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Web estetica
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di: Alessio Mannucci

Il “net-criticista” olandese Geert Lovink - autore di “Dark Fiber” (Sossella Editore, 2002) e “Internet non è il paradiso. Reti sociali e critica della cibercultura” (Apogeo, 2003) - polemico contro il fatto che il WEB sia regolato da Stati e Corporations, ha intervistato on-line, dopo averlo incontrato a Napoli, nell'ottobre del 2006, l'assistente professore di “Teoria e Tecnica della Comunicazione di Massa” all'Università L'Orientale di Napoli, nonché collaboratore free-lance di riviste come Neural, Boiler e Memenest, Vito Campanelli, che ha anche co-fondato un collettivo di web-designers, chiamato Klash. Campanelli, che è anche un curatore indipendente di eventi culturali come Sintesi e l'Electronic Arts Festival, ha dato vita ad un progetto di ricerca “web-estetica” chiamato The Net Observer. Più recentemente, ha co-fondato la MAO (Media & Arts Office), e ha pubblicato il libro “L'arte della Rete, l'Arte in Rete. Il Neen, la Rivoluzione Estetica”, dedicato all'artista Miltos Manetas, che nella sua opera analizza il rapporto uomo-macchina, in particolare quello con le neo-tecnologie.

[...] Nella mia ricerca di forme estetiche della rete, faccio una chiara distinzione tra espressioni commerciali e estetiche. Queste ultime sono caratterizzate dal fatto che non sono a fini di lucro, ma mosse soltanto da un bisogno personale di dare libero sfogo alla creatività. La moderna comunicazione di massa è priva di qualsiasi criterio estetico, se non quello finalizzato al commercio, per questo è diventata volgare e arrogante, annullando ogni significato. La ricerca di una “web-estetica” è proprio il tentativo di assegnare un senso ai percorsi umani. L'estetica potrebbe essere la risposta migliore contro la violenza della comunicazione di massa che elude ogni determinazione, aspirando ad essere contemporaneamente una cosa, il suo opposto e tutto quanto c'è in mezzo, esponendo il messaggio a tutte le sue possibili varianti, finendo per abolirlo.

Questo sembra essere l'obiettivo: dissipare ogni contenuto. L'unica alternativa è il ritorno ad una visione estetica libera da ideologie, attiva, moderata, seducente, disinteressata. Riportare al centro la bellezza è l'azione più sovversiva che si possa fare contro l'attuale fabbrica della “cultura del consenso” [...] Non importa se un sito WEB è fatto in HTML o in Flash, ciò che importa è la bellezza che riesce ad esprimere. Credo che occorra pensare al WEB più che come a un medium espressivo ad una interfaccia sociale e culturale. La mia idea di estetica è molto concreta, relativa al quotidiano. Penso ad un'estetica che possa contrastare la volgarità imperante, l'alienazione che caratterizza la produzione creativa contemporanea. Penso ad una forma estetica che possieda un valore socio-culturale, perfino pedagogico, che neghi la moderna organizzazione sociale che vorrebbe misurare ogni espressione, compresa quella artistica, sulle basi del valore di mercato. La diffusione di una web-estetica, secondo me, è una delle poche praticabili vie per liberare il nuovo mondo digitale dalla schiavitù della comunicazione commerciale [...] La maggior parte dei miei studenti incarna il modello del consumatore ideale sognato dai guru del marketiing: accettano acriticamente uno stile di vita che altri hanno progettato per loro piuttosto che crearselo da soli [...].

[...] Il movimento “Neen”, creato dall'artista Miltos Manetas, su cui ho scrittoun libro, è, secondo me, una delle espressioni di avanguardia più significative degli ultimi venti anni. Affermare, come fa Manetas, che “i siti web sono l'arte dei nostri tempi”, significa porre l'opera d'arte intangibile, immateriale, fuori portata dei tentacoli del mercato, che ancora non sa bene come vendere tali oggetti: l'arte ritorna così alla sua funzione naturale, quella di aprire finestre sulla condizione umana [...] Al momento, mi sto interessando dell' “estetica dei database”, anche se, le forme di visualizzazione dei dati sono così tante che mi sono perso nel mare. Il progetto di Manuel Lima, “Visual Complexity” è un esempio di come si possano realizzare delle bellissime rappresentazioni artistiche della complessità dei network [...].

