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Comunicazione

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La quarta ondata
La quarta ondata


di: Alessio Mannucci

LA SFIDA MONDIALE

“Nell'era post-industriale il senso della finitezza, che da sempre ci opprimeva e ci imponeva la sua legge, si è infranto. A portata degli uomini si trova finalmente l'unica risorsa infinita: l’informazione, la conoscenza, l'intelligenza”.

Nel 1980, “Le Défi Mondial” (La Sfida Mondiale) di Jean-Jacques Servan-Schrieber cercava di spiegare come le nuove tecnologie elettroniche avrebbero aperto alla conoscenza umana spazi prima inimmaginabili; e come nel mondo a venire la risorsa fondamentale sarebbe stata l'informazione, una risorsa inesauribile, che se bene applicata avrebbe potuto sostituire tutte quelle risorse materiali di cui non abbiamo riserve sufficienti.

HIGH TECH HIGH TOUCH

Nel 1982, “Mega-trends” di John Naisbitt proponeva la formula “high tech - high touch”: ad ogni nuova tecnologia si deve contrapporre una spinta umana che ristabilisca l’equilibrio, pena l'annullamento della stessa. Più cresce l'high tech, più occorre high touch.

GLOBAL PARADOX

Lo stesso autore, dieci anni più tardi, nel 1994, pubblica “Global-Paradox”: il “paradosso globale” sta nel fatto che più si sviluppa l'economia globale, maggior potere acquisiscono i micro-operatori, i più piccoli. Ciò avviene perché i nuovi sistemi di telecomunicazione consentono al piccolo operatore la gestione su scala mondiale del suo “segmento” di mercato, con un livello di specializzazione e di personalizzazione difficilmente offerto da strutture più grandi. Naturalmente questo non esclude dal gioco le grandi imprese, ma rende sempre più pressante la necessità di strutture più flessibili, che però non piacciono alle grandi organizzazioni, i fanatici del controllo. Dice Naisbitt: “Le telecomunicazioni sono una forza di propulsione che simultaneamente crea un’economia mondiale e rende più forti i componenti più piccoli. In questo processo, il sistema delle telecomunicazioni è entrato in una fase di turbolento caos creativo”.

THE INFOBOMB EXPLOSION

Agli inizi degli anni '80, un periodo chiave, il futurologo Alvin Toffler pubblica “The Third Wave” (La Terza Ondata, Sperling & Kupfer): “La bomba informatica sta esplodendo in mezzo a noi, seppellendoci sotto un diluvio di messaggi che stanno modificando profondamente il modo in cui ciascuno di noi percepisce e agisce nel suo mondo personale. Nel passaggio dall'infosfera della Seconda alla Terza Ondata anche la nostra psiche sta subendo una trasformazione”.

Ci sono tre “ondate”, spiega Toffler, nella storia dell'economia e della cultura umana. La prima è l'agricoltura. Una specie fatta di tribù nomadi, dedite alla raccolta e alla caccia, che diventa stanziale: impara a coltivare la terra e ad allevare animali. Non più vagante alla ricerca del cibo o di un riparo provvisorio, ma capace di modificare l'ambiente, costruire case e città, preparare le risorse per il domani. Contemporaneamente impara a navigare, così nascono le esplorazioni, i commerci e gli scambi. Si inventano concetti del tutto nuovi, come la proprietà, il denaro, il commercio, il diritto.

La seconda ondata è l'industria. Nascono le macchine: la produzione e il trasporto non sono più affidati alle braccia degli schiavi o agli animali da soma, ma alle macchine. Nelle fabbriche si producono beni in grandi quantità e a prezzi sempre più bassi (tutto diventa più omogeneo, più standardizzato). Il destino degli uomini, delle imprese, delle nazioni non è più determinato dalla proprietà della terra, ma dal controllo delle tecnologie e dei mezzi di produzione.

La terza ondata è l'informazione. L'epoca in cui viviamo. Ciò che conta non è più il possesso delle risorse, né delle macchine per trasformarle. Ma della conoscenza. Il potere è nelle mani di chi “possiede” l'informazione. Sono sempre meno numerosi gli agricoltori e gli operai; sempre più numerose le persone che si occupano di rapporti umani e di scambio di informazioni. Il simbolo “falce e martello” viene sostituito da “telefono e computer”.

Secondo Toffler è sbagliato però considerare questa terza ondata come “postindustriale”. Perché l'industria si trasforma ma non scompare. L'automazione porta all'eliminazione progressiva della classe operaia, l'impatto sugli equilibri ambientali ambientali richiede cambiamenti profondi; ma l'industria rimane un elemento portante della società e dell'economia. Le tre ondate non si annullano, si sovrappongono. Rimane l'agricoltura (se no moriremmo tutti di fame), rimane l'industria (la costante produzione di merci). A cambiare è l’elemento dominante. E il ritmo del cambiamento, che subisce una improvvisa accelerazione. La prima ondata durò dieci millenni, la seconda è durata meno di due secoli. Quanto durerà questa?

