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di: Cinzia Ligas

La maggior parte della comunicazione viene realizzata da sedicenti professionisti che però, a una analisi approfondita del loro artefatto comunicativo, non sono in grado di utilizzare, in modo organico e funzionale, tutte le strategie che da decenni rimangono solo sulla carta. Pare che vi sia una sorta di incoscienza da parte dei “sacerdoti dell'immagine” (come pure da parte di quelli del testo scritto) nell'utilizzo di parole, colori, immagini e forme.

La Tv, i giornali e il Web sono zeppi di comunicazione che non comunica nulla, di colori usati a sproposito, di forme scelte a gusto del progettista, senza alcun interesse per la reazione percettiva che potranno provocare nel pubblico, di immagini con alcuna finalità se non quella di riempire spazio bianco. Peggio poi quando i suddetti sacerdoti, interrogati sulle motivazioni delle loro scelte, inventano lì per lì una serie di ragioni assurde sull'onda del celeberrimo tema “arrampichiamoci sugli specchi”, solo per salvar la faccia.

Come si può affermare che la pubblicità non funziona più come un tempo ? Sono gli addetti ai lavori che non sanno più lavorare. Questa involuzione progressiva della capacità di produrre comunicazione efficace la si può notare già nei maggiori quotidiani nazionali. Sino a dieci, quindici anni era impensabile che un caporedattore non “cassasse” con un segnaccio l'articolo che gli veniva sottoposto per la pubblicazione che non avesse cura per l'uso di denotazioni e connotazioni.

Usare il termine “mamma” non è lo stesso che usare “madre”. Ci sono sfumature semantiche fortissime che fanno somigliare i due termini, usando un aforisma di Mark Twain, come la luce di una candela somiglia a quella di una saetta. Il primo termine esprime tenerezza, dolcezza, intimità e fiducia ed è connotativo. Il secondo è più austero e indica semplicemente la natura del rapporto che può legare una donna a chi ella ha generato, ed è denotativo.

Oggi pare non vi sia più alcuna differenza. Si definisce una donna che ha ucciso il proprio bambino chiamandola mamma e dopo dieci righe chiamandola madre, come se niente fosse. Nei testi visivi si usa il rosso “perchè è più bello e fa colore” senza tenere conto della natura del messaggio che tale colore invia e se esso si “sposa” con lo scopo della nostra comunicazione.

Si usano forme acuminate in siti dedicati a bambini, forme arrotondate su spot pensati per uomini d'azione o, la maggior parte delle volte, si mette di tutto un po', senza rendersi conto del disorientamento percettivo che si provoca inconsciamente nel destinatario.

Che dire poi di immagini e oggetti ? Spesso vengono inseriti in un contesto solo come riempitivo, senza rendersi conto che ogni oggetto, ogni immagine è un segno, che invia, volenti o nolenti, significati ben precisi... anche quello di rivelare a chi ha occhi per guardare, di non aver alcun significato e di star li solo “per bellezza”.

Autore: Cinzia Ligas / ottobre 2006
Fonte: http://www.netsemiology.com/




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