da specifici organi di senso e da specifici canali neurali. In questa misura gli oggetti sono creazioni della mente e l'esperienza che si ha di essa è soggettiva, non oggettiva. Quando parliamo di sequenze logiche e di sequenze causali usiamo le stesse parole; diciamo: “Se si accettano le definizioni e i postulati di Euclide, allora due triangoli che abbiano i tre lati ordinatamente uguali sono tra loro uguali”. E diciamo: “Se la temperatura scende sotto lo zero, allora l'acqua comincia a gelare”.

Ma il se ... allora del sillogismo logico è molto diverso dal se ... allora della causalità. In un calcolatore, che lavora per causa ed effetto e dove un circuito ne eccita un altro, le sequenze causali vengono usate per simulare la logica. Tempo fa ci si chiedeva: può un calcolatore simulare tutti i processi logici? La risposta era sì, ma la domanda era certamente sbagliata. Avremmo dovuto chiedere invece: può la logica simulare tutte le sequenze causali? E la risposta sarebbe stata no.

Quando le sequenze causali diventano circolari (o più complesse), la descrizione e proiezione di queste sequenze sulla logica, che è atemporale, diventa contraddittoria. Si generano paradossi che la logica pura non può tollerare. Come esempio può andar bene il circuito di un comune campanello, uno degli apparenti paradossi che si producono in milioni di casi di omeostasi ricorrenti in biologia. Il circuito del campanello è costruito in modo da essere percorso da corrente quando l'armatura fa contatto con l'elettrodo nel punto A; ma il passaggio della corrente attiva l'elettromagnete, il quale attira l'armatura interrompendo il contatto in A. Allora la corrente non percorre più il circuito, l'elettromagnete si disattiva e l'armatura torna a ristabilire il contatto in A facendo ricominciare il ciclo.

Descriviamo questo ciclo nei termini di una sequenza causale:

- Se si stabilisce il contatto in A, allora il magnete viene attivato.

- Se il magnete viene attivato, allora il contatto in A viene interrotto.

- Se il contatto in A viene interrotto, allora il magnete viene disattivato.

- Se il magnete viene disattivato, allora si stabilisce il contatto.

Questa successione è del tutto soddisfacente purché s'intenda chiaramente che i nessi se ... allora sono causali. Trasferiti, con un bisticcio, nel mondo della logica i se e gli allora creerebbero il caos: se il contatto viene stabilito, allora il contatto viene interrotto. Se P, allora non-P. Il se ... allora della logica è atemporale; ne segue che la logica è un modello incompleto della causalità.

Data articolo: marzo 2008




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