Per molti anni gli scienziati hanno cercato dappertutto eventuali “zone Goldilocks” nel sistema solare. Mercurio e Venere erano troppo caldi. Marte e gli altri pianeti erano troppo freddi. Solo Terra era perfetta per la vita. Nel nostro pianeta c'è l’acqua, una atmosfera che ci permette di respirare e abbastanza luce solare. Un ambiente perfetto. Se però la Terra fosse situata leggermente più vicino al sole, assomiglierebbe al caldo Venere. Se fosse leggermente più lontana, può darsi che sarebbe fredda come il pianeta Marte. Chissà come, ma siamo finiti proprio nel posto giusto dove esistono tutti gli ingredienti per la vita. Molti ricercatori già negli anni 70, dopo aver svolto accurati studi, hanno teorizzato l'esistenza delle “zone Goldilocks”, aree situate in particolari punti critici che, almeno in teoria, non possono ospitare alcuna forma di vita.
Negli ultimi 30 anni le conoscenze scientifiche della vita negli ambienti estremi hanno subito un notevole incremento. Scienziati hanno trovato microbi nei reattori nucleari, microbi che vivono in ambienti con elevatissimi livelli di acidità e microbi che nuotano nell’acqua bollente. Interi ecosistemi sono stati scoperti in certi posti profondi del mare dove la luce del sole non arriva e l’acqua è così calda che potrebbe sciogliere il piombo.
La “zona Goldilocks” è più grande e più estesa di quello che si è pensato inizialmente. Per scoprire la portata delle sue dimensioni, i ricercatori hanno svolto ricerche più approfondite: hanno scrutato ad elevate quote e hanno ispezionato in ogni angolo della Terra. Cercare vita esistente nell’Universo è una delle ricerche più importanti della NASA, ma individuare forme di vita estrema qui sulla Terra può fornire importanti indizi per comprendere a che tipo di condizioni verrebbero sottoposte eventuali forme di vita nello spazio.

Richard Hoover e Elena Pikuta
Gli scienziati della NASA, Richard Hoover e Elena Pikuta sono due persone che svolgono questo tipo di ricerca. Questo mese hanno annunciato una nuova specie di microrganismo, il Tindallia californiensis, che vive in ambienti estremi come quello che si trova a Mono Lake in California. Si tratta di un lago la cui acqua ha un elevatissimo tasso di salinità e alcalinità. È quasi 3 volte più salato dell’acqua del mare e ha un pH di 10, circa lo stesso di WindexTM, un sapone che pulisce le finestre (un pH di 7 è neutrale). La cosa più sorprendente è che il lago di Mono Lake sostiene diverse forme di vita, come microbi, plankton, e anche gamberetti. Il microrganismo Tindallia californiensis vive preferibilmente in un ambiente molto alcalino (pH 8-10,5) e con livelli di salinità che si approssimano al 20 per cento.

Il lago di Mono Lake
Verso l’inizio dell’anno, Richard Hoover e Elena Pikuta hanno annunciato la scoperta d’un altro strano microbo, lo Spirochaeta americana. Hanno osservato che vive con il Tindallia californiensis. Inoltre, pare che abbiano individuato anche un centinaio di altre specie di microbi che vivono nelle aree stagnanti del lago Mono Lake. Richard Hoover afferma che non è facile poter individuare con esattezza tutte le specie di microbi che vivono nel lago.

Tindallia californiensis
Bisogna fare tanti test per trovare una eventuale nuova specie di microorganismo, sostiene la collega Elena Pikuta. Per riconoscere un organismo, soprattutto una specie nuovo, bisogna capire proprio tutto dell'organismo stesso. Questo vuol dire che bisogna capire cosa gli serve per crescere, il metabolismo, le caratteristiche cellulari, il DNA e le proprietà del suo genoma, come pure la sua sensibilità agli antibiotici, per vedere se assomiglia ad altre forme di vita conosciute.

Spirochaeta americana
Prima che una forme di vita possa essere considerata come una specie nuovo, deve essere posta in due diversi collezioni di microrganismi internazionali. Poi bisogna redarre un saggio scientifico, descrivendo tutti i nuovi aspetti dell'organismo e pubblicarlo nell' “International Journal of Systematic and Evolutionary Microbiology”, o se viene pubblicato in un altro giornale, deve essere accettato dal “Committe on Systematics of Prokaryotes” (ICSP). Nel momento in cui un microrganismo è finalmente accettato come una specie nuova – continua Richard Hoover – i duri anni di lavoro passati nel laboratorio ed il lago acre, diventano tutto ad un tratto gratificanti. Ora, La “zona di Goldilocks” è diventata un po’ più grande e, di conseguenza, la vita nello spazio, almeno in teoria, potrebbe diventare possibile.
Photo: NASA/R. Hoover
Istituzione scientifica citata nell'articolo:
NASA