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di: Oscar Bettelli

Un obiettivo dell'intelligenza artificiale forte consiste nell'emulare tutte le prestazioni del cervello vivente. Secondo la più forte affermazione dei più espliciti sostenitori dell'intelligenza artificiale si dovrebbe accettare che i calcolatori supereranno infine tutte le capacità umane.

I calcolatori saranno in grado di fare molto di più che semplicemente assistere la nostra intelligenza. Sorge allora spontanea la domanda: questi calcolatori non renderebbero superflui gli esseri umani ? Le questioni rilevanti non sono soltanto quelle della potenza di calcolo, della velocità, della memoria o di come queste cose sono assemblate, esiste un punto di vista di principio secondo il quale gli uomini riescono a fare qualcosa che non può essere riprodotto in termini computazionali.

I calcolatori del futuro possiederanno effettivamente una mente ? Vi sono almeno quattro punti di vista in relazione alle prospettive di sviluppo dei calcolatori:

A. Ogni pensiero è computo; in particolare, il senso della consapevolezza è suscitato puramente e semplicemente dall'esecuzione di computi appropriati.

B. La consapevolezza è una caratteristica dell'azione fisica del cervello e mentre qualsiasi azione fisica può essere simulata computazionalmente, la simulazione computazionale non può di per se suscitare consapevolezza.

C. Un'appropriata azione fisica del cervello suscita la consapevolezza, ma questa azione fisica non può neppure essere adeguatamente simulata computazionalmente.

D. La consapevolezza non può essere spiegata in termini fisici, computazionali o di altro tipo scientifico. Il ruolo predominante del computo nella scienza moderna porta a pensare che gli oggetti fisici siano soltanto strutture di informazioni soggette a leggi matematiche computazionali.

Nasce a questo livello il paradigma dell'universo considerato alla stregua di un enorme calcolatore. Supponiamo di avere un robot che sia controllato da un calcolatore e che risponda alle domande esattamente come farebbe un essere umano. Dovremmo considerarlo consapevole oppure no ?

Secondo il punto di vista A il robot sarebbe effettivamente cosciente. Secondo il punto di vista B il robot potrebbe comportarsi effettivamente come se fosse cosciente ma in realtà non lo sarebbe. Secondo il punto di vista C una simulazione del tipo descritto non sarebbe possibile, poiché il comportamento cosciente presuppone un tipo di prestazione non computabile. Secondo il punto di vista D il problema sarebbe fuori del dominio della scienza.

La fisica attuale ammette la possibilità di un'azione che, in linea di principio, sia impossibile simulare con un calcolatore ? Il teorema di Gödel introduce nella matematica una impossibilità computazionale, esso afferma che qualsiasi sistema deduttivo non è completo, ovvero esiste una affermazione vera non dimostrabile.

Se il cervello è una struttura fisica come è possibile che produca la consapevolezza utilizzando processi non computazionali ? In altri termini questi processi non computabili responsabili della coscienza sono ancora processi fisici ? Occorre forse un ampliamento dei concetti base della fisica moderna, in particolare nell'area della fisica microscopica (teoria quantistica).

Data articolo: febbraio 2008




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