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Cronache assassine (PART I)


di: Alessio Mannucci

Il 18 e 19 novembre 2005, presso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario “Filippo Saporito” di Aversa, si è tenuto il IX Convegno Nazionale di Studi intitolato “Mass Media e Malattia Mentale”, organizzato dalla Società Italiana Formazione Psichiatria Forense e Penitenziaria (SIFPP), con il patrocinio del Ministero della Giustizia e del Dipartimento di Psichiatria II e di Medicina Legale dell'Università di Napoli.

Hanno partecipato al Convegno illustri rappresentanti del mondo criminologico e psichiatrico forense, tra i quali Ugo Fornari, Ordinario di Psicopatologia Forense presso l’Università di Torino, Francesco Bruno, Università degli studi di Roma “La Sapienza”, Giancarlo Nivoli, Direttore della Clinica Psichiatrica Università di Sassari e Presidente della Società Italiana di Psichiatria Forense.

Sono state affrontate diverse tematiche relative ai fenomeni criminogeni, ed in particolare si è discusso di come la percezione di questi ultimi sia notevolmente distorta dai nuovi mezzi di comunicazione di massa, primo fra tutti la televisione.

L’interesse generalizzato, e per molti versi morboso, verso qualunque tipo di fenomeno criminogeno, induce i mass-media ad occuparsene costantemente. Ogni giorno, un vespaio di immagini cruente bombardano e sconvolgono i cittadini. Quel che stupisce, è il cinismo con cui si trattano queste notizie, cinismo che finisce per alimentare un vero e proprio culto per i “divi del male”. I mostri sbattuti in prima pagina, finiscono infatti per diventare dei veri e propri miti, creando un perverso alone di fascino intorno alle loro personalità.

Ma perché siamo così colpiti da queste terribili figure ? Se da un lato ci spaventano, ci terrorizzano, dall'altro ci attraggono, perché incarnano il “lato oscuro della forza”, il lato irrazionale, primordiale, che alberga in ognuno, e che la società materialista e razionalista si illude di poter escludere, relegandolo nei ghetti del crimine, della malattia mentale, della superstizione, del satanismo, ecc.

La violenza attrae, seduce e conquista, chiunque, perché è parte della nostra natura, selvaggia e animale. Non si può escluderla, ma si può in qualche modo provare ad arginarla, ad “educarla”, attraverso la cultura, attraverso il rito.

Ciò a cui oggi stiamo andando inesorabilmente incontro, è un nuovo medioevo, una nuova epoca di barbarie, in cui la violenza, non più “regolata” da adeguati “totem e tabù”, cioè da un sistema di valori e credenze attorno al quale si riunisce la comunità, instaurando dei riti a propria difesa, prende a deflagrare, a disseminarsi ovunque a macchia d'olio, contagiando la società intera come un virus letale.

Gli zombie sono tra noi. Occorre prenderne atto.

Nella comunità-mondo iper-tecnologica di oggi, del tutto sfaldata, desacralizzata, meccanicizzata, lobotomizzata, diseducata, disinformata, pornificata, priva di punti di riferimento, preda del caos relativista, il virus della violenza si sparge alla velocità della luce, inarrestabile, insieme alle immagini di violenza che il circo mediatico degli orrori ci propina incessantemente.

E così, assistiamo inermi ad una escalation di atrocità terrificanti: infanticidi, pedofilia, cannibalismo, baby-killer, satanismo, suicidi collettivi... un'ondata di “violent shit” (merda violenta) ci stà sommergendo e contagiando con la complicità dei mass-media (assassini).

Durante i lavori del convegno si è parlato ampiamente del caso di Cogne: le statistiche mostrano che dopo il risalto dato dai media alla vicenda, i crimini di infanticidio sono sensibilmente aumentati. Su una cosa criminologi e psichiatri forensi sono tutti d'accordo: occorre utilizzare in modo cosciente e responsabile i mezzi di informazione, data la loro capacità di influenzare la psiche e la percezione della violenza.

E-mail: Alessio Mannucci




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