[...] Il Web 2.0 è comunque una evoluzione: le parole diventano immagini e le immagini parole. Si va finalmente abbandonando l'idea che il WEB costituisca un ritorno alla tradizione orale o alla parola scritta, e si parla di un “continuum di linguaggi”. Il “WEB design”, l' “interface design”, sono concetti che rispondono a nuove forme estetiche di narrativa e di orientamento, che sono distanti miglia dalla metafora del desktop. Il ruolo del WEB designer deve di conseguenza mutare in “arrangiatore di ambienti interattivi” (tra gli utenit, tra immagine e testi, libri e TV, tra il simbolico e il percettivo, tra l'attivo e il passivo ecc.) [...] Dobbiamo concentrarci maggiormente sulla natura del WEB stesso, sulle possibili interazioni tra la rete e la società. Come ho scritto in un libro circa due anni fa, abbiamo bisogno, ora, di oltrepassare il concetto di Arte Contemporanea e definire un nuovo contesto, capace di contenere la teoria e la cultura nata durante questi ultimi centrata attorno a Internet.

Non è solo una questione di definizione, ma, piuttosto, uno shift culturale: creare nuovi strumenti per espandere la coscienza-intelligenza collettiva, attingendo alla rete, acquisendo il fatto che il computer ha sostituito la narrazione come rappresentazione culturale predominante, e abbandonare tutti gli altri media come la TV, il cinema, i giornali, ecc. L'avvento di internet ha esteso di molto il nostro potenziale conoscitivo e creativo, un grande potenziale di ricombinazione culturale che hochiamato R.I.Y. (Remix It Yourself). Ma dobbiamo raggiungere una “massa critica” di partecipazione attiva, altrimentiil WEB 2.0 e il social network rimarranno un deserto.

Se guardiamo quali sono i video più votati e più visti su YouTube, ad esempio, ci accorgiamo che sono ancora prodotti commerciali sul tipo di quelli televisivi (e infatti passano anche in televisione, ndr); gli spazi pubblici di Second Life sono popolati di pubblicità, molta della quale a sfondo sessuale; sugli mp3 players si ascolta la stessa musica che si ascolta sulle principali radio commerciali. I nuovi media sono ancora fermi alla stupidità e all'inutilità dei vecchi media, dei format televisivi, all'invasione pubblicitaria degli spazi pubblici, alla noia della scena musicale pop, ecc. La volgarità e la dissipazione si trasferiscono dai vecchi media ai nuovi media.

Ma è anche vero che i vecchi media si trasformano, diventano più permeabili ai blogs e all'informazione auto-prodotta. Ciò è dovuto alla pressione che esercitano gli “occhi digitali”, le videocamere digitali e tutti i nuovi dispositivi che osservano gli stessi eventi che i mass-media mainstream ci raccontano ognigiorno. Ad esempio, quando è scoppiato il caso Abu Ghraib (proprio a causa di dispositivi digitali), i blogs sono stati la maggiore fonte di notizie e informazioni. La questione allora è: che impatto sta avendo la “blogosfera” sul controllo esercitato dai media tradizionali su notizie e infoirmazioni ? Bisogna considerare anche il fatto che i bloggers sono molto spesso i veri giornalisti, in quanto forniscono notizie in modo indipendente anche in quei paesi dove i media vengono duramente censurati [...].

Data articolo: maggio 2007
Fonte: nettime

Link correlati all'articolo:

TNO

MAO

klash

Boiler

neen.org

vitocampanelli.it

MEMENEST - Units of cultural trasmission

Neural.it: new media art, electronic music, hacktivism

visualcomplexity.com | A visual exploration on mapping complex networks

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E-mail: Alessio Mannucci




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Ultima modifica = (17-05-2007:13:34)  EDIT ARTICLE Nr. 31100  


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