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redazione ECplanet

Le tecniche di “brain scanning” vengono ormai utilizzate per cercare di scandagliare sempre più invasivamente il modo in cui gli individui reagiscono alle esperienze religiose, ai pregiudizi razziali, alle merci. Usando le stesse tecnologie usate per studiare malattie come l'Alzheimer e l'autismo, c'è anche chi sta provando ad identificare ciò che rende la mente di un Repubblicano differente da quella di un Democratico. Si apre un campo di indagine del tutto nuovo che potremmo definire “neuro-politica”.

Durante l'ultimo periodo elettorale, in America sono stati condotti alcuni esperimenti per cercare di capire cosa scatta nella mente degli elettori che decidono di votare per l'una o per l'altra formazione politica. I dottori Joshua Freedman e Marco Iacoboni, della University of California di Los Angeles, hanno esaminato tramite Fmri lo scanning cerebrale di 10 repubblicani e 10 democratici mentre guardavano immagini del presidente Bush, di John Kerry e Ralph Nader. Nel momento in cui appariva il loro favorito, hanno tutti mostrato un aumento dell'attività della regione coinvolta nell'empatia. Nel momento in cui appariva l'oppositore, hanno mostrato invece un aumento del flusso sanguigno verso le regioni adibite al controllo sulle emozioni.

Alla vista di Kerry, la “mente democratica” ha mostrato “un profondo senso di connessione, come di fronte ad un bellissimo tramonto”, ha detto Freedman, mentre quella repubblicana, alla vista di Bush si è mostrata molto più interpersonale, “come quando si sorride a qualcuno che ci sorride a sua volta”.

Quando ai soggetti dell'esperimento è stata mostrata l'immagine di Bush insieme a immagini dell'attentato dell'11 settembre, la regione chiamata amygdala, che si accende di solito alla vista di serpenti, si è illuminata più nei Democratici che non nei Repubblicani. I ricercatori sono giunti alla conclusione che, ad un livello subconscio, i Repubblicani non si fanno impressionare da ciò che ai Democratici risulta invece allarmante.




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