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di: Zret

Kandinskj affermava che “l'uomo è l'animale più infedele”. Credo non si sbagliasse. Infatti gli uomini sono incostanti, mutevoli, ondivaghi. A volte tradiscono, ma non per malizia o interesse, così per volubilità, perché attratti da altre sirene. Non riescono ad essere fedeli agli altri e nemmeno a sé stessi: si stancano presto. Quello per cui hanno combattuto (o pensato di combattere), ciò in cui credevano, viene loro in uggia. Dimenticano presto amici, parenti, persone scomparse, come se nulla fosse successo. La loro memoria è labile, volatile. I loro ricordi si sciolgono come neve al sole. Le loro promesse sono tosto dimenticate.

È anche una questione di sopravvivenza: non possiamo restare legati sempre o comunque al passato che ci condiziona. È necessario, anche se talora doloroso, dimenticare, svellere certe radici e ricominciare una nuova vita. Tuttavia senza la fedeltà alle esperienze ed alle persone che hanno disegnato il profilo della nostra vita, che cosa rimane ? Possiamo sbarazzarci del tempo trascorso, come se fosse un abito logoro da gettare via ?

Oggi alcuni amici ci subissano di telefonate, di messaggi. Vengono spesso a farci visita: sono quelli forse che si stancheranno prima di noi, come fossimo dei balocchi che i genitori acquistano al bimbo capriccioso. Passa un po' di tempo e quei giocattoli, per cui il bimbo strepitò, giacciono in un angolo, pieni di polvere, dimenticati.

È così: pochi sono assidui. La maggioranza delle persone consuma il tempo, gli incontri, i libri, le canzoni, i giorni e gli anni, acquista e getta via. È così e forse non è poi un gran male: quel che afferrammo anche solo per un istante, non è perduto. Il sorriso che illuminò l'infanzia può continuare a baluginare a volte nelle tenebre degli ultimi anni. L'ombra evanescente è venata di luce. Qualcosa riceviamo sempre in eredità, anche da un'esperienza fuggevole. L'effimero non passa, resta, perdura. L'effimero è eterno.

Data articolo: febbraio 2008
Fonte: Zret




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