LA QUARTA ONDATA

La comunicazione è sempre stata un elemento fondamentale della natura umana. Questo è vero anche per molte altre specie; in sostanza per ogni forma di vita. Ma è particolarmente vero per la nostra specie e la nostra cultura. Nulla di “umano” è pensabile senza scambio di informazioni, di pensieri, di emozioni: senza l'uso della parola e la formazione di una coscienza.

Il primo grande cambiamento nella comunicazione risale a più di cinquemila anni fa: la scrittura. Prima ideografica (in Cina e in Giappone lo è ancora), poi fonetica. Ciò che era affidato alla tradizione, al folclore, ai canti e alle leggende, si consolida. Il pensiero può essere trasferito, conservato, organizzato. Norme, leggi, costumi diventano “incisi nella pietra”, o arrotolati nei papiri. Si crea una nuova oligarchia: l'elite al potere detiene una conoscenza esclusiva, esoterica; il saggio, il dotto, il mago, lo scienziato, sono in grado di influire sulle scelte dei potenti, regolare gli scambi, definire i modi e i contenuti della cultura.

Alcuni “nostalgici” pensano che con la diffusione della scrittura siano andati perduti valori culturali e umani che erano propri della tradizione “orale”. È sicuramente vero, ma non si può tornare indietro. Oggi anche la ricerca di quei valori perduti si traduce, necessariamente, in scrittura.

Cinquecento anni fa un veneziano, Aldo Manuzio (utilizzando l'innovazionme tecnica messa a punto cinquant’anni prima da Johann Gutenberg) crea una nuova attività: l’editoria. Comincia così la “seconda ondata” della comunicazione. Prima i libri; poi (già nel Seicento) le riviste periodiche; poi i quotidiani. La parola può essere riprodotta, meccanicamente, all'infinito. Anche se (fino a questo secolo) il numero di persone che sapevano leggere e scrivere era ancora esiguo, l'informazione non è più il privilegio di chi può disporre di un copista; né è più affidata all’arbitrio con cui quel copista, per ignoranza o per intenzione, può modificare il testo originale.

Cento anni fa Guglielmo Marconi scopre come usare le onde hertziane. Dal “telegrafo senza fili” nascono prima la radio, poi la televisione. La “terza ondata” della comunicazione porta qualcosa che nessuno, prima, poteva immaginare: la contemporaneità, l'istantaneità, il villaggio globale. Ciò che accade in Cina diventa visibile anche in Italia (se non c'è qualche censura a impedirlo) pochi istanti dopo. Il mondo diventa una tribù.

Alla fine del diciannovesimo secolo nasce anche un altro nuovo strumento, il telefono, che gradualmente si estende e contribuisce alla velocità di scambio. Oggi siamo così abituati all'istantanea onnipresenza dell'informazione che ci è difficile immaginare un mondo diverso: ma così non è stato per il 99,99 per cento della storia dell'umanità. Qualcosa di profondo e irreversibile è avvenuto. La cultura umana non potrà mai più essere “quella di prima”.

INFOATTIVISMO

Rimane un problema di fondo: l'informazione è a senso unico. Pochi la producono, molti la ricevono. Chi ha le leve, chi dirige, chi controlla l'informazione controlla la conoscenza (e la coscienza). Il resto dell'umanità la subisce. Toffler aveva parlato anche della nascita di un nuovo tipo di utente, il “prosumer”, contemporaneamente produttore e consumatore della “merce” informativa.

Con la comunicazione elettronica interattiva (il networking, la comunicazione di rete) è possibile cioè, per ognuno di noi, rovesciare la tradizionale dinamica servo-padrone. La tecnologia di rete ci offre una straordinaria possibilità: diventare attivi, reattivi, interattivi; infoattivisti; prendere possesso del sistema, scegliere come e dove trovare informazioni; manipolare l'immateriale; non più essere costretti solo ad ascoltare, ma “dire la nostra”.

Dopo tante dure battaglie, alcune vinte, molte altre perse, per la libertà di parola e il diritto ad una libera informazione, oggi lo slogan dell'infoattivismo recita: “Reclaim the media, Be the media”. Noi siamo il mezzo, noi siamo il messaggio.

L'importante è partecipare.

È questa la “quarta ondata” della comunicazione. È questa l'onda che dobbiamo cavalcare.

E-mail: Alessio Mannucci




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Ultima modifica = (08-09-2004:12:44)  EDIT ARTICLE Nr. 14095  


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