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Batteri

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Nuova forma di vita estrema
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di: Alessio Mannucci

Il nuovo batterio, chiamato Carnobacterium pleistocenium, è il frutto di una ricerca cominciata dall'astrobiologo NASA, dr. Richard Hoover, nel 1999. In quell'anno, Hoover, che lavorava come ricercatore al Marshall Space Flight Center di Huntsville, si recò per la prima volta all' U.S. Army's Cold Regions Research and Engineering Laboratory, in gergo il “CRREL tunnel”. Il sito, posto vicino a Fox, in Alaska, fu occupato a metà degli anni Sessanta per consentire a geologi e altri scienziati di studiare il “permafrost” - mix di ghiaccio, suolo e roccia permanentemente congelato - in preparazione della costruzione nei primi anni Settanta del Trans-Alaska Oil Pipeline.

Hoover inizialmente si era recato al CRREL tunnel in cerca di “psicrofili” - organismi che vivono solo a temperature estremamente basse. Ricondusse i primi campioni di ghiaccio che analizzò ai diatomi, una microscopica forma di alghe. Ulteriori studi alla vicina University of Alaska rivelarono invece che si trattava di qualcosa di più interessante, un assortimento di cellule batteriche, molte delle quali tornarono perfino in vita dopo lo scioglimento del ghiaccio.

Hoover e il suo collaboratore, il microbiologo Dr. Elena Pikuta della University of Alabama, hanno studiato i campioni al National Space Science and Technology Center, il consorzio di ricerca promosso dalla NASA e dalle università dell'Alabama, scoprendo che contenevano batteri anaerobici, che crescono in totale assenza di ossigeno, risalenti al Pleistocene, un periodo posto tra 1.8 milioni e 11.000 di anni fa.

Ulteriori test, in seguito, hanno rivelato che gli organismi non erano affatto dei psicrofili ma degli “psicrotolleranti”, ovvero capaci di resistere per lungo tempo a temperature molto basse.

Hoover, Pikuta e altri collaboratori - Damien Marsic della University of Alabama, il Professor Asim Bej della University of Alabama, il Dr. Jane Tang e il Dr. Paul Krader dell' American Type Culture Collection di Manassas - hanno pubblicato la loro scoperta sul numero di gennaio dell' International Journal of Systematic and Evolutionary Microbiology, periodico bimensile dedicato alle nuove specie batteriche prodotto dalla Society for General Microbiology.

Ma allora, la vita è strettamente terrestre in origine, o è piuttosto un imperativo cosmico, una verità biologica universale ?, si chiedono gli astrobiologi. Secondo Hoover, “l'esistenza di microorganismi in questi ambienti estremi suggerisce, anche se non promette, la possibilità che un giorno scopriremo simili forme di vita anche nei glaciers or permafrost di Marte oppure nellla crosta ghiacciata e negli oceani di Europa, la luna di Giove”.

Immagine: il nuovo batterio scoperto da Hoover e i suoi colleghi osservato al microscopio.

Immagine: l'astrobiologo NASA, Dr. Richard Hoover, prende un campione di ghiaccio dal sottosuolo dell'U.S. Army's Cold Regions Research and Engineering Laboratory vicino a Fox, in Alaska. I campioni, che risalgono a 32.anni fa, contenevano degli organismi viventi, una specie di batteri estremofili mai scoperti in precedenza. La NASA studia queste particolari forme di vita, che riescono ad adattarsi alle condizioni terrestri più inospitali, per valutare le possibilità di vita organica su altri pianeti.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

University of Alabama

U.S. Army Cold Regions Research and Engineering Laboratory (CRREL)

National Space Science and Technology Center - NSSTC


E-mail: Alessio Mannucci